Articolofinanza pubblica

L'austerity di Osborne
manda le donne in rosso

Anche l'Inghilterra prende la strada dei tagli al bilancio, senza curarsi dell'impatto di genere dei nuovi provvedimenti. Che aumentano il costo della vita e dei servizi, e colpiscono il pubblico impiego, a maggioranza femminile. In più, tagliano i programmi-chiave per il sostegno alle madri

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Presentando la sua manovra economica in parlamento, il cancelliere Osborne ha detto a giugno che le misure antideficit sarebbero state “dure ma giuste”. La manovra avrebbe sostenuto “i più vulnerabili, inclusi bambini e anziani”. (1). Eppure l’Institute for fiscal studies ha definito le stesse misure come regressive, niente affatto orientate al sostegno dei poveri. Inoltre il governo non ha mostrato alcuna consapevolezza né preoccupazione circa l’impatto sulle donne di questa manovra. Anche se il Gender Equality Duty obbliga tutte le istituzioni pubbliche ad essere attive nella promozione delle pari opportunità tra uomini e donne.

Le analisi femministe della manovra non lasciano dubbi sul fatto che le donne siano le più danneggiate dai provvedimenti della nuova coalizione di governo conservatrice-liberale. Secondo un rapporto della House of Commons, saranno le contribuenti a pagare più del 70% delle entrate derivanti dalle nuove misure fiscali e dai tagli ai servizi sociali (2). E il peggio deve ancora venire. Tutti i settori della pubblica amministrazione, con le sole eccezioni del Servizio sanitario nazionale e del Dipartimento per lo sviluppo internazionale, sono chiamati a predisporre tagli fino al 40%. Il loro impatto non sarà uguale per uomini e donne.

Un governo impegnato per l'eguaglianza di genere dovrebbe usare il proprio budget per combattere le disparità che caratterizzano il mercato, le comunità e le famiglie d’Inghilterra. Le donne inglesi, infatti, continuano a guadagnare significativamente meno degli uomini e sono a maggior rischio di povertà sia come madri che come lavoratrici o pensionate. Le donne fanno affidamento più degli uomini sui servizi pubblici e sui benefit sociali – non solo per se stesse ma anche per le persone di cui si prendono cura. Le donne sono più dipendenti dal settore pubblico anche come lavoratrici: sono il 65% degli impiegati pubblici. La manovra – e i tagli alla spesa dei vari dipartimenti che ne conseguiranno – non promuove l’uguaglianza di genere. Infatti, con poche eccezioni, gli effetti negativi colpiranno principalmente le donne.

Viene data la priorità ai tagli rispetto all’aumento delle tasse con una proporzione di 77 a 23. E' vero che ci sono una manciata di misure a beneficio dei lavoratori a basso reddito e dei pensionati più poveri. Per esempio, l'aumento di 1.000 sterline della soglia per le detrazioni personali d’imposta beneficerà i lavoratori più poveri, mentre andranno a beneficio dei pensionati le nuove regole per indicizzare le pensioni minime (i cui aumenti saranno collegati al più alto tra l'indice dei prezzi al consumo e l'andamento dei redditi, e comunque non inferiori al 2,5% all'anno). Allo stesso tempo, però, ogni aumento di entrate per le stesse categorie sarà rapidamente invalidato dal taglio ai servizi pubblici e ai programmi di assistenza sociale. - da cui le donne dipendono di più per se stesse e per coloro di cui si prendono cura. In linea generale, peserà su tutti l'aumento del costo della vita dovuto all'inasprimento dell'Iva al 20%. In tale quadro generale, ci sono poi gli effetti specifici delle singole misure sui diversi gruppi di donne, dei quali qui diamo una sintetica panoramica.

Le madri. La manovra è un attacco a tutte le forme di reddito indipendente che le donne ricevono in quanto madri e principali responsabili dei bambini. Il child benefit è un sussidio universale che, nella grande maggioranza dei casi, ricevono le madri. Questo sussidio è stato congelato per tre anni, per cui ci sarà un taglio in termini reali di cui risentiranno soprattutto le più povere. Il child tax credit (Ctc, credito di imposta per figlio) è means-tested (commisurato al reddito familiare), ma è pagato alla persona indicata come il principale responsabile della cura nella famiglia, il più delle volte la donna. Per le famiglie di classe media, saranno ridotti sia il child benefit che il child tax credit; questo significherà una perdita di reddito indipendente delle donne in quei nuclei familiari in cui potrebbero avere un basso reddito o non averlo affatto, le renderà totalmente dipendenti dai loro mariti.

Per le famiglie a basso reddito, il child tax credit cresce di 150 sterline; tale incremento accresce il reddito delle donne solo se queste vengono indicate come principali responsabili del lavoro di cura. Ma le 150 sterline extra saranno prontamente assorbite dall’innalzamento dei costi associati all’IVA al 20%. Il reddito indipendente delle neo-mamme sarà colpito inoltre dall'abolizione del sussidio per la salute in gravidanza e del l'assegno “Sure Start”, che sarà limitato al primo figlio. Quest’ultimo taglio potrebbe scoraggiare le donne più povere dall’avere più di un figlio.

I genitori soli, la maggior parte dei quali sono donne, sono colpiti dai nuovi requisiti richiesti, in base ai quali dovranno cercare un lavoro quando il figlio più piccolo inizia la scuola a cinque anni. Perché questa politica funzioni è necessario che il governo non tagli i servizi alla famiglia come per esempio: i circoli della colazione, il doposcuola e i campi di gioco per le vacanze. In ogni caso questi servizi per mamme lavoratrici sono minacciati dalla morsa sui bilanci degli enti locali.

Chi ha percepito lo Jsa (Job Seeker's Allowance: assegno per chi è in cerca di lavoro) per più di 12 mesi si vedrà ridotto del 10% il sussidio per l'abitazione: anche questa misura accrescerà l’insicurezza abitativa delle madri sole e dei loro bambini, dato che esse sono sovra-rappresentate tra le mamme disoccupate. Tutto ciò sarà esacerbato dalla necessità di cercare lavoro quando il bambino non appena più piccolo compie 5 anni.

Lavoratrici. Le donne occupate potrebbero beneficiare dell’innalzamento delle detrazioni sul reddito personale. Però saranno interessate in modo particolare dal congelamento delle paghe per due anni nel pubblico impiego, misura che interessa i dipendenti pubblici che guadagnano più di 21.000 sterline: in tale platea, le donne sono i due terzi. L’aumento forfettario di 250 sterline per i lavoratori a basso reddito del settore pubblico non riuscirà a compensare i tagli ad altri benefit e servizi, e l'aumento dell'Iva. Ulteriori tagli alla spesa porteranno una perdita di posti di lavoro nel settore pubblico. L’Office of Budget Responsibility ha calcolato 490 000 posti di lavoro pubblici in meno per il 2015 e 600 000 per il 2016 (3). Le donne saranno verosimilmente sproporzionatamente rappresentate tra coloro che perderanno il lavoro.

Anziane. La parziale indicizzazione delle pensioni minime (di cui abbiamo parlato precedentemente) innalzerà le entrate di molte donne anziane, ma anche in questo caso il vantaggio è controbilanciato dai tagli ai servizi di cura e altri servizi sociali, dai quali sono più dipendenti degli uomini in quanto mediamente sono più povere e vivono più a lungo.

Disabili. Il sussidio (Disability Living Allowance ) sarà sottoposto alla verifica dell’esame medico. E' più frequente che le donne soffrano di problemi mentali, i quali sono più difficili da dimostrare; probabile quindi che abbiano minori possibilità di superare il test.

Immigrate. Le donne delle minoranze etniche spesso vivono in quartieri poveri e quindi saranno colpite dalla manovra in maniera più dura rispetto alle donne bianche. Le donne del Pakistan e del Bangladesh sono quelle a maggiore rischio di povertà, vivono alti tassi di disoccupazione e tendono ad avere famiglie più numerose o più estese quindi I tagli alla spesa le colpiscono duramente. Soffriranno anche per la sospensione dei sussidi per l’abitare per le case con più di tre camere da letto, e saranno colpite dalla decisione di pagare il sussidio di maternità Sure Start solo per il primo bambino.

George Osborne ha torto quando proclama che la manovra è equa e proteggerà i più vulnerabili. Molte donne ne saranno negativamente colpite visto che più degli uomini fanno affidamento sull’impiego pubblico, i servizi pubblici e i sussidi. Ma sono soprattutto le donne più povere e vulnerabili della società inglese che sentiranno i tagli in maniera più acuta. Questa non è una manovra neutrale da un punto di vista di genere. Non è equa. Ed è possibile che il peggio debba ancora arrivare.

  1. Si veda: http://www.hm-treasury.gov.uk/2010_june_budget.htm

  2. Per un'analisi di genere della manovra, si veda: UK Women’s Budget Group ‘A Gender Impact Assessment of the Coalition Government Budget’ June 2010; Gender Research Network ‘The Gendered Implications of the Budget’ June 2010; Fawcett Society http://www.fawcettsociety.org.uk/index.asp?PageID=1161. Sul rapporto della House of Commons: Allegra Stratton, ‘Women will bear the brunt of budget cuts, says Yvette Cooper’ The Guardian 4 July 2010.

  3. Si veda: http://www.bbc.co.uk/news/10457352 e http://www.guardian.co.uk/uk/2010/jun/29/budget-job-losses-unemployment-austerity