Articolofinanza

Microcredito al femminile,
ma non in Italia

Dalla Grameen Bank in poi, il microcredito è uno strumento innovativo che nel mondo beneficia soprattutto le donne, altrimenti penalizzate dall'esclusione finanziaria. Non è così in Italia, dove le "microimprenditrici" ricevono meno di un terzo dei prestiti totali in questo settore

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E’ noto con il termine “esclusione finanziaria”, il processo attraverso il quale un individuo affronta barriere o vincoli all’accesso e/o all’uso di servizi e prodotti finanziari basilari ed adeguati ai propri bisogni, al punto da compromettere la propria posizione sociale (1). Esso è parte del fenomeno più ampio dell’esclusione sociale che coinvolge individui o gruppi sociali discriminati per ragioni diverse nell’accesso a servizi essenziali, quali la casa, la sanità, l’istruzione o l’abitazione. Gli studi finora realizzati sono concordi nel riconoscere la rilevanza delle differenze di genere, evidenziando come le donne soffrano con maggiore probabilità rispetto agli uomini di forme di esclusione finanziaria totale (2) e risultino più esposte agli effetti di fattori quali l’appartenenza etnica, il livello di reddito personale e lo status occupazionale (3).

Tra le varie forme che l’esclusione finanziaria può assumere, il razionamento dell’accesso al credito è considerato dalle donne imprenditrici come uno dei vincoli più stringenti all’avviamento ed allo sviluppo delle proprie attività produttive in tutti i paesi dell’Unione Europea (4) ed in particolare in Italia. Nel nostro paese, coerentemente col quadro europeo, le iniziative imprenditoriali al femminile tendono a concentrarsi nel settore dei servizi, dove è particolarmente ridotta la disponibilità dei beni materiali richiesti a garanzia dei prestiti, e più piccoli gli importi domandati rispetto alle dimensioni considerate efficienti dal sistema bancario in termini di costi di transazione.

Al fine di combattere tali forme di esclusione finanziaria si sta replicando in Europa, così come in generale nel resto del mondo occidentale, un modello di intermediazione finanziaria innovativo diffusosi prevalentemente in paesi in via di sviluppo, e che negli ultimi 25 anni ha attirato l’attenzione della comunità internazionale dei donatori, del mondo accademico e degli operatori dello sviluppo per la sua capacità di fornire accesso al credito e ad altri servizi finanziari a soggetti poveri esclusi dal sistema bancario tradizionale: il microcredito. Esso incorpora più o meno esplicitamente gli elementi di genere finora sollevati tramite l’adozione di metodologie di erogazione del prestito non convenzionali che richiamano i meccanismi informali tradizionalmente diffusi a livello comunitario negli angoli più remoti dell’Asia meridionale o dell’Africa (forme di credito a gruppi di individui solidalmente responsabili), nuove combinazioni di termini contrattuali (dimensioni del prestito ridotte, scadenze ravvicinate e sostituti delle garanzie reali) ed un approccio integrato all’esclusione finanziaria (offerta complementare di servizi non finanziari, come quelli di consulenza e supporto allo sviluppo di micro-attività generatrici di reddito o di formazione alla prevenzione delle malattie infettive).

Il microcredito è tradizionalmente considerato come uno strumento orientato alle beneficiarie donne, innanzitutto per la capacità delle esperienze più celebrate, come la Grameen Bank in Bangladesh, di fornire accesso ad un’ampia gamma di servizi finanziari quasi esclusivamente alle donne povere escluse dal sistema bancario formale (il 97% dei membri totali, tra il 2006 ed il 2008). Secondo una recente stima dell’ultimo rapporto della Microcredit Summit Campaign, l’83,2% dei 106,6 milioni di beneficiari poveri serviti dal microcredito su scala globale sono proprio donne. La propensione verso una clientela al femminile è inoltre rafforzata da un’evidenza empirica ormai consolidata che riconosce, particolarmente nel paesi non occidentali a basso reddito, un comportamento più accorto, e quindi tassi di rimborso più elevati, oltre a ricadute positive sulle condizioni nutrizionali, abitative, sanitarie e sui livelli di istruzione di ogni membro della famiglia coinvolta, quando l’attività di prestito è diretta al finanziamento di attività imprenditoriali gestite da donne.

Tuttavia, secondo i risultati della più recente indagine biennale condotta dalla European Microfinance Network sul settore del microcredito in Europa e realizzata in Italia dalla Fondazione Risorsa Donna e dalla Fondazione Giordano Dell’Amore nel 2007, solo il 44% dei prestiti effettuati dalle istituzioni di microfinanza (MFI) del campione sono diretti a beneficiarie donne, una porzione largamente inferiore all’evidenza sopramenzionata oltre che all’incidenza sulla popolazione totale dei paesi europei considerati. In tale quadro, come si evince dalla figura 1, l’Italia presenta una percentuale dei prestiti totali dedicata alle donne addirittura pari al 28,9% (il 42,8% in termini di portafoglio prestiti totale delle MFI italiane partecipanti), superiore solo all’Ungheria (5).



Figura 1 – Composizione per sesso dei prestiti erogati dalla MFI in Italia (2007)

Fonte: Elaborazioni su dati EMN 2007



Alla luce di questo dato, ci sentiamo di concludere che, nonostante i programmi di microcredito seguano approcci potenzialmente sensibili in termini di genere, una combinazione di fattori relativi da un lato alle condizioni socio-economiche delle donne ed al conseguente atteggiamento nei confronti del rischio (la posizione sociale all’interno della famiglia e più in generale nella società, più volte discussa su questo sito), dall’altro alle caratteristiche del panorama delle MFI in questo momento operative (un settore giovane che non ha ancora sviluppato una piena comprensione delle esigenze di alcune categorie di beneficiari potenziali particolarmente vulnerabili e di conseguenza ancora non in grado di offrire adeguati servizi in particolare alle beneficiarie donne), ha finora impedito alle MFI italiane di combattere efficacemente l’esclusione finanziaria delle donne nel nostro paese, una faccia delle discriminazioni di genere ancora troppo poco discussa.

 

Note

(1) Commissione Europea (2008), “Financial Services Provision and Prevention of Financial Exclusion”:

http://ec.europa.eu/employment_social/spsi/docs/social_inclusion/2008/financial_exclusion_study_en.pdf.

(2) Idem, dati Eurobarometer 60.2 (EU15) e Eurobarometer 2003.5 (EU10). Le forme di esclusione finanziaria completa riguardano soggetti a cui è negato l’accesso a qualsiasi tipo di prodotto o servizio bancario (conto corrente bancario, servizi di credito e risparmio, assicurazioni).

(3) Kempson, E. e Whyley, C. (1998), Access to Current Accounts, London: British Bankers Association.

(4) Eurochambres Women Network (2004), “Women in Business and Decision-Making”; Underwood, T. (2006), “Women and Microlending in Western Europe”, EMN Working Paper, n. 2.

(5) Jayo, B. et al. (2008), “Overview of the Microcredit Sector in the European Union, 2006-2007”, EMN Working Paper, n.5.