I corpi delle donne sono al centro della campagna lanciata a Bologna dal collettivo CHEAP per richiamare l'attenzione sul fenomeno delle cosiddette "dimissioni volontarie": una scelta spesso tutt’altro che libera, determinata dalla difficoltà di conciliare lavoro e cura, dalla carenza di servizi e da stereotipi e disparità che continuano a penalizzare le madri
Oltre il 90% delle dimissioni legate alle difficoltà di conciliare lavoro e servizi di cura riguarda le donne. Lo dicono i dati dell'Ispettorato nazionale del lavoro e lo hanno ribadito con forza gli oltre 250 manifesti della campagna Pari opportunità - magari, affissi nel territorio metropolitano di Bologna per accendere i riflettori sulla crisi dell'occupazione femminile dopo la gravidanza.
Commissionata dal Piano per l’uguaglianza della Città metropolitana di Bologna e realizzata con il contributo della Regione Emilia-Romagna, la campagna porta la firma di CHEAP, collettivo bolognese di arte pubblica. Il progetto è nato da uno shooting fotografico partecipato: sui manifesti sono ritratti i corpi reali di donne incinte che hanno risposto a una call pubblica lanciata dal collettivo. "Una delle donne ritratte ci ha scritto che voleva ‘usare la propria pancia come un megafono’. È esattamente quello che è successo" ha raccontato CHEAP.
Le fotografie sono accompagnate da testi che mettono in luce le disuguaglianze di genere nel rapporto tra lavoro, maternità e responsabilità di cura. In particolare, la campagna richiama l'attenzione sul fenomeno delle cosiddette "dimissioni volontarie", alimentato dalla difficoltà di accedere a servizi di cura compatibili con i tempi reali della vita e del lavoro. A pesare sono anche l'idea, ancora profondamente radicata nel nostro paese, che la cura sia una responsabilità principalmente femminile, e la forte disparità tra i congedi destinati alle madri e quelli previsti per i padri, ancora fermi a dieci giorni. Il risultato, per molte donne, è che la conciliazione e le pari opportunità continuano a restare solo un principio dichiarato e non una possibilità concreta.
Lo evidenziano chiaramente i dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro: in Italia lavora solo il 55,2% delle madri, contro l’83,5% dei padri, e nel 2022 oltre il 72% delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali convalidate nei primi anni di vita di figli e figlie ha riguardato donne. Se poi si considerano quelle legate alle difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura, la percentuale supera il 90%.
Un fenomeno strutturale, come è emerso anche dall'elevata partecipazione alla call lanciata da CHEAP. "Abbiamo ricevuto molte più email di quante immaginassimo" ha spiegato il collettivo, che ha deciso di affiancare ai manifesti una survey anonima per approfondire il rapporto tra maternità, lavoro, autonomia economica e carico di cura.
Le risposte raccolte sono state presentate all’inizio di giugno 2026 in una serie di incontri promossi dal Piano per l’uguaglianza della Città metropolitana di Bologna. L’obiettivo è costruire un manifesto partecipato contro la crisi occupazionale delle donne dopo la gravidanza e riaffermare un principio essenziale: tornare a lavorare dopo la maternità deve essere un diritto reale, non un miraggio.