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Dati per contare
dentro e oltre il Pnrr

Foto: Unsplash/ Jennifer Grube

Per arrivare a politiche pubbliche più eque, abbiamo bisogno di analisi che riflettano la complessità della realtà in cui viviamo e applicare un approccio femminista all’intero ciclo di vita dei dati. Period Think Tank lancia una campagna rivolta alle istituzioni

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All'inizio di maggio inGenere ha ospitato un approfondimento importante di Marcella Corsi e Giulia Zacchia sul Femminismo dei dati. Poche settimane prima a inizio marzo è nato Period Think Tank e la campagna #datipercontare. Period Think Tank, un’associazione femminista con sede a Bologna e a Roma, è nata a fine 2020 per promuovere l’equità di genere attraverso un approccio femminista ai dati. Portare i dati nel femminismo e il femminismo nei dati è la sfida che si propone per affrontare l’attraversamento e l’uscita dalla fase pandemica che rischia di aumentare ulteriormente le disuguaglianze sociali e in particolare quelle di genere.

Come hanno scritto Marcella Corsi e Giulia Zacchia: “le statistiche di genere sono tra gli strumenti indispensabili per garantire che la gestione delle risorse del recovery plan, e in generale di tutte le risorse pubbliche, sia coerente ed efficace per il contrasto alle disuguaglianze di genere… le statistiche di genere si devono basare su concetti e definizioni che riflettano adeguatamente la diversità delle persone in tutti gli aspetti della loro vita e devono garantire che i metodi di raccolta dei dati evitino stereotipi di genere tali da creare distorsioni statistiche, che ne possano inficiare la corretta rappresentazione della realtà”.  

Abbiamo bisogno di dati e analisi che riflettano appieno la complessità della realtà in cui viviamo e applicare un approccio femminista all’intero ciclo di vita dei dati: dalla definizione dell’obiettivo, alla raccolta, all'analisi, alla diffusione, fino all'impatto sul processo decisionale per rendere le politiche pubbliche più eque.

Con la campagna #datipercontare, Period Think Tank propone questo approccio richiedendo a tutte le istituzioni, a partire dai comuni, di raccogliere e disaggregare dati per genere, in formato aperto e liberi da stereotipi, e di prendere l’impegno di fare una valutazione di impatto di genere preventiva delle azioni, delle politiche e dei progetti da attuare.

L’utilizzo di questi strumenti non può essere più rinviato in considerazione del fatto che: “nel Pnrr gli interventi mirati alle donne rappresentano solo l’1,6 per cento del totale (3,1 miliardi di euro circa), e si concentrano nelle missioni 4 e 5; il 18,5 per cento (35,4 miliardi) riguarda misure che potrebbero avere riflessi positivi, anche indiretti, nella riduzione dei divari a sfavore di donne; per la parte restante degli interventi del Pnrr (77,9 per cento, pari a 153 miliardi) la possibilità di incidere per ridurre divari di genere esistenti dipende molto dai dettagli dell’attuazione”, come si legge a pagina 6 del documento diffuso dalla Ragioneria generale dello Stato e Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’economia e delle finanze Le diseguaglianze di genere in Italia e il potenziale contributo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per ridurle.

Tre comuni hanno già aderito alla campagna: Bologna, Palermo e Ravenna.

Non basta però solo la volontà politica dei comuni, è necessario anche il coinvolgimento del livello regionale e nazionale, affinché siano stanziate risorse che permettano ai comuni medio-piccoli di avere strumenti e competenze per avere statistiche di genere a disposizione. Per questo motivo, Period Think Tank ha proposto alla Regione Emilia Romagna di co-organizzare una giornata di approfondimento nazionale che mettesse a tema questi nodi politici in vista dell’obiettivo di riuscire a monitorare l’impatto di genere dei fondi del Pnrr.

In apertura del convegno Dati per contare per un Pnrr più equo, tenutosi il 30 novembre a Bologna, è stata lanciata una chiamata per costruire una rete per una Strategia per l’equità di genere nazionale che unisca associazioni, gruppi, movimenti e le istituzioni territoriali – comuni, città metropolitane e regioni – che parta da tre punti fondamentali:

  • Prevedere investimenti per avere statistiche di genere a tutti i livelli istituzionali, dal governo nazionale ai comuni;
  • Creare luoghi di confronto aperti fra istituzioni e società civile per favorire il monitoraggio civico degli investimenti del Pnrr non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale;
  • Programmare azioni pilota di valutazione di impatto di genere a partire dal 2022 a tutti i livelli istituzionali, utilizzando i dati disaggregati per genere già disponibili.

Per raggiungere questi obiettivi, è importante creare da subito una domanda forte di dati dal basso e rendere il monitoraggio civico una pratica diffusa e capillare in tutti i territori, alla luce anche delle notevoli difficoltà che il governo sta attraversando nell’attuazione del Pnrr, come ha analizzato la Fondazione Openpolis lo scorso 13 dicembre:

“In base a un comunicato stampa diffuso dal governo ai primi di novembre le scadenze da raggiungere complessivamente entro la fine dell’anno sarebbero 51, di cui 29 già conseguite. A questo annuncio però non ha fatto seguito la pubblicazione di un elenco aggiornato con il dettaglio sullo stato di avanzamento dei diversi adempimenti. Per questo non è possibile avere un quadro esaustivo della situazione. Dall’analisi delle informazioni ad oggi disponibili emergono comunque alcune difficoltà.Confrontando diversi documenti infatti il numero di adempimenti già completati indicato dal governo non trova corrispondenza. Inoltre per molte scadenze non risulta a oggi nessun atto pubblicato. Difficilmente in questi casi potrà quindi essere rispettato il termine del 31 dicembre…A ciò si deve aggiungere che oltre a una relazione pubblicata alla fine di settembre non sono stati rilasciati altri documenti ufficiali. Peraltro il Pnrr prevede anche la presentazione al parlamento di una relazione semestrale che però risulta ancora in via di predisposizione”. 

Diverse iniziative, presentate nel corso del convegno, si stanno attivando in rete sia per fronteggiare la mancanza di dati aperti e trasparenza, sia per monitorare l’impatto degli investimenti con particolare attenzione anche all’impatto di genere: 

  • la Fondazione Openpolis ha presentato “OpenPnrr”, un progetto di monitoraggio civico basato su un’apposita piattaforma, in cui sarà possibile consultare tutte le informazioni disponibili sullo stato di avanzamento degli investimenti del Pnrr;
  • Action Aid, Monithon e Period Think Tank promuoveranno scuole di monitoraggio civico in giro per l’Italia sia online, sia offline con specifici focus tematici.

Gli esiti del convegno di Bologna avviano un percorso di advocacy non solo per la disponibilità di dati disaggregati per genere, ma anche per l’utilizzo di indicatori più efficaci per cogliere l’effettivo impatto di genere delle politiche pubbliche.

Su alcune tematiche prioritarie scelte sono stati proposti una serie di nuovi possibili indicatori per misurare l’impatto di genere delle politiche, di seguito alcuni esempi.

Gender procurement: aumento dell’occupazione femminile in particolare nei settori di interesse del PNRR a bassa partecipazione femminile (come ed esempio il digitale e la green economy); indicatori di tipo qualitativo sulle motivazioni delle imprese per evadere la condizionalità prevista dal comma 7 e sulle azioni previste per soddisfare i requisiti di premialità.

Occupazione, reddito ed equilibri vita-lavoro: disponibilità di servizi integrativi a quelli educativi per l’infanzia (centri estivi e attività pomeridiane disponibili) e per servizi dedicati alle persone con disabilità e alle persone anziane; utilizzo dei congedi parentali obbligatori e facoltativi per genere; intensità del carico di lavoro, funzioni svolte e livelli di benessere delle e dei caregiver non professionali.

Stereotipi di genere e segregazione nei percorsi formativi e professionali: indicatori che valorizzino percorsi alternativi alle STEM, valorizzando socialmente anche i lavori di cura o carriere nel mondo dell’educazione, come le/i insegnanti, indicatori di input più di breve periodo, come per esempio misurare quante scuole, dal nido alle superiori fanno corsi di educazione alle differenze.

Benessere abitativo, salute e welfare di prossimità: persone  in attesa di case popolari per genere, persone  in social housing per genere, numero di nuclei monoparentali o famiglie a più nuclei con una donna capofamiglia.

È una responsabilità collettiva fare in modo che il nostro diventi finalmente il tempo in cui statistiche e indicatori di genere siano strumenti davvero al centro dei processi decisionali a tutti i livelli amministrativi.