Articoloschede

Microcredito in Europa

Per saperne di più. Lo sviluppo del microcredito in Europa

Articoli correlati

Quote di genere nelle società quotate e nelle società pubbliche

Cosa contiene il programma adottato dalla Commissione europea per gli investimenti per l'inclusione sociale, incluso negli obiettivi Europa 2020

Come nasce, e cosa significa, la parola "femminicidio"

I tre nuovi indicatori introdotti nel 2011 dall'Eurostat, che forniscono informazioni che vanno oltre la distinzione convenzionale tra occupati, disoccupati ed inattivi.

Il fenomeno del microcredito acquista caratteristiche assai diverse nei paesi in via di sviluppo, nell’Europa orientale e nel contesto europeo occidentale. Per i paesi poveri questo strumento è diventato in concreto una forma di accesso al credito su larga scala che coinvolge ampie fette della popolazione, come nel caso della Bolivia dove l’80% della popolazione è servita dal settore microfinanziario e non dal credito tradizionale, oppure come ac­cade in Bangladesh, dove la Grameen Bank (http://www.grameen-info.org/) è diventata il quinto istituto creditizio del paese. Nei paesi dell’est europeo invece il microcredito rappresenta, in larga misura, l’unico strumento di finanziamento per le piccole e medie imprese, che non trovano nelle banche tradizionali la disponibilità di credito ed i servizi per la loro crescita.

In Europa il settore del microcredito appare giovane e piuttosto eterogeneo, ma in forte crescita. Ciò è dovuto al fatto che lo sviluppo del sistema creditizio tradizionale da un lato ha dato vita ad una serie di strumenti ad hoc che vanno incontro alle esigenze delle microimprese, anche con il supporto dello Stato, ma dall’altro ha eretto barriere sempre più elevate nei confronti dei soggetti sprovvisti di tutte quelle forme di garanzia che consentono oggi di accedere al credito. Le organizzazioni coinvolte nei progetti sono diversificate e comprendono banche, organizzazioni non governative, associazioni, enti pubblici, con una forte predominanza di soggetti non profit. Ecco perché il microcredito è uno strumento che, nell’ambito europeo e più in generale nel contesto dei paesi industrializzati, si indirizza ad un target di popolazione che può essere ricompreso nell’esclusione finanziaria in un senso molto ampio.

In ambito istituzionale da diversi anni l’Unione europea sostiene e promuove le iniziative di microcredito degli Stati membri, con lo scopo di incoraggiare sia l’avvio di nuove microimprese come parte della strategia di lotta alla disoccupazione, che la crescita e lo sviluppo di quelle già esistenti. Le piccole imprese, infatti, spesso devono fronteggiare problemi legati agli investimenti sia nel capitale fisso che nel capitale umano: in questo senso la scarsità dell’offerta di micro–strumenti finanziari rappresenta uno tra i maggiori ostacoli da superare, in particolar modo nel caso in cui l’imprenditore è un disoccupato, una donna, un immigrato, soggetti più esposti di altri ad esclusione finanziaria. Ecco perché dare supporto a esperienze e progetti di microcredito rende possibile sostenere la crescita economica e l’inclusione sociale contemporaneamente.

Il ruolo che si propone per il microcredito è di farsi strumento delle politiche sociali di inclusione (o lotta all’esclusione), in particolare facendo riferimento al micro­credito con approccio “integrato”, ovvero quello che prevede l’erogazione anche di servizi non finanziari (formazione, tutoraggio, counseling…). In questo senso è fondamentale l’attiva­zione di tutta una serie di relazioni, “reti” nel territorio che favoriscano i legami non solo tra ente erogatore (o promotore) e beneficiario, ma anche con la comunità, in un’ottica di sviluppo locale, ragionando sul microcredito come credito solidale, e superando la definizione piuttosto restrittiva che lo riduce ad un prestito di piccola entità. La logica esistente tra una definizione più o meno ampia del microcredito può essere colta attraverso la figura 1, che sintetizza come al variare della definizione adottata, si modificano gli strumenti a disposizione ed il ruolo della banca e delle organizzazioni non profit, da più ampio a meno ampio. Appare evidente il ruolo chiave che gioca l’esistenza o meno delle informazioni riguardanti il poten­ziale beneficiario: più queste ultime sono scarse o assenti e maggiore è il ruolo degli enti non profit, che grazie alla loro prossimità al territorio ed ai bisogni riescono a colmare il gap informativo in modo più efficace rispetto alle banche.

A livello strategico, le questioni più importanti per il futuro del settore sono connesse al finanziamento e alla sostenibilità dei programmi di microcredito: in particolare, il concetto di sostenibilità esprime la capacità di un’istituzione di microfinanza di sopravvivere nel tempo senza dipendere da aiuti esterni e donazioni, in modo tale da poter garantire la continuità del progetto. Concretamente, per una istituzione di microfinanza si parla di sostenibilità operativa quando essa è in grado di coprire i costi operativi o di funzionamento, mentre si parla di sostenibilità finanziaria quando essa è in grado di coprire non solo i costi operativi, ma anche quelli finanziari legati all’acquisizione del capitale.

La maggior parte delle istituzioni presenti in Europa occidentale è fortemente dipendente dalle risorse pubbliche e private sia per coprire i costi operativi che per il capitale: al contrario nei paesi in via di sviluppo e nei paesi dell’est europeo, la dimensione del mercato a disposizione e l’applicazione di tassi d’interesse elevati rispetto ai livelli occidentali, rappresentano le chiavi di volta per provare a raggiungere la sostenibilità. In Italia, in particolare, il ragionamento non può prescindere dall’at­tuale legislazione in materia di disciplina del credito e dell’u­su­ra: ad oggi un soggetto che non sia bancario non può erogare direttamente prestiti o raccogliere risparmio, quindi la strada per una sostenibilità operativa non può prescindere da donazioni, contributi pubblici, volontariato. Gli elevati costi operativi rappresentano infatti un limite molto forte allo sviluppo del settore, e la capacità di reperire capitale per erogare i prestiti la sfida per il futuro: un futuro che sembra dipendere dalla creazione di un ambiente favorevole a livello normativo, dall’incremento delle risorse da impiegare nei progetti e dalla diffusione degli stessi, dall’efficienza e la capacità di coprire i costi. Dalla lezione del microcredito potremmo trovare nuovi spunti per migliorare gli strumenti della microfinanza che già esistono, e cogliere nuove sfide e prospettive per un cambiamento del sistema finanziario su scala globale.

 

Figura 1 – Definizione e strumenti di microcredito

 

 

Fonte: Nardone, A. e Villa A. (2008), La realtà del microcredito in Europa, in Corsi, M. (a cura di), Donne e microfinanza, Aracne editrice.

 

 

Per saperne di più:

- Iniziativa europea sul microcredito http://ec.europa.eu/enterprise/policies/finance/borrowing/microcredit/

- European Microfinance Network

http://www.european-microfinance.org/index2_en.php

- Portale Italiano della microfinanza

http://www.microfinanza-italia.org/