Articologenerazioni - lavoro

Giovani senza.
L'età del grande spreco

Sono il 15,4% dei giovani europei, 2 milioni e 200mila in Italia: giovani che non lavorano e non studiano. Un Rapporto Eurofound ci dice dove sono, e come sono cresciuti con la crisi. E ne calcola i costi economici: se solo il 20% dei Neet italiani potesse lavorare, ci sarebbe un beneficio di 6,5 miliardi di euro all'anno

Articoli correlati

Una governance pubblica della prostituzione di strada non criminalizzante è possibile? Il caso dello zoning urbano a Venezia offre una prospettiva di riflessione su una questione delicata e complessa, il mercato del sesso in città

Le persone transgender subiscono discriminazioni nell’accesso e nel mantenimento del lavoro, in Veneto l’associazione Sat Pink ha organizzato un laboratorio online finanziato dalla regione, una delle sue docenti lo racconta

Conciliare tempi di vita e tempi di lavoro: un concetto di cui si discute da anni, e che la dottrina giuridica ha iniziato a interpretare come un diritto. A prescindere dal sesso e dalle condizioni familiari, in una società giusta chi lavora dovrebbe avere del tempo per sé

I dati di uno studio condotto sui paesi dell'Unione europea mostrano come abbiamo bisogno di uno sguardo di genere per rendere migliori e più giuste le nostre economie: in Europa le donne sono a rischio povertà anche quando lavorano

Eurofound ha recentemente pubblicato un’analisi approfondita sulla situazione dei cosiddetti giovani Neet (not in employment, education or training) in Europa1. Sono giovani che non lavorano (perché disoccupati, o scoraggiati, oppure non disponibili a lavorare per ragioni diverse) e non partecipano nemmeno a qualche ciclo di istruzione e formazione. Ciò che li accomuna è il fatto di non accumulare capitale umano attraverso i canali formali (ovvero, il lavoro e la formazione). La ricerca si propone di mettere in luce le conseguenze economiche e sociali della mancata partecipazione dei giovani Neet al mercato del lavoro e alla formazione nei paesi dell’Unione europea.

L’analisi dei giovani Neet è inquadrata all’interno di una situazione di persistenti difficoltà connesse alla gravità della recessione, iniziata con la crisi finanziaria del 2008. I giovani in Europa sono stati colpiti in maniera particolarmente pesante dalla crisi per quanto riguarda le loro prospettive occupazionali. Nel 2011 il tasso di occupazione giovanile (15-24 anni) è sceso al 34%, il valore più basso mai registrato nella storia dell’Ue, mentre il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 21%, pari a circa 5,5 milioni, con un incremento di un milione e mezzo rispetto al 2008.

Per quanto precisi gli indicatori tradizionali della partecipazione al mercato del lavoro possano essere, non rispecchiano adeguatamente la reale situazione dei giovani. Il fatto è che gli indicatori su occupazione e disoccupazione non forniscono un quadro accurato della situazione dei giovani poiché molti sono studenti e vengono pertanto classificati come non appartenenti alla forza lavoro, ovvero ‘inattivi’. Numerose istituzioni internazionali (Ilo, Ocse, Commissione Europea) recentemente hanno concentrato la loro attenzione sul gruppo Neet, di norma definito con riferimento ai giovani tra i 15 e i 24 anni che si collocano al di fuori sia dell’occupazione che dall’istruzione, e presentano pertanto un rischio elevato di esclusione sociale. Eurofound (2012: 33) estende l’analisi e considera anche i giovani nella fascia di età 25-29 anni per due ragioni. Innanzitutto, la recessione ha colpito pesantemente non soli i più giovani, ma anche i giovani adulti (quelli nella fascia d’età 25-29); in secondo luogo, in molti paesi – tra cui l’Italia – la maggioranza degli studenti universitari si laurea dopo i 24 anni. Per catturare anche per questo gruppo le difficoltà connesse all’inserimento nel mercato del lavoro, Eurofound estende l’analisi alla fascia di età 15-29 anni.

Le dimensioni del problema parlano da sé: sulla base delle stime Eurostat più recenti, nel 2011 la percentuale di giovani Neet nella fascia di età 15-29 era del 15,4% nei 27 paesi dell’UE, percentuale che corrisponde circa a 12 milioni di giovani. Questa percentuale varia in modo significativo tra gli Stati membri, spaziando dal 5,5% dei Paesi Bassi al 24,6% della Bulgaria, come si può vedere nella figura 1.

 

Figura 1 – L’incidenza dei giovani NEET (15-29 anni) nei paesi dell’UE27 nel 2011 (%)

 

 

Fonte: Eurostat database

 

Inoltre, tutti i paesi, con poche eccezioni (Austria, Germania, Lussemburgo e Svezia), hanno registrato un aumento del numero di Neet dall’insorgere della crisi (v. tabella 1, in fondo a quest'articolo). L’Italia, uno dei paesi con la più alta incidenza di Neet già prima della crisi, ha raggiunto la cifra di circa 2,2 milioni, con un’incidenza nel 2011 del 22,7% posizionandosi nel gruppo di paesi a più elevata incidenza. E’ interessante osservare che, in linea con l’andamento del tasso di disoccupazione, il differenziale per sesso nell’incidenza dei Neet è andato riducendosi nell’UE27. Inoltre, l’indicatore mostra valori crescenti all’aumentare dell’età con un gap a sfavore dei maschi tra i 15-19enni (pari a 0,7 punti percentuali), un gap a sfavore delle femmine tra i 20-24enni (pari a 2.3 punti percentuali) che sale tra i 25-29enni a 9,9 punti (Eurofound 2012, tab. 1). Infine, per il totale dei giovani (15-29) permangono differenze tra i paesi: nei paesi nordici e baltici il gap è molto contenuto (e negativo in Irlanda e Lituania), mentre è ampio tra i paesi mediterranei e tra i nuovi paesi membri.

Esiste un ampio consenso nella letteratura che un insieme di fattori (sociali, economici e personali) aumenta le probabilità che una persona entri a far parte del gruppo Neet. Eurofound (2012: 53-61) ha cercato di individuare i potenziali fattori di rischio correlati all’individuo e al suo background familiare, utilizzando i dati dell’indagine European Value Survey (EVS) del 2008, un’indagine longitudinale condotta su vasta scala in tutta Europa. I risultati, ottenuti attraverso un modello statistico2, mostrano che i seguenti fattori hanno un impatto sulla probabilità di entrare a far parte del gruppo NEET:

  • i giovani con qualche tipo di disabilità hanno il 40% di probabilità in più, rispetto agli altri;

  • i giovani con un background di immigrazione hanno il 70% di probabilità in più, rispetto ai coetanei autoctoni;

  • avere un basso livello di istruzione aumenta la probabilità di tre volte, rispetto all’istruzione terziaria;

  • vivere in zone remote aumenta la probabilità fino a 1,5 volte, rispetto a chi vive in città medio-grandi;

  • un reddito familiare basso aumenta la probabilità, rispetto ad un reddito familiare medio;

  • avere genitori che sono stati disoccupati aumenta la probabilità del 17%;

  • avere genitori con un basso livello di istruzione aumenta la probabilità fino a 2 volte;

  • i giovani i cui genitori hanno divorziato hanno il 30% di probabilità in più.

Appartenere al gruppo di Neet costituisce ovviamente un problema a livello individuale, che si traduce in uno spreco del potenziale giovanile (con il rischio di ripercussioni negative anche su un orizzonte temporale più lungo), ma con conseguenze negative anche per la società e il sistema economico nel suo complesso. Il fatto di trascorrere periodi di tempo come Neet implica non solo la mancanza di reddito da lavoro, ma può portare a un’ampia gamma di condizioni sociali negative, quali isolamento, insicurezza, criminalità e problemi di salute fisica e mentale. Ciascuno di questi risultati implica un costo economico. Eurofound propone una stima di alcuni di questi costi per dare un’idea della situazione che si potrebbe avere se i giovani Neet fossero inseriti nel mondo del lavoro. Va sottolineato che una comprensione dell’ampiezza del loro potenziale valore aggiunto per l’economia potrebbe contribuire ad intensificare gli sforzi dei governi e delle parti sociali per l’inclusione dei Neet nel mercato del lavoro.

Il calcolo dei costi economici dei Neet è un esercizio complesso che richiede di precisare l’insieme dei costi da considerare (e l’orizzonte temporale), oltre all’approccio metodologico (che può influire sul risultato finale). Eurofound individua due schemi di costo: i costi per le risorse (entrate previste) e i costi per le finanze pubbliche (trasferimento in eccesso). Il primo schema di costi è stimato come la differenza tra le entrate prodotte dai Neet e le entrate prodotte dai giovani occupati (con le stesse caratteristiche). Analogamente, il secondo schema di costi è calcolato come la differenza tra la somma totale dei benefici ricevuti dai Neet e quelli ricevuti dai giovani occupati (con le stesse caratteristiche). Semplificando molto, la metodologia proposta mette a confronto un giovane Neet ed un giovane occupato (con le sue stesse caratteristiche), e calcola la differenza in termini di reddito (guadagno potenziale) e di trasferimenti (costo per le finanze pubbliche). La somma di queste due voci determina il costo economico di una persona Neet; sommando per il numero totale di Neet si ottiene il costo totale dei giovani Neet. Tale calcolo viene fatto per ciascun paese e successivamente per l’insieme dei paesi UE26 (cfr. tabella 1)3.

Su questa base, la mancata partecipazione di un giovane Neet al mercato del lavoro nell’UE26 costava nel 2008 € 9.946 (10.651 nel 2011). Il costo totale annuo nel 2008, in presenza di quasi 12 milioni di Neet nell’UE26, era pari a circa 120 miliardi di euro, corrispondente all’1% del Pil aggregato. Nel 2011, dato anche un aumento nel numero totale di Neet, il costo totale annuo è stimato pari a circa 153 miliardi di euro, corrispondente all’1,21% del Pil aggregato. A livello di paese, nel 2011 il costo totale annuo più elevato viene sostenuto dall'Italia (32,6 miliardi), seguita da Francia (22,2 miliardi), Regno Unito (18,3 mld.) e Spagna (15,6 mld.). In termini di percentuale del Pil, il costo più elevato è sostenuto da Bulgaria e Grecia (più del 3% del Pil), seguite da sei paesi (Irlanda, Lettonia, Cipro, Ungheria, Italia e Polonia) (più del 2%). Per contro, il costo meno elevato lo si rileva in Lussemburgo, Svezia, Danimarca, Germania e Olanda (meno del 1% del Pil).

Eurofound fa presente che queste cifre rappresentano una stima prudente, più precisamente sono una stima “per difetto” del costo effettivo dei Neet in quanto i costi aggiuntivi connessi a salute, giustizia e tasse non pagate sui guadagni stimati non sono inclusi. Si potrebbe comunque obiettare che il costo totale stimato non è realistico in quanto non è possibile includere tutti i Neet nel mercato del lavoro, in parte per le caratteristiche della domanda di lavoro in parte perché non tutti i Neet sarebbero disposti a lavorare. Ciò è certamente vero. Tuttavia, data la stima del costo totale annuo per ogni Neet, è possibile calcolare i benefici che deriverebbero al sistema economico dall’inclusione nel mercato del lavoro di una quota dei Neet. Ad esempio, una riduzione del 20% dei Neet in Italia produrrebbe un beneficio economico annuo di più di 6,5 miliardi di euro. Questa cifra salirebbe a 16,3 miliardi di euro se il mercato del lavoro potesse assorbire il 50% del gruppo Neet.

1 Eurofound (2012), NEETs. Young people not in employment, education or training: Characteristics, costs and policy responses in Europe. Publications Office of the European Union, Luxembourg.

2 Il modello considera un ampio insieme di variabili connesse alle caratteristiche socio-demografiche degli individui e delle loro famiglie, dopo aver controllato per l’eterogeneità dei paesi.

3 Malta non è inclusa per mancanza di dati.

Appendice.

­Tabella 1: Il costo annuale del gruppo NEET (per NEET e totale)

Paese

 

Numero di NEET (2008)

Incremento % (2008-2011)

Costo totale

unitario nel 2011 (euro)

Costo totale

per i NEET nel 2011

(miliardi di euro)

Costo dei

NEET come

% del PIL nel 2011

Austria

193.936

5

17.165

3,174

1,06

Belgio

203.829

15

22.238

5,213

1,42

Bulgaria

468.390

33

2.042

1,272

3,31

Cipro

28373

35

11.096

425

2,39

Repubblica Ceca

295.415

14

5.343

1,800

1,16

Danimarca

37.299

52

22.705

1,287

0,54

Estonia

38.234

30

6.238

309

1,93

Finlandia

126.270

12

14.238

2,020

1,07

Francia

1.487.827

17

12.748

22,179

1,11

Germania

1.211.803

-12

14.472

15,464

0,60

Grecia

416.331

55

10.973

7,066

3,28

Ungheria

375.351

12

5.073

2,133

2,12

Irlanda

179.457

38

17.537

4,327

2,77

Italia

1.916.025

18

14.472

32,613

2,06

Lettonia

68.430

42

5..27

536

2,67

Lituania

61.847

27

4.187

328

1,07

Lussemburgo

6.139

-28

21.988

97

0,23

Olanda

148.555

20

22.279

3,957

0,66

Polonia

1.360.377

22

4.539

7,536

2,04

Portogallo

264.579

18

8.610

2,680

1,57

Romania

706.647

45

2.057

2,103

1,54

Slovacchia

126.767

22

4.427

686

0,99

Slovenia

34.513

25

10.766

466

1,31

Spagna

1.029.312

34

11.375

15,735

1,47

Svezia

135.137

-3

9.565

1,260

0,33

Regno Unito

1.067.489

18

14.526

18,347

1,05

UE26

11.988.332

18

10.651

153,013

1,21

Fonte: Eurofound (2012, tab. 11 e tab. 12). Malta non è inclusa per mancanza di dati.