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Come la Francia vorrebbe
cancellare la prostituzione

Con la legge approvata a dicembre, Parigi guida lo schieramento dei paesi "abolizionisti". Ma cosa vuol dire questa parola? E come sono cambiate le politiche di chi sceglie l'approccio repressivo? La nuova legge francese, al centro dell'attenzione e di roventi polemiche, punta sulla criminalizzazione del cliente. Le tappe delle politiche d'oltralpe e l'impostazione della nuova legge

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Il 4 dicembre 2013 l’Assemblea nazionale francese ha approvato una legge che “rafforza la lotta contro il sistema prostitutivo”. La legge dovrà ora passare il vaglio del senato nel 2014. Le due sezioni della legge riguardano il contrasto dello sfruttamento della prostituzione e della tratta, e in secondo luogo la protezione delle vittime e la creazione di opportunità alternative per permettere loro di abbandonare la prostituzione. Due aspetti della legge hanno provocato le maggiori discussioni: la criminalizzazione dei clienti e l’abrogazione della legge contro l’adescamento passivo (1). Il dibattito si svolge nello scenario dell'approccio abolizionista della prostituzione in Francia, approccio esistente fin dal 1960, sebbene il termine "abolizione" abbia subìto una evoluzione non indifferente con il passare del tempo. Inizialmente l’oggetto dell’abolizione era ogni tipo di regolamentazione statale della prostituzione, poi si è lentamente passati all’abolizione tout court della prostituzione stessa. Quando nel dicembre 2011 il parlamento ha approvato una risoluzione che ribadiva la posizione abolizionista della Francia, si dichiarò che il paese cercava di diventare una società senza prostituzione. Nel giugno 2012, la ministra dei diritti delle donne, fresca di nomina, Najat Vallaud-Belkacem, ha annunciato l’intenzione di abolire la prostituzione in Francia e in Europa.

Abolizionismo francese

L’abolizionismo ha le sue radici nelle campagne del diciannovesimo secolo contro le leggi inglesi sulle malattie contagiose, che costringevano le prostitute - ma non i loro clienti – a sottoporsi a controlli obbligatori sullo stato di salute. I dimostranti, guidati da Josephine Butler, chiesero l’abolizione di queste leggi, che consideravano una violazione dei diritti civili delle donne. Quando la Francia chiuse i suoi bordelli militari nel 1960 e ratificò la convenzione Onu per l’eliminazione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui del 1949, abbracciò una forma di abolizionismo che univa un rigido rifiuto a regolamentare la prostituzione in qualsiasi modo all'impegno a salvare e riabilitare le "vittime" della prostituzione. Dal 1960 al 2002, la prostituzione non era illegale, anche se l’adescamento era un reato minore, mentre lo sfruttamento della prostituzione altrui era sanzionata severamente. Sulla carta, la politica abolizionista francese prevedeva misure di prevenzione mirate alle ragazze o donne a rischio di entrare nella prostituzione e la riabilitazione/reintegrazione per coloro che desideravano uscirne, ma questi programmi erano costantemente sotto-finanziamenti e in molte zone del tutto assenti.

Nel 2002, la prostituzione venne inserita nelle politiche di sicurezza e anti-immigrazione e, sebbene la retorica dell’abolizionismo rimase intatta, un nuovo reato grave di “adescamento passivo” fu introdotto nel 2003 da un ministro dell’interno dalla linea dura, Nicolas Sarkozy. La legge aveva come obiettivo soprattutto le donne migranti. L’inserimento della prostituzione nelle politiche securitarie è coesistito con una posizione forte delle femministe istituzionali, secondo le quali la prostituzione è una forma di violenza contro le donne. Questo fu l’argomento di una importante campagna del Ministero per i diritti delle donne sotto il governo socialista del 1997-2002 ed è riemerso con l’attuale governo socialista in carica dal 2012.

Sebbene il principio dell’abolizionismo continui a raccogliere larghi consensi, il termine è utilizzato sia da coloro che per abolizionismo intendono l'abolizione della regolamentazione statale della vita delle prostitute, sia da coloro che lo considerano un modo per arrivare alla eliminazione totale della prostituzione stessa. Il termine è quindi utilizzato per giustificare politiche molto differenti. L’ambiguità del termine permette di attrarre ampio appoggio che, sommato al facile consenso sul considerare un abominio la tratta a fini sessuali, ha dato notevole peso agli abolizionisti nei dibattiti pubblici. Molto più marginalizzate si trovano invece le organizzazioni che lottano per i diritti dei lavoratori del sesso, per la loro salute sessuale e la prevenzione dell’Aids, che chiedono un miglioramento delle condizioni di lavoro dei sex worker e un migliore accesso alla sanità e ai diritti sociali. Ritengono che spingere la prostituzione verso la clandestinità la renderà più pericolosa.

In Francia, e altrove, il dibattito ruota attorno alla questione della prostituzione come forma di lavoro oppure come violazione dei diritti umani e violenza contro le donne. Ciò che è caratteristico della Francia, tuttavia, è che il paese si considera alla guida di un movimento internazionale per l’abolizionismo, portatore della lotta europea contro il traffico di donne, nella quale è inquadrata la lotta contro la prostituzione. Presenta inoltre la Germania ed i Paesi Bassi come contro-modelli, testimonianza degli effetti disastrosi della regolamentazione di stato.

Multare i clienti e non le prostitute

La legge approvata in prima lettura all’Assemblea nazionale in dicembre 2013 introduce multe per i clienti delle prostitute. La carcerazione proposta nel disegno di legge originario è stata abbandonata, e sostituita da un corso di sensibilizzazione sulla prostituzione. Le condanne già esistenti e molto più severe per chi paga per fare sesso con un minore (2002) o con una persona particolarmente vulnerabile (2003) restano intatte.

Non è la prima volta che viene proposta la criminalizzazione del cliente, ma i tentativi di trasformarli in legge sono stati fino ad ora rapidamente rifiutati. Quindi, cosa è cambiato? 

La criminalizzazione delle prostitute nella legge sulla sicurezza interna del 2003, che creò il reato grave dell’ “adescamento passivo” ha sempre contrastato con l’atteggiamento abolizionista francese, che ha orgogliosamente ribadito in diverse occasioni e più di recente nella risoluzione approvata dal parlamento nel dicembre 2011 e dalle attività congiunte con le controparti Ue di Najat Vallaud-Belkacem. La  criminalizzazione dell’adescamento passivo contrasta inoltre con le direttive Ue anti-tratta n. 2011/36, che all’articolo 8 afferma che le vittime non devono essere punite. Spostare la responsabilità dalle prostitute ai clienti risponde ad entrambi i problemi. La legge che rafforza la lotta contro il sistema prostitutivo abolisce la legge contro l’adescamento passivo mentre parallelamente introduce multe per i clienti. L’argomentazione è che le reti criminali non riuscirebbero a guadagnare in assenza di domanda.

Alcuni ritengono che l’eliminazione dell’adescamento passivo significherà che la polizia non avrà più l’accesso alle informazioni sui responsabili della tratta dalle prostitute che arrestano. Questa era la motivazione con la quale era stato introdotto il reato e come era stata inserito in una logica abolizionistica: le prostitute erano tutte vittime di tratta che avevano bisogno di essere salvate e aiutate a ritornare a casa. Era esplicitamente mirato ai migranti. L'attuazione della criminalizzazione dell’adescamento passivo non fu favorita dal sistema giudiziario, critico della natura arbitraria del reato. Vi furono, sì, 1028 condanne nel 2005, che però nel 2010 si erano già ridotte a 148.

La lotta contro la tratta è usata anche per giustificare le misure dell’ultima legge. L'affermazione che il 90% delle prostitute che lavorano in Francia è straniera o vittima di tratta è ormai diventata credenza popolare. Questi termini sono utilizzati come sinonimi e intercambiabili, senza ipotizzare alcuna possibilità di libero arbitrio alla donne straniere nella prostituzione.

Vi sono state proteste e petizioni. Le rappresentanti delle organizzazione delle prostitute e per la prevenzione dell’AIDS, compreso il sindacato dei lavoratori del sesso (Strass), affermano che criminalizzare i clienti accresce l’invisibilità e metterà più in pericolo le prostitute.

Il dibattito pubblico più ampio si impernia sulla questione se lo Stato debba legiferare sul comportamento sessuale e se le persone abbiano il diritto di controllare i propri corpi e le proprie vite sessuali. Un gruppo di scrittori, giornalisti e attori maschi reazionari ha firmato una petizione a nome dei 343 salauds ("maiali") (un riferimento alla petizione del 1971 firmata da 343 salopes (puttane), che hanno svolto un ruolo importante nella legalizzazione dell’aborto). Essi si oppongono alla legge per motivi di libertà sessuale.

Un sondaggio d’opinione realizzato nel mese di ottobre 2013 ha riscontrato che solamente il 22% degli intervistati era a favore delle multe ai clienti; il 38% era a favore di corsi di sensibilizzazione sulla prostituzione e il 31% a favore di campagne sui media.

Pubblicità su internet

Questa legge ha un minore impatto sulla prostituzione che si svolge nei bar, nelle sale massaggi e negli alberghi di lusso. I dibattiti sulle politiche in materia di prostituzione si concentrano sulla quella visibile sui marciapiedi, ma altre forme di sesso commerciale si stanno sviluppando velocemente in Francia. La criminalizzazione dell’adescamento passivo ha portato ad una impennata nell’uso di internet come mezzo per pubblicizzare servizi e attirare i clienti. Inizialmente, la legge che rafforza la lotta contro il sistema prostitutivo proponeva l’obbligo per i provider di bloccare i siti con host all’estero e che trasmettono queste pubblicità. La proposta è caduta, dopo la sentenza del Consiglio digitale nazionale che ha affermato che si trattava di una violazione della libertà di espressione e di comunicazione.

Sostegno a chi lascia la prostituzione

La sezione sul sostegno a chi lascia la prostituzione ha sollevato meno discussioni, anche se alcuni deputati dell’Ump si sono opposti affermando che avrebbe permesso alle prostitute straniere di ottenere permessi temporanei di soggiorno, incoraggiando quindi - ai loro occhi - l'immigrazione illegale.

 

NOTE 

(1) Stare all'aperto in modo che sia chiara la disponibilità dell'offerta sessuale. In sostanza per adescamento passivo si intende la prostituzione outdoor, ndr

L'illustrazione in apertura è ripresa dal sito del Cato Institute.