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Fare e disfare il
reato di stalking

Foto: Unsplash/Gilles Lambert

La riforma del diritto penale ha introdotto la possibilità di "riparare" il reato di stalking con un risarcimento economico. Ma i soldi non bastano per le sopravvissute. E adesso un emendamento fa marcia indietro

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Il 23 giugno 2017 è entrata in vigore la riforma del diritto penale, voluta dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il novellato art.162-ter del codice penale ha così introdotto la possibilità di estinzione del reato per condotte riparatorie: in altre parole, per i reati che sono perseguibili se la vittima sporge querela e per i quali la querela può essere ritirata se la persona offesa decide in tal senso il giudice competente per il procedimento può decidere l’estinzione del reato nel caso in cui l’autore abbia proposto, entro il termine dell’apertura del dibattimento, un risarcimento alla vittima che sia ritenuto congruo dal giudice stesso, anche nel caso di opposizione esplicita della vittima. Questa ha la possibilità di esprimere alle parti e al giudice le motivazioni della sua opposizione alla condotta riparatoria, senza, tuttavia, godere di un vero e proprio diritto di veto. Tale previsione – che ben si differenzia dalla cosiddetta “depenalizzazione del reato” – sembra riferirsi a “un  nuovo  spirito  con  cui  lo  Stato  intende affrontare i  procedimenti  per  fatti  penali  di  minore  allarme  sociale:  l’ordinamento propone al soggetto coinvolto nel circuito penale per tali episodi […] un percorso di resipiscenza (ravvedimento) che, se correttamente seguito sotto lo sguardo attento del Giudice può condurre al proscioglimento per estinzione del reato”.[3] Di fronte al sovraffollamento carcerario che contraddistingue il sistema penitenziario italiano e al sovraccarico degli uffici giudiziari, tale innovazione giuridica potrebbe e sembra essere stata accolta con favore.

Il dibattito in materia, tuttavia, si è inasprito dal momento che le condotte riparatorie – lungi dall’interessare solamente “fatti penali di minore allarme sociale”, quali potrebbero essere considerati i reati contro il patrimonio – riguardano, nella formulazione attuale dell’art. 162-ter del codice penale, anche reati procedibili a querela di parte che invece di allarme sociale ne destano molto, quali il reato di atti persecutori, meglio noto con il termine anglosassone stalking. Il reato di stalking – disciplinato dall’art. 612-bis del codice penale – è stato introdotto nel nostro ordinamento nel 2009 e punisce chi con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato d’ansia o di paura; ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva; costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. L’introduzione del reato di stalking nel codice penale – seppure tramite l’oramai solito (ab)uso della decretazione d’urgenza che sembra disconoscere il carattere tutt’altro che emergenziale della violenza maschile sulle donne che costituisce invece un elemento culturale e strutturale della società italiana[4] e nonostante il legislatore utilizzi un generico maschile universale senza tenere in conto che si tratta di un reato compiuto in gran misura da uomini contro donne, generalmente partner o ex partner  ha rappresentato un passaggio cruciale nella risposta giudiziaria alla violenza di genere, soprattutto se si considera che molto spesso la condotta persecutoria costituisce un preludio già di per sé violento ad altre forme di violenza di genere, incluso il femmicidio. 

Quando nel giugno del 2017 venne approvata la suddetta riforma, la levata di scudi è stata immediata: includere il reato di stalking tra quelli estinguibili con condotta riparatoria, senza peraltro assicurarsi del consenso della vittima, significa nei fatti esporre la vittima stessa a una ulteriore violenza, quantificando in denaro il suo vissuto senza offrire alcuna tutela ulteriore rispetto alla recidività della condotta. Le critiche a tale scelta legislativa sono arrivate in maniera pressoché generalizzata da tutta l’opinione pubblica. Dal femminismo che, tramite il movimento nazionale “Non una di meno”, ha espresso la sua totale opposizione all’applicazione dell’art. 162-ter del codice penale al reato di stalking in quanto tale possibilità depotenzia il ruolo della vittima nei procedimenti penali, “affidando nuovamente alla discrezionalità del giudice una decisione che deve spettare unicamente alla donna, privandola in questo modo della facoltà di rifiutare un risarcimento, che può ritenere offensivo o può semplicemente non volere,  subendo l’esito di un processo che le nega ancora centralità”[5]. Aspre critiche sono state espresse anche dal segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), Eugenio Albamonte, che ha etichettato come grave errore la suddetta scelta legislativa; nonché dai tre sindacati Cgil, Cisl e Uil che, in una nota congiunta, hanno richiesto che “che il reato [di stalking], nella parte in cui prevede la remissione della querela, venga espressamente escluso dalla 162-ter, e soprattutto che non sia monetizzabile”.

Nonostante le critiche, il novellato art. 162-ter del codice penale è stato effettivamente applicato al reato di stalking dalle Corti italiane, con le conseguenze previste. Con una sentenza del 2 ottobre 2017, la Giudice di Udienza Preliminare (GUP) del Tribunale di Torino ha dichiarato estinto il reato di stalking di cui era accusato Daniele Simone, 39 anni, per aver perseguitato una ventiquattrenne in molte occasioni “in ogni luogo dove la ragazza si recasse”, come esplicitato negli atti giudiziari. Lo stalker ha potuto quindi godere di quanto previsto dal riformato art. 162-ter del codice penale per aver offerto alla vittima, come risarcimento, 1.500 euro giudicata dalla giudice come somma congrua “rispetto all’entità dei fatti”. Questo nonostante la ferma opposizione della vittima. La scelta della giudice ha comportato, dunque, non solo l’estinzione del reato ma anche la perdita di efficacia della misura cautelare alla quale lo stalker era sottoposto. La decisione della GUP di Torino ha suscitato la ferma opposizione del Telefono Rosa, del Codacons e della Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, Donatella Ferranti, che ha chiesto immediatamente l’impugnazione della sentenza.

La quadratura del cerchio di questa vicenda potrebbe essere però prossima. Da un lato, la senatrice del Partito Democratico, Francesca Puglisi, ha presentato un emendamento al disegno di legge che introduce disposizioni a favore degli orfani per crimini domestici  attualmente in fase di discussione al Senato dopo essere stato approvato dalla Camera dei deputati il 1° marzo 2017 , finalizzato a escludere lo stalking dal novero dei reati per i quali è possibile l’applicazione delle condotte riparatorie e, di conseguenza, l’estinzione del reato. Il cosiddetto “emendamento Puglisi” è stato salutato con favore dall’opinione pubblica e da gran parte dei penalisti, ottenendo anche l’approvazione dell’ufficio legislativo del Ministero della Giustizia su esplicita indicazione del Ministro Orlando, desideroso, a quanto pare, di riparare al danno inferto alle sopravvissute di stalking. Dall’altro, la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, ha inserito un emendamento al decreto fiscale che accompagna la legge di bilancio 2018 – già approvato al Senato e la cui approvazione alla Camera è prevista entro la fine di novembre – che esplicitamente esclude il reato di stalking da quelli estinguibili con condotta riparatoria.

Ciò che rimane certo quando si parla di violenza di genere è che la nostra attenzione deve sempre restare alta di fronte alle scelte che vengono fatte teoricamente per tutelare le donne da chi, evidentemente, manca di un’analisi complessa della natura strutturale della violenza: come potrebbe spiegarsi altrimenti la scelta di introdurre un reato per tutelare le donne dalle persecuzioni per poi svuotarlo di senso, offrendo alle sopravvissute un compenso economico?

Note

[1] Legge 23 giugno 2017, n. 103, recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario", pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 154 del 4 luglio 2017 

[2] Reati procedibili a querela di parte soggetta a remissione. 

[3] Ferranti D., Giustizia riparativa e stalking, Diritto penale contemporaneo, 2017

[4] Boiano I., Femminismo e processo penale, Ediesse, 2015, p. 231

[5] Non una di meno, Estinguetevi voi

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