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Salute sessuale
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Foto: Unsplash/Jyotirmoy Gupta

Il cammino internazionale sui diritti alla salute sessuale e riproduttiva inizia al Cairo nel 1994 e arriva al vertice di Nairobi del 2019. Il nuovo rapporto della Commissione di alto livello fa il punto sugli impegni presi, verso un futuro globale che includa la salute di tutte

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Lo scorso 10 novembre è stato presentato il nuovo rapporto della Commissione di alto livello sul Summit di Nairobi, la 25esima Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo (Icpd25), intitolato Sexual and reproductive justice as the vehicle to deliver the Nairobi Summit commitments. È il secondo rapporto pubblicato da questa commissione, un comitato consultivo indipendente composto da 26 esperte ed esperti provenienti da diversi settori, incaricato di monitorare i progressi del programma d'azione della Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo e gli impegni presi durante il Vertice di Nairobi che nel 2019, a distanza di 25 anni dalla storica conferenza del 1994, ha riunito i governi e la società civile mondiale per valutare e rilanciare l’impegno globale su salute e diritti sessuali e riproduttivi.

Le Conferenze delle Nazioni Unite, soprattutto quelle organizzate negli anni '80 e '90 del secolo scorso, hanno segnato un percorso diventando pietre miliari per i diritti di donne e ragazze. La società civile rappresentata da Ong di donne e femministe, attiviste ed esperte ha avuto un ruolo fondamentale in questo processo, contribuendo alla creazione di spazi transnazionali di rivendicazione e azione, di dialogo e confronto con l'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Un passo indietro nella storia

Conoscere il processo delle conferenze internazionali su popolazione e sviluppo, significa seguire la storia dei diritti sessuali e riproduttivi a livello mondiale, nonché avere la possibilità di connettere locale e globale, un nesso fondamentale in un presente caratterizzato da profonde crisi. Tutto inizia nel 1994, quando in Egitto si riunirono 179 governi per la Conferenza su popolazione e sviluppo, diventata fondamentale per i diritti e la salute sessuale e riproduttiva, attraverso la definizione di un programma d’azione che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento. La conferenza del '94 ha messo infatti i diritti umani al centro dell’agenda di sviluppo, riconoscendo la salute sessuale e riproduttiva, compresa la pianificazione familiare, come una precondizione per l’empowerment di donne e ragazze, per il pieno godimento dei loro diritti e per il raggiungimento dell’uguaglianza di genere.

Nel 2010 il programma d’azione è stato riaffermato da una serie di approfondite revisioni che culminano, nel 2014, in un quadro di azione per il follow-up dell’Icdp, delineato dall’assemblea generale delle Nazioni Unite. Il documento invitava i paesi a rispettare gli impegni presi al Cairo venti anni prima e ad affrontare le crescenti disuguaglianze e le sfide emergenti.

Nel 2019, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) e il governo del Kenya hanno organizzato il Nairobi Summit on Icpd25: accelerating the promise, una conferenza internazionale che si è tenuta dal 12 al 14 novembre nella capitale, per discutere e concordare azioni volte ad accelerare l’attuazione degli impegni presi al Cairo. Al summit hanno preso parte 9.500 tra delegate e delegati da più di 170 paesi, in rappresentanza di governi, agenzie delle Nazioni Unite, società civile, organizzazioni del settore privato, gruppi di donne, femministe e reti di giovani.

I cinque temi di Nairobi

La questione della salute sessuale e riproduttiva in una prospettiva di genere si è ampliata e ridefinita in quella occasione con la partecipazione, le istanze e le necessità manifestate dalle persone Lgbtqi+ presenti al summit e dall’esplicito posizionamento in tal senso delle Nazioni Unte. Nonostante la sua importanza e gli impegni presi, il summit ha cercato in tutti i modi di proteggere un programma d’azione ancora valido, con molto cammino da fare, ma sotto attacco da parte di governi di destra e conservatori, gruppi religiosi di diversa natura e una parte di società civile che agli stessi valori fa riferimento. Gli impegni presi dai governi sono quindi volti verso una accelerazione nel raggiungimento di quanto si proponeva il programma d’azione.

Cinque sono stati i temi al centro del summit di Nairobi: accesso universale alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi; necessità di finanziamenti per completare il programma d’azione del Cairo; contrasto alla violenza di genere e alle pratiche dannose; sostegno al diritto alla salute sessuale e riproduttiva anche in contesti umanitari, raccolti nella versione finale della Dichiarazione di Nairobi. “Insieme, renderemo i prossimi anni un decennio di azione e di risultati per donne e ragazze, mantenendo al centro di tutto ciò che facciamo i loro diritti e le loro scelte “, dichiarava la direttrice esecutiva di Unfpa, Natalia Kanem.

Cosa dice il nuovo rapporto 

A tre anni di distanza, il nuovissimo rapporto evidenzia dei progressi, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, per esempio tramite la creazione di piani nazionali d’azione per attuare gli impegni presi a Nairobi. Il documento evidenzia come la giustizia nel settore della salute sessuale e riproduttiva sia la chiave per la realizzazione degli impegni presi, mettendo in luce il collegamento con altre battaglie per i diritti umani, come la giustizia climatica, economica e il diritto all’istruzione, applicando un approccio intersezionale che prende in considerazione le molteplici forme di discriminazione, evitando una non realistica suddivisione per compartimenti stagni delle questioni sociali. La giustizia sessuale e riproduttiva al centro del rapporto è un concetto ampio che comprende anche il diritto di avere o non avere figli, il diritto di crescerli in ambienti sicuri e sostenibili e il diritto all'autonomia sessuale e alla libertà di genere.

Una sintesi sugli impegni assunti al Vertice di Nairobi è stata fatta in occasione del lancio del rapporto dalla International planned parenthood Federation (Ippf):

  • Numerosi impegni assunti dai Paesi al Vertice di Nairobi sono in linea con un quadro di giustizia sessuale e riproduttiva. Prestano infatti esplicita attenzione alle popolazioni emarginate e vulnerabili, in particolare alle persone con disabilità, rifugiate, migranti (in particolare alle donne), alle/ai giovani e alle persone anziane.
  • Le popolazioni indigene, le persone di discendenza africana e altri gruppi etnici minoritari hanno ricevuto meno attenzione.
  • Al Vertice di Nairobi è seguita una serie di nuove leggi sui diritti riproduttivi, che suggeriscono una base per un quadro di giustizia sessuale e riproduttiva.
  • L'elevato numero di impegni che danno priorità alla violenza sessuale e di genere offre un potente punto di partenza per promuovere la giustizia sessuale e riproduttiva.
  • Per quanto riguarda gli Impegni globali del Vertice, sono evidenti alcuni miglioramenti nel soddisfare il bisogno insoddisfatto di pianificazione familiare. Ma nessuna regione ha registrato un movimento positivo verso l'azzeramento delle morti materne prevenibili.
  • Un maggiore accesso alla pianificazione familiare non si è ancora tradotto in migliori risultati in termini di salute materna. Si registrano alcuni progressi nell'offerta di informazioni ed educazione sessuale e complete e rispondenti all'età, nonché di servizi a misura di adolescenti, di qualità e tempestivi.
  • Alcune regioni e paesi hanno fatto progressi nel fornire dati aggiornati, di qualità e disaggregati. Occorre fare di più, ma questo crea opportunità per garantire che i dati colgano le sfide che si intersecano e siano utilizzati per informare leggi, politiche e programmi.
  • I finanziamenti nazionali e internazionali sono fondamentali per la giustizia sessuale e riproduttiva, ma continuano a essere in ritardo rispetto agli impegni. Più di 4 miliardi di persone a livello globale non avranno accesso ad almeno un servizio fondamentale per la salute sessuale e riproduttiva nel corso della loro vita.

Preoccupanti tendenze nel Nord globale

Scendendo nei particolari del nuovo report vorremmo sottolineare come si registrano tendenze preoccupanti nel Nord globale, quali ad esempio il ribaltamento della storica sentenza Roe v Wade negli Stati Uniti, che ha riportato la competenza a legiferare sull’aborto ai singoli stati e di fatto cancellato il ricorso all’aborto come diritto costituzionale. Al tempo stesso in Africa e America Latina notiamo progressi per la giustizia sessuale e riproduttiva, ad esempio paesi come l’Argentina, il Messico e la Colombia hanno depenalizzato o legalizzato l’aborto; nel continente africano, il Parlamento del Benin ha votato per una quasi totale legalizzazione dell’aborto, la Repubblica Democratica del Congo, primo paese dell’Africa francofona ad ampliare l’accesso all’aborto, ha approvato delle linee guida per implementare le direttive del Protocollo africano sui diritti delle donne (Protocollo di Maputo).

In sintesi, nonostante i progressi, i tre anni successivi al Summit di Nairobi hanno anche presentato grosse sfide al raggiungimento degli impegni sottoscritti, soprattutto a causa della grave crisi sociale, economica e sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19. Rimane dunque fondamentale ribadire l’importanza dei diritti sessuali e riproduttivi come prerequisito al godimento di tutti gli altri diritti umani, nonché l’urgenza di rispettare gli impegni presi in materia di giustizia sessuale e riproduttiva.

L'Italia in ritardo sugli impegni di Nairobi

Nel nostro paese, si può constatare come sia ancora lontana la piena attuazione degli impegni di Nairobi e del Programma d’Azione dell’ICPD.

Ad esempio, per quanto riguarda l’accesso alla contraccezione, sia in termini di disponibilità di una corretta e diffusa informazione, sia di una variegata e pubblica offerta di metodi contraccettivi, si denotano carenze nell’uniformità della qualità dei servizi offerti, che varia di regione in regione. Nel Contraception Atlas europeo del 2022, l’Italia si attesta ad un punteggio di 59,3% complessivo nell’accesso ai metodi contraccettivi e ai livelli di informazione reperibili, posizionandosi molto più in basso rispetto ad altri paesi europei.

I consultori familiari, le strutture sanitarie deputate all’assistenza multidisciplinare per la salute sessuale e riproduttiva, risultano essere fortemente depotenziati, come evidenziato da una ricerca dell’Istituto superiore di sanità del 2019. L’accesso all’aborto, regolato dalla legge 194/78, risulta fortemente ostacolato dall’elevata percentuale di personale medico obiettore di coscienza: la media nazionale di ginecologi obiettori si attesta al 67%, con punte di oltre 80% in regioni come Basilicata, Campania, Molise e Sicilia. Queste criticità, esasperate ulteriormente dalla crisi pandemica, evidenziano l’importanza di mantenere alta l’attenzione sui diritti e la salute sessuale e riproduttiva, tassello fondamentale di una società equa e inclusiva.

Come sottolineato dal report della Commissione di alto livello sul summit di Nairobi, realizzare la giustizia sessuale e riproduttiva significa non solo rispettare e ampliare i diritti sessuali e riproduttivi, ma anche affrontare una distribuzione iniqua di potere e risorse, porre fine alla marginalizzazione e all’esclusione, garantire a tutte e tutti una piena autodeterminazione: questi sono prerequisiti fondamentali per rispettare e rendere concreti gli impegni di Nairobi e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

Verso la trentesima conferenza del 2024

A tre anni dal Vertice di Nairobi e in vista della trentesima conferenza internazionale che si terrà nel 2024 vogliamo sottolineare la necessità di colmare i divari esistenti, provvedere a quanto con la pandemia da Covid-19 è stato bloccato o ha subito un arretramento ma anche pensare all'audacia di un rilancio dei diritti e della salute sessuale e riproduttiva, dell'autonomia corporea e della libertà dalla violenza di genere.

Tutto ciò è oggi messo in pericolo da venti conservatori e di destra e anche da quanto sta accadendo in diversi paesi attraversati da crisi, conflitti e guerre, pensiamo all'Afghanistan, all'Etiopia e all'Ucraina. In questi paesi ridotti in condizioni insostenibili e inaccettabili per milioni di persone, l'accesso all'assistenza sanitaria e alla salute sessuale e riproduttiva è ostacolato, impedito quando non impossibile.

Il 2023 deve essere un anno improntato ad affrontare la necessità cruciale di giustizia sessuale e riproduttiva con un approccio femminista e intersezionale che permetta alla persone di avere un punto di partenza per decidere del proprio corpo e immaginare il futuro.

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