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In pensione più tardi
grazie alle badanti

Lavoro e cura, l'impatto dell'immigrazione sulle scelte delle donne italiane: dal 2000 al 2008, l'arrivo delle immigrate ha portato a un aumento di due anni dell'età pensionabile delle donne con un genitore anziano

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In Italia le donne partecipano poco al mercato del lavoro, e in particolare è  tra le più basse d'Europa il la partecipazione delle donne nella classe di età tra i 55 e i 64 anni: il cui tasso di attività è intorno al 25%. Allo stesso tempo l’Italia è uno dei Paesi Ocse con il più alto debito pensionistico (intorno al 23% nel periodo 1995-2005). Questo dato rende palese la motivazione del policy maker  che, per contenere tale spesa, incentiva il differimento del pensionamento.

Molte ricerche hanno studiato l’efficacia degli incentivi a rimanere sul mercato del lavoro - si vedano ad esempio due recenti lavori di Brugiavini e Peracchi (1) (2004) e Alessie e Belloni (2) (2008) -  con l’obiettivo di stimare se gli incentivi monetari per posticipare la pensione generino una effettiva risposta comportamentale in tal senso.
 Nel parlare delle due categorie  “lavoratori anziani” e “donne” dobbiamo tenere in considerazione questo dato: l’Italia ha un basso tasso di occupazione soprattutto con riferimento a due dimensioni quella dei lavoratori anziani e quella delle donne (per ogni classe di età).

Una delle ragioni per cui le donne si ritirano prima dal mercato del lavoro è la necessità di accudire i genitori o parenti anziani, compito, nel nostro paese, considerato prerogativa esclusiva delle donne. Nel contesto italiano, dove la politica di long-term care (cura di lungo termine) è praticamente assente, si è delineata negli anni recenti una figura che assunto un ruolo cruciale: la badante. La badante è, nella maggior parte dei casi, una donna immigrata. Il grande flusso migratorio di donne e la loro concentrazione nel settore dei  lavori domestici ha, infatti, parzialmente colmato il vuoto di alternative per la cura degli anziani, consentendo alle donne ancora in età lavorativa di continuare, nel caso lo desiderino, a rimanere nel mercato del lavoro.
 La partecipazione al mercato del lavoro delle donne italiane, così come le loro decisioni di pensionamento, risultano fortemente legate alla possibilità di comprare lavoro domestico o di cura. La maggiore presenza di lavoratrici domestiche o assistenti agli anziani dovuta a sempre più consistenti flussi migratori può, verosimilmente, aver facilitato l'ingresso e la permanenza sul mercato del lavoro delle donne italiane.

Gli incentivi a posticipare il pensionamento potrebbero pertanto agire in tale direzione, rendendo più accessibile il mercato dei servizi di cura agli anziani e, congiuntamente, usufruendo in modo più strutturato e programmatico del lavoro fornito dagli stranieri, attraverso una programmazione delle quote di flussi più puntuale.
L’aumento costante e sostenuto della componente straniera in Italia, che rappresenta oggi il 7% della popolazione residente (a partire da valori pressoche’ nulli agli inizi degli anni '90)  ha contribuito a colmare il gap di domanda di servizi di cura,  e di servizi alla casa in genere -  settore dove gli immigrati si concentrano in modo particolare e scarsamente coperto dal servizio pubblico oppure a  costi non accessibili nel caso di strutture private. Come risulta evidente da dati  Inps, nel 2007 gli immigrati rappresentavano  quasi l’80% del totale degli occupati nel settore dei servizi domestici  (Figura 1.a). I dati confermano inoltre come sia  la componente femminile degli immigrati a rappresentare la quasi totalita’ della popolazione straniera occupata in questo settore  (Figura 1.b).

                      Fig. 1.a                                                 Fig. 1.b



Figura 1.a . Percentuale di stranieri e italiani tra i lavoratori domestici. Figura 1.b: percentuale di uomini e donne tra i lavoratori domestici stranieri. (Inps, 2007)


La peculiarità tutta italiana che vede storicamente le donne della famiglia nel ruolo  di care-giver e i cambiamenti nei servizi di cura legati ai flussi migratori  hanno sollecitato un nostro recente lavoro  che esamina come i tassi di immigrazione, particolarmente la componente femminile impiegata nel lavoro domestico,  abbiano avuto un ruolo di trattenimento nel mercato del lavoro delle donne italiane. Costrette, queste ultime,  a dover scegliere tra ritirarsi dal mercato del lavoro con un pensionamento anticipato a causa del carico a cui sono esposte, oppure continuare a lavorare grazie a questo nuovo servizio che ha ampliato la disponibilità e ridotto il costo della cura domiciliare.


L’analisi empirica  condotta in questo studio (3) utilizza i dati dell’indagine di Bankitalia SHIW (“Indagine  sui bilanci delle famiglie italiane”) per stimare quanto sia veritiera l’ipotesi per cui l’affiancamento tra gli incentivi monetari (quali l’accrescimento del montante di ricchezza pensionistica) e l’offerta di lavoro domestico (derivante da un maggiore flusso migratorio) ha avuto un contributo nel ritardare l’età pensionabile delle donne e,  in maggiore misura, delle donne con maggiori responsabilità legate alla cura di genitori anziani e non residenti nella stessa abitazione. Di contro, gli uomini sono  meno investiti di quest’onere e non risultano trarre alcun beneficio sostanziale dall’offerta di servizi di cura più accessibili, su di loro, infatti, l’immigrazione non sembra produrre alcun effetto significativo in termini di scelte di pensionamento. Il messaggio di questo studio conferma il ruolo del servizio alla cura come elemento determinante nelle scelte di pensionamento delle donne Italiane e il ruolo altrettanto cruciale rappresentato dalle donne  immigrate che hanno colmato la carenza di un servizio sempre più essenziale in una società in continuo invecchiamento come la nostra. Questo fenomeno ha avuto un impatto positivo nella vita delle donne italiane; maggiori le responsabilità di cura e maggiore il beneficio che ne hanno tratto. E' stato calcolato, infatti, che  l’aumento della presenza di immigrati avvenuto nel periodo compreso tra il 2000 e il 2008 ha prodotto un aumento dell’età pensionabile pari a più di due anni per le donne con almeno un genitore anziano e non residente nella stessa abitazione.


NOTE

1. Brugiavini, A. e Peracchi, F. (2004) . ``Micro-Modeling of Retirement Behavior in Italy" in: Social Security Programs and Retirement around the World: Micro-Estimation, 345-398 National Bureau of Economic Research.
2. Alessie, Rob e Belloni, M. (2008) . ``The importance of financial incentives on retirement choices: New Evidence for Italy". Labor Economics, 16(5), 578-588.
3. Romiti, A.  e Rossi, M. (2010) .``Should we retire earlier to look after our parents? The role of immigrants”.  Mimeo. CeRP  – Collegio Carlo Alberto.