STUPRO DI GRUPPO, il diritto e la violenza. Sulla sentenza della Cassazione

STUPRO DI GRUPPO, il diritto e la violenza. Sulla sentenza della Cassazione

Ferve la discussione in rete sulla sentenza della Corte di cassazione su stupro di gruppo e carcerazione preventiva. Secondo il pronunciamento il giudice non è obbligato a disporre il carcere per gli indagati, ma può scegliere di applicare le misure alternative valutando caso per caso. A caldo ha prevalso l'indignazione, e l'attacco da parte di diverse donne impegnate in politica, sia di destra che di sinistra, che hanno parlato di "sentenza aberrante", "lacerante", "impossibile da condividere e contro le donne". E anche le prime interpretazioni circolate in rete e sui social network sono state molto negative e con toni di protesta, e per esempio Se non ora quando "condanna con forza la minimizzazione della gravità del reato di violenza di gruppo". Il giorno dopo gli stessi giudici della Corte di cassazione hanno precisato in una nota che "la sentenza non ha determinato alcuna conseguenza immediata sullo stato detentivo degli imputati". Poi si sono aggiunte altre riflessioni, che sono entrate maggiormente nel merito della pronuncia della Corte, tra le quali vi segnaliamo Franca Fossati, su Europa sottolinea che un terzo dei detenuti è in attesa di giudizio e osserva che "si dovrebbe fare un uso più saggio del carcere preventivo". Cecilia d'Elia su Italia2013 prima inquadra un contesto, quello italiano, in cui il discorso pubblico si mostra poco sensibile verso la "vera e propria guerra contro i corpi e la vita delle donne", cita i dati degli omicidi e ricorda la diffusa mercificazione dell'immagine femminile, per poi criticare le forme di legislazione speciale che obbligano al carcere preventivo: "la violenza sessuale non è una questione di allarme sociale o sicurezza da affrontare con leggi speciali che violano lo stato di diritto". Loredana Lipperini parla di cattiva informazione, ma anche di esasperazione diffusa per la disattenzione politica e pubblica verso il tema della violenza, che ha contribuito a mal interpretare la sentenza e a generare una lettura 'di pancia', sottolineando però che il malinteso ha riportato il discorso stupro sulle donne e le loro associazioni, senza farne una questione maschile. Anche Giovanna Cosenza, nel suo blog su Il Fatto, parla di una lettura immediata sbagliata, colpa delle semplificazioni di titoli e social network, ma aggiunge che non è del tutto negativo il fatto che in molti siano scattati, perché denota attenzione al tema e all'operato dei giudici.

06/02/2012