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Quanto vale il lavoro
di chi lavora coi bambini?

In Inghilterra la crescita del childcare per i più piccoli è avvenuta tutta dentro il settore privato. Che tipo di occupazione è stata creata? Tutta femminile, poco qualificata e poco retribuita. Spostando il lavoro di cura da donne con redditi medio alti a donne povere

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Dopo 15 anni di riforme ed investimenti pubblici nel settore dei servizi all’infanzia, poco è cambiato per coloro che lavorano con i bambini di età prescolare nel Regno Unito. Il lavoro di childcare rimane tra le occupazioni meno retribuite del paese, con salari medi di poco superiori al minimo garantito, insieme a addetti alle pulizie, parrucchieri, e personale non qualificato nei settori della vendita al dettaglio e dell’agricoltura. Un’analisi dell’andamento salariale nel settore dal 1994 al 2008 rivela come metà degli occupati nel settore riceve una retribuzione oraria inferiore ai due terzi del salario medio nazionale, e questo dato rimane costante negli anni. Si tratta di circa 400mila lavoratori, o meglio di lavoratrici: il 99,8% sono donne. Sono esclusi gli insegnanti – e tra poco sarà chiaro il perché – il cui salario è ben superiore a quello medio ed è deciso con contrattazione nazionale.

Prima di capire quali siano i fattori che contribuiscono ai bassi salari delle lavoratrici del settore, conviene descrivere il sistema inglese di servizi (1). In Inghilterra non esiste la scuola d’infanzia – intesa come servizio a base universale con finalità educative – come da noi o in Francia. La scuola dell’obbligo però inizia presto, a cinque anni, e negli ultimi anni è divenuta prassi che i bambini di quattro inizino ad andare a scuola, nelle reception classes, per l’intera giornata scolastica. Invece di un servizio espressamente dedicato all’istruzione dei bambini di età prescolare, in Inghilterra c’è quindi un’estensione della scuola elementare, con delle apposite classi. A parte questa differenza nell’organizzazione del servizio, i bambini di 5 e 4 anni al di là della Manica sono a scuola, non molto diversamente dai loro coetanei francesi o italiani. Lì ci sono gli insegnanti: uno ogni 30 bambini coadiuvata da un’ assistente.

Per i bambini di tre anni esiste il diritto a 15 ore settimanali gratuite di istruzione pre-scolare, a cui il 90 percento accede. Spesso il servizio è erogato per 3 ore al giorno, cinque giorni alla settimana. Si tratta quindi di un servizio con una copertura oraria ben più limitata di quanto non sia il caso in Italia, dove le scuole d’infanzia sono spesso, soprattutto al Nord, aperte fino a metà pomeriggio. Inoltre, diversamente dal caso italiano, questo servizio non è necessariamente erogato nelle scuole. Solo la metà dei bambini di tre anni inglesi sono a scuola; gli altri ricevono le 15 ore gratuite presso servizi privati – for-profit e non. La differenza fondamentale tra i due tipi di servizi risiede nel personale impiegato: mentre a scuola ci sono gli insegnanti, nel privato no. Non solo: al di fuori della scuole, la percentuale di lavoratrici con un titolo di studio universitario è esigua (5%) e i corsi di formazione professionale sono di qualità variabile e generalmente bassa. Infine, per i bambini al di sotto dei tre anni, esistono quasi esclusivamente servizi privati – asili o childminders. Lo stesso vale per i bambini di tre anni che usufruiscono di un servizio per più di 15 ore settimanali. Una struttura equivalente all’asilo pubblico italiano non esiste, perché fino agli anni più recenti, questo tipo di servizio era dedicato quasi esclusivamente ai bambini in carico presso i servizi sociali.

La Childcare Strategy dei governi Blair e Brown non ha potenziato l’offerta scolastica e ha, invece, sostenuto la crescita dei servizi privati. Dato questo assetto, che è stata mantenuto dall’attuale governo, ogni espansione dei servizi – sia per quanto riguarda il numero di ore che il numero di bambini coinvolti – può solo avvenire tramite servizi privati. Ad esempio, l’iniziativa (lanciata dal governo laburista e portata avanti dal governo Cameron) per offrire 15 ore settimanali di early learning ai bambini di due anni più poveri sarà attuata esclusivamente tramite servizi privati.

Quale occupazione nel childcare?

In questo contesto, è importante esaminare i salari della forza lavoro ad perché aiuta a capire che tipo di occupazione sia stata creata negli anni più recenti e quale verrà creata nell’immediato futuro.

Quali fattori contribuiscono a creare un’occupazione i cui livelli salariali sono così bassi? Conviene distinguere tra fattori legati al finanziamento e alla regolamentazione dei servizi all’infanzia e fattori contestuali, specifici del mercato del lavoro inglese. Partendo dai primi, gli attuali meccanismi di finanziamento pubblico ai servizi privati non creano alcun incentivo affinché i proprietari di asili privati assumano forza lavoro meglio qualificata e meglio remunerata. Il governo offre una deduzione fiscale a quei genitori che ricevono dei childcare vouchers dal proprio datore di lavoro. Per i genitori con salari bassi esiste un rimborso fino al 70% del costo di un asilo privato: tuttavia il rimborso non varia in relazione alle caratteristiche qualitative dei servizi offerti. ll copagamento incentiva i genitori a trovare la soluzione più economica, non solo per effettive difficoltà a far fronte alla spesa – un posto part-time in un asilo costa, in media, 400 sterline al mese – ma anche perché è più facile giudicare il prezzo di un servizio che la preparazione dello staff. Le scuole e gli asili ricevono finanziamenti pubblici per offrire le 15 ore gratuite per i bambini di 3 anni. Anche in questo caso però il finanziamento risponde solo al numero di bambini iscritti.

A un sistema di incentivi finanziari molto debole si contrappone un sistema di regolamentazione stringente, incentrato su un curriculum nazionale a cui tutti i servizi – scuole, asili privati e childminders – devono aderire. Esiste inoltre un sistema di ispezioni e verifica della qualità del servizio, i cui risultati sono pubblici e facilmente accessibili online: il genitore può scaricare sul proprio iphone un’application che indica gli asili più vicini e riporta i risultati dell’ispezione più recente. Il 60% dei servizi è giudicato di buona qualità e quindi il sistema serve soprattutto a identificare gli asili i cui standards sono molto bassi. Vi è tuttavia un aspetto che è regolato in maniera meno stringente: i titoli di studio necessari per lavorare in un asilo o come childminder. I requisiti minimi sono di poco superiori alla scuola dell’obbligo. E una recente review sul tema ha ribadito come la formazione professionale per gli addetti al settore sia confusa, di scarsissima qualità e non garantisca che chi lavora con i più piccoli abbia sufficienti competenze in lingua inglese e matematica.

Entrano poi in gioco fattori che riguardano più generalmente il contesto del Regno Unito, caratterizzato da un sistema educativo di tipo tecnico professionale molto debole, marginale rispetto a quello accademico. Questo problema si acuisce nel caso dei servizi per l’infanzia: mancando una tradizione di servizi specializzati, non si è sviluppato un sistema di formazione attinente, e non è emersa una figura professionale riconosciuta, come quella dell’insegnante, della puericultrice o della pedagoga. Si tratta inoltre di un mercato del lavoro in cui c’è poca corrispondenza tra titolo di studio, posizione lavorativa e paga. Per esempio, negli asili privati, non vi è nessuna differenza di salario orario tra chi ha un diploma di scuola dell’obbligo e chi ha un titolo di studio più elevato. Diverse ricerche (2) hanno suggerito come le lavoratrici cambino spesso datore di lavoro in cerca di un asilo che le paghi poco di più – la lavoratrice media non rimane nello stesso posto di lavoro più di tre anni.

Ma perché preoccuparsi dei livelli salariali di chi lavora con i bambini? Gli studi empirici condotti evidenziano come siano solo i servizi di qualità ad avere un effetto sulle capacità cognitive e comportamentali dei bambini (3). E, nonostante le definizioni di qualità varino, la presenza di personale qualificato e specializzato emerge come una condizione essenziale affinché i servizi offrano un ambiente educativo accogliente e stimolante. Nel caso inglese si tratta di insegnanti o dei, pochi, laureati in scienze della formazione primaria. Inoltre, le lavoratrici meglio pagate sono quelle con un turnover più basso e la continuità è un aspetto a cui i genitori, comprensibilmente, danno importanza.

Infine, i lavori di cura, e di cura dei bambini in particolare, sono svolti prevalentemente da donne. É quindi a svantaggio delle donne se questi lavori sono mal retribuiti e/o offrono condizioni lavorative sfavorevoli. Risulta quindi difficile immaginare come l’espansione dei servizi all’infanzia a basso costo possa promuovere le pari opportunità tra uomini e donne in tutti i ceti sociali. Più che di un passaggio delle responsabilità di cura da madri con redditi alti a donne (spesso madri) con scarso potenziale di reddito, c’è bisogno di una redistribuzione di risorse ben più ampia tra uomini e donne, tra famiglie e società e tra stato e mercato.

 

(1) Vi sono delle differenze all’interno del Regno Unito tra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Quanto segue si riferisce all’Inghilterra soltanto, dove vive l'84% della popolazione.

(2) Rolfe, Heather. 2005. Building a stable workforce: recruitment and retention in the child care and early years sector. Children & Society 19 (1):54-65.

(3) Sylva, Kathy, Edward Melhuish, Pam Sammons, Iram Siraj-Blatchford, and Brenda Taggart. 2004. The Effective Provision of Pre-school Education (EPPE) Project : effective pre-school education: a longitudinal study funded by the DfES 1997-2004. Annesley: DfES Publications.


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