Politiche

Diventare genitori ci rende più tradizionalisti nella divisione dei ruoli all'interno delle coppie. Un'indagine sul Regno Unito spiega perché

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Foto: Unsplash/ Christin Hume

La nascita di un figlio cambia la percezione dei ruoli all'interno delle coppie e, se sì, come incide sul modo di considerare la relazione tra i sessi?

I risultati di un'analisi recente che abbiamo condotto utilizzando micro dati della Understanding Society relativi agli anni 2010-2013[1], indicano che diventare genitori rende le donne e, in misura minore, gli uomini più a sostegno di un modello tradizionalista di divisione dei ruoli all’interno della coppia. L’evidenza empirica mostra, in particolare, come sia più forte tra i neo-genitori la convinzione che il ruolo principale delle donne sia quello di prendersi cura della casa e dei figli, mentre il ruolo principale degli uomini sia di ottenere un reddito in grado di mantenere il nucleo familiare.

I meccanismi per cui questa reazione si instaura possono essere molteplici, ma quello in azione sembra essere frutto della cosiddetta "dissonanza cognitiva", una situazione psicologica che tutti noi proviamo e che porta a uno stato di sconforto, stress, o ansia. C’è dissonanza cognitiva ogniqualvolta le nostre credenze, ciò che pensiamo, sono in contrasto con i nostri comportamenti, ciò che facciamo.

Se a seguito di una nascita dobbiamo modificare in senso più tradizionalista la divisione dei ruoli all’interno della coppia, allora, alla fine ci convinciamo che un tale assetto sia giusto. 

Non è un caso se molte società occidentali – inclusa quella britannica, a cui il nostro studio si riferisce, ma anche quella italiana – sono tradizionalmente caratterizzate da istituzioni conservatrici, disegnate in modo che sia la donna a prendersi cura della famiglia e l’uomo a guadagnare.

Questo forse ci è più chiaro se guardiamo alle normative sui congedi di maternità e di paternità. Nel Regno Unito, come in Italia, i congedi per le madri sono enormemente più generosi rispetto a quelli per i padri. Spesso i padri possono contare solo su pochi giorni di congedo quando il figlio nasce. Lo stesso vale per il lavoro part-time, un importante strumento di conciliazione vita-lavoro. Il lavoro part-time è fortemente “genderizzato”: sono davvero pochi gli uomini che lavorano part-time. La richiesta di un uomo di trasformare il suo contratto full-time in uno part-time per dedicarsi alla cura della famiglia è spesso vista con sospetto o viene negata dall’azienda. Le donne, invece, spesso lavorano part-time quando hanno bambini piccoli, e convertire il contratto da full-time a part-time per conciliare gli impegni lavorativi con quelli famigliari è prassi comune. In aggiunta, le strutture pubbliche di assistenza all’infanzia sono carenti nel Regno Unito (e, neanche a dirlo, in Italia), e quelle private sono molto costose. Questo fa sì che le madri si ritirino dal mercato del lavoro (o lavorino part-time) per dedicarsi alla famiglia, un po’ perché è tradizione che siano loro a badare alla casa e ai figli, un po’ perché sono loro quelle che generalmente guadagnano meno nella coppia.

Insomma, accade che diventare genitori cambi forzatamente la divisione dei compiti nella coppia, in senso più tradizionalista. Da qui a diventare più conservatori, il passo è breve: perché la dissonanza cognitiva ci fa diventare sostenitori del nostro comportamento.

Si instaura così un circolo vizioso: assumiamo comportamenti tradizionalisti in modo per lo più condizionato dall’esterno e, invece di ribellarci, diventiamo sostenitori di ciò a cui non siamo riusciti a opporci.

Il compito di interrompere l’instaurarsi di questo circolo è allora soprattutto di chi si occupa di elaborare le politiche. Per garantire alle donne madri la possibilità di avere una vita lavorativa piena e soddisfacente, senza che siano costrette a scegliere tra famiglia o lavoro, costoro dovrebbero rivedere gli assetti istituzionali che condizionano la vita di milioni di persone. I policy maker dovrebbero promuovere i congedi di paternità, il lavoro part-time maschile e la fornitura di servizi pubblici di assistenza all’infanzia. Preoccupandosi, allo stesso tempo, di rinforzare le misure per estirpare gli stereotipi di genere, dannosi e ancora troppo diffusi nelle nostre società. 

Note

[1] Grinza E., Devicienti F., Rossi M., Vannoni D. (2017), How Entry into Parenthood Shapes Gender Role Attitudes: New Evidence from Longitudinal UK Data, IZA Discussion Papers no. 11088.