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Le donne sono al centro dell’uso quotidiano dell’energia, eppure restano ai margini di programmi di consumo e processi decisionali che riguardano la gestione economica delle risorse. Per una transizione verde davvero sostenibile c'è bisogno di ripensare politiche, tecnologie e strumenti digitali che le rendano protagoniste di un mercato decisivo per la definizione degli orizzonti che ci aspettano

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Nella transizione verde
Credits Unsplash/Paul Blenkhorn

Negli ultimi anni, la transizione energetica è stata presentata come un processo di democratizzazione e inclusione, capace di ridurre non solo le disuguaglianze ambientali ma anche quelle di genere. Le energie rinnovabili e i modelli decentralizzati – come le cooperative energetiche e le comunità locali – sono spesso descritti come spazi più aperti e partecipativi rispetto ai tradizionali settori fossili, simboli di una “rivoluzione verde” potenzialmente più femminile e inclusiva.

Tuttavia, dietro questa narrazione ottimistica si celano dinamiche ambigue che rischiano di riprodurre, e talvolta amplificare, le disuguaglianze già esistenti. Sebbene la partecipazione femminile nel settore delle energie rinnovabili sia in crescita, le donne, sia come lavoratrici che come consumatrici, continuano a trovarsi in una posizione di svantaggio strutturale. Affinché la transizione sostenibile non resti un processo “a misura d’uomo”, è necessario affrontare alcune sfide chiave che emergono nel nuovo mercato energetico.

Flessibilità energetica e carichi invisibili

Un caso emblematico riguarda la “flessibilità energetica”, ovvero la capacità di adattare i consumi alle oscillazioni del mercato o ai picchi di produzione rinnovabile. Questi programmi vengono spesso presentati come strumenti di partecipazione attiva e risparmio economico: più flessibilità, più controllo. In realtà, si traducono frequentemente in un sovraccarico invisibile per le donne, ancora oggi le principali responsabili della gestione domestica e dei ritmi familiari. Sono loro a dover riprogrammare lavatrici, riscaldamenti e cucine per adattarsi a tariffe variabili o orari “intelligenti”.

Pur essendo al centro dell’uso quotidiano dell’energia, le donne restano marginali nei luoghi in cui l’energia viene pianificata e governata. Questo paradosso – centrali nelle pratiche, ma assenti nei processi decisionali – si accompagna a una mancanza strutturale di progettazione di programmi e strumenti sensibili al genere. Le politiche, le tecnologie e gli strumenti digitali della transizione energetica vengono infatti concepiti senza considerare le diverse esigenze, competenze e disponibilità di tempo tra uomini e donne, finendo per rafforzare modelli neutri solo in apparenza.

Le conseguenze sono concrete: in molti contesti europei gli oneri di rete costituiscono il 40-50% delle bollette, e per i nuclei a basso consumo possono superare tale soglia. Le famiglie incapaci di adattarsi agli orari flessibili o di investire in autoproduzione – come madri lavoratrici, donne sole o anziane – rischiano di affrontare costi energetici più elevati.

Così, la transizione “verde” rischia di diventare regressiva, colpendo maggiormente chi ha meno risorse economiche e tempo, e dunque, in modo sproporzionato, le donne più vulnerabili.

Il gender gap nelle rinnovabili

Sul fronte dell'occupazione, se è vero che il settore delle rinnovabili impiega una quota di donne più alta rispetto ai comparti fossili, la tendenza non è però uniforme. Nei segmenti più innovativi, come idrogeno e pompe di calore, la presenza femminile è ancora più bassa rispetto ai settori tradizionali: stime da un’indagine sui datori di lavoro condotta nel Regno Unito indicano che, tra le aziende che forniscono pompe di calore, le installatrici scendono al 3%.

Si tratta di ambiti caratterizzati da un’elevata specializzazione tecnica e legati a un’immaginario fortemente maschile, che li rende meno accessibili e meno attrattivi per le donne. Anche quando è “verde”, l’innovazione tecnologica di per sé non garantisce quindi una maggiore equità di genere. Al contrario, man mano che le tecnologie maturano e diventano più complesse, rischiano di consolidare le gerarchie e le disuguaglianze esistenti, escludendo ulteriormente le donne dai ruoli chiave nella ricerca, nello sviluppo e nei processi decisionali.

Oltre la super-woman

Anche quando le donne riescono a emergere sul mercato, la narrazione dominante tende a esaltare la figura della super-woman: leader eccezionali che riescono a conciliare carriera e vita privata, trasformando il successo individuale in simbolo di emancipazione collettiva. Questa retorica, però, nasconde il vero problema: un sistema che continua a essere modellato su standard maschili, ignorando i carichi di cura e le asimmetrie nella distribuzione del tempo.

I dati ci dicono che in Italia le donne costituiscono il 27% della forza lavoro nel settore energetico e il 25% nella ricerca e innovazione, con una presenza dirigenziale del 22% e una partecipazione femminile del 14% tra i ministri senior del Green Deal europeo. Nonostante i progressi nel campo della formazione, con le laureate in ingegneria che sono passate dal 25% al 26% tra il 2010 e il 2020, con un aumento medio annuo del +24,9%, le disuguaglianze persistono.

Dietro la retorica della meritocrazia si nasconde la responsabilità individuale di adattarsi a modelli lavorativi pensati per gli uomini. L’obiettivo, invece, dovrebbe essere quello di riformare le strutture, creare un sistema flessibile e inclusivo che consenta a tutte le donne di avanzare nei loro percorsi – non solo a quelle che riescono a “farcela da sole”.

Il potenziale (inespresso) delle comunità energetiche

Come abbiamo già mostrato, le comunità energetiche e le cooperative possono diventare spazi privilegiati per sperimentare modelli di gestione più democratici e inclusivi, favorendo una maggiore partecipazione delle donne. Tuttavia, i dati raccontano una realtà diversa: il 45% delle persone intervistate nelle cooperative europee ritiene che gli uomini siano più informati sulle questioni energetiche, e solo il 17% delle cooperative presenta un equilibrio di genere. Ancora più critico è il dato sulla partecipazione delle donne a basso reddito, ferma al 2%, mentre le questioni sociali restano marginali nelle pratiche cooperative.

Nonostante il loro potenziale, di fatto la maggior parte delle cooperative energetiche continua a escludere la dimensione di genere dalle proprie strutture di governance, dai processi decisionali e dai ruoli di leadership. Eppure, se progettate con un approccio sensibile alle differenze, potrebbero diventare non solo strumenti di transizione energetica, ma anche leve di emancipazione economica e sociale femminile.

Senza un disegno realmente inclusivo, però, le comunità energetiche rischiano di riprodurre, anziché superare, le disuguaglianze legate a reddito, età, etnia e status socio-economico, come mostra chiaramente anche il contesto italiano.

Oggi la transizione energetica, inizialmente celebrata come una promessa di equità e inclusione di genere, rischia di smarrire il suo significato trasformativo a causa della mancanza di un approccio realmente sociale all’energia e della difficoltà a concepire l’energia come parte integrante della società. Le sfide evidenziate – dalla flessibilità energetica al divario di potere nelle rinnovabili, fino alla scarsa inclusione nelle comunità energetiche – restano in gran parte non affrontate.

Ripensare il genere non è dunque un aspetto marginale, ma un passaggio essenziale per riconsiderare in modo più profondo il legame tra energia e vita sociale, affinché la transizione energetica diventi davvero un progetto condiviso e inclusivo, capace di rispondere ai bisogni della collettività, di rafforzare l’efficienza attraverso l’engagement e di riconoscere il contributo delle persone che, finora, ne sono state in gran parte escluse.

Riferimenti

J. Clancy, Reflection on engendering the energy transition, in J. Clancy, G. Özerol, N. Mohlakoana, M. Feenstra, L. Sol Cueva (a cura di), Engendering the Energy Transition, Cham, Springer International Publishing, 2020.

Dudka, A., Women in energy communities: An intersectional analysis of their participation, in Gender and Energy, Cham, Springer, 2022

European Commission, Joint Research Centre, Gender and Energy: The Effects of the Energy Transition on Women, Luxembourg, Publications Office of the European Union, 2024.

HaCIS, Heating and Cooling Installer Study, 2023.

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