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Senza
casa

Foto: Unsplash/ sebastiaan stam

In Europa le persone che dormono in strada sono aumentate del 70 per cento in dieci anni. Il World Big Sleep Out ha coinvolto oltre 50 città del mondo, l'obiettivo: dormire fuori per puntare l'attenzione su diritto alla casa e accoglienza. Un resoconto dalla Spagna, dove le donne tra i senzatetto sono in aumento

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Dormire una notte all'aperto. Senza un letto, senza la riservatezza di un bagno, senza acqua corrente, senza luce. L'idea del World Big Sleep Out lanciata in oltre 50 città del mondo è stata quella di radunare quante più persone disponibili a passare una notte in strada, per protestare e dare visibilità a tutti i senzatetto.

In Spagna, tra i paesi che hanno aderito all'iniziativa, più di mille persone si sono riunite la notte del 7 dicembre presso il Matadero di Madrid, un ex mattatoio convertito a spazio culturale, per celebrare una Noche sin Hogar, una notte senza casa.

Quale accoglienza, il caso spagnolo

Secondo i risultati di un'indagine svolta in Spagna ogni due anni dall'Instituto Nacional de Estadística (Ine) i centri di accoglienza per i senzatetto hanno ospitato in media 18.001 persone al giorno nel 2018, di cui il 25,4% (4.566) erano donne. Questo dato è superiore del 9,5% rispetto a quello registrato nel 2016. In totale sono stati 742 i centri per l'accoglienza, il 7,4% in più del 2016, aperti dal lunedì al venerdì, alcuni anche durante il fine settimana. La capacità della rete di alloggio è stata di 20.219 posti letto al giorno per il 2018, ma solo 6.742 rientrano nell'offerta pubblica, 13.477 sono gestiti da privati.

L'occupazione media dei centri per l'alloggio temporaneo ha raggiunto l'89%, una percentuale molto elevata. Tuttavia i dati di questa indagine non catturano la realtà delle persone senzatetto che non sono tradizionalmente fruitori di centri pubblici o strutture private, come tutte quelle costrette a dormire per strada, in alloggi non sicuri o inadeguati.

Dalla strada a una casa

Si calcolano circa 11mila senzatetto che non hanno accesso a strutture di accoglienza e il sistema spagnolo di protezione sociale dimostra di essere insufficiente per soddisfare le esigenze di chi è costretto a vivere in strada.

Dal 2014 in Spagna esiste una strategia nazionale per combattere il fenomeno, il programma Housing First, un metodo che ha come idea base quella di fornire un alloggio permanentemente accessibile a coloro che si trovano nella situazione peggiore e di mettere a loro disposizione il supporto necessario per mantenerlo. L'idea di Housing First, pensata negli Stati Uniti venti anni fa dall'organizzazione Pathways to Housing, è oggi diffusa, con successo, nei paesi del nord Europa. Il programma affronta il problema dei senzatetto secondo un modello di assistenza basato su una scala: dalla strada a un ostello, dall'ostello a una sistemazione temporanea e, come ultimo passo, una casa permanente. Alla fine di questo lungo processo, però, in Spagna, un'alta percentuale di persone ritorna in strada, dimostrando che l'applicazione magica di un modello, senza una politica sociale che persegua e preservi il diritto alla casa per tutta la cittadinanza, non sempre funziona.

Un processo di esclusione più ampio

Senzatetto è un sostantivo relativamente recente, parole come mendicante, indigente, emarginato o vagabondo sono state usate e sono ancora in uso come sinonimi, di solito accompagnate da connotazioni negative che facilitano la condizione di esclusione sociale.

La definizione di senzatetto attualmente utilizzata considera, oltre alla privazione materiale, anche gli aspetti sociali, familiari, emotivi o psicologici associati all'assenza di legami comunitari e di reti di sostegno. Nelle rilevazioni si fa riferimento alla tipologia ETHOS (European Typology of Homelessness and Residential Exclusion) sviluppata nel 2005 dalla Federazione delle associazioni nazionali che lavorano per i senzatetto (Feantsa). Questa definizione descrive il fenomeno dei senzatetto come un processo e non come un evento statico. Invece di limitarsi a parlare di singole persone senzatetto, si utilizza un approccio più ampio, il che significa smettere di porre l'attenzione sulla persona, per spostarla sul sistema sociale che esclude e lascia fuori molte persone.

La casa, diritto fondamentale garantito dall'articolo 47 della costituzione spagnola, è indispensabile per qualsiasi progetto di vita. In Spagna nel 2018 sono state migliaia le famiglie colpite da uno dei 59.671 sfratti, il 63% dei quali avvenuti a seguito dell'avvio della legge sugli affitti urbani e un altro 32% a seguito di pignoramenti. Avere una casa è uno strumento imprescindibile per essere parte della società e potere esercitare i propri diritti. Spesso per chi finisce nella condizione di senzatetto è impossibile ottenere la tessera sanitaria, quindi una adeguata assistenza, o anche poter esercitare il diritto di voto alle elezioni.

700mila in Europa

Le cifre denotano un aumento della dimensione di questa realtà. Secondo i dati dell'ultimo rapporto Feantsa, in Europa ci sono 700mila tra cittadini e cittadine che non hanno un posto dove dormire o che dormono in strutture di emergenza o temporanee, il 70% in più rispetto a dieci anni fa. In Spagna per individuare le azioni necessarie per lo sradicamento dei senzatetto, servirebbe innanzitutto migliorare le rilevazioni predisposte dall'Ine, aumentarne la frequenza e progettare una metodologia di conteggio universale da utilizzare in tutti i comuni del paese.

Dalle stime più prudenti pubblicate nello studio Strategia nazionale globale per i senzatetto[1] che valuta in 31mila le persone senzatetto, a quella della Caritas spagnola che ne calcola almeno 40mila – e tenendo conto del fatto che la rilevazione dell'Ine contempla anche centri che non sono considerati alloggi specifici per senzatetto, come i luoghi destinati alle donne vittime di violenza di genere o i centri per immigrati – non si riesce a ottenere la reale copertura del fenomeno, né a quantificare la più grave esclusione sociale che, al suo estremo, porta chi la subisce a dormire per strada in situazioni di forte vulnerabilità. Secondo i dati dell'Osservatorio dei crimini d'odio contro i senzatetto (Hatento) il 47% di senzatetto ha subito un crimine d'odio e l'87% di questi attacchi non è stato denunciato.

Donne senza casa

Una situazione ancora più ostile per le donne, che sono una minoranza, soprattutto nei rifugi o negli appartamenti della rete di accoglienza. Le donne sono meno degli uomini, circa il 14% del totale, tuttavia questo dato non può essere letto come una bassa presenza delle donne nell'esclusione residenziale, ma piuttosto come il contrario.

Quantificando il numero di donne che vivono in alloggi non sicuri – sotto la minaccia di sfratto, in condizioni di insicurezza, in subaffitto, con una occupazione illegale – o sotto la minaccia di violenza maschile da parte del partner o della famiglia, si raggiunge un numero molto più alto di quello degli uomini. Le donne resistono il più possibile prima di finire per strada, alcune di loro, avendo figli, possono sperare di beneficiare di sistemi di protezione, ma tutte sanno bene che quando rimangono senza un posto dove andare, sono più danneggiate e più esposte alle violenze. Sempre secondo i dati dell'osservatorio Hatento, quasi il 15% delle donne che vivono in strada sono state aggredite sessualmente e il 60% sono state vittime di un crimine d'odio.

Donne in aumento tra i senzatetto

La realtà di Barcellona e Madrid conferma una situazione in via di peggioramento. Nella capitale, nel 2017 le donne rappresentavano il 14,5% del totale delle persone seguite in strada dal Samur Social, il Servizio Sociale di Attenzione Comunale alle Emergenze Sociali, nel 2018 erano del 16,2%. A Barcellona, secondo i dati del Comune, l'aumento del numero di persone rilevate per strada tra il 2016 e il 2018 è stato maggiore per le donne che per gli uomini. Le donne sono passate da 199 a 329, con un aumento del 65%, gli uomini da 1.475 a 2.123, con un aumento del 44%.

I ruoli di genere hanno una loro influenza in queste percentuali. Le donne per una maggiore capacità di stabilire legami, spesso proprio per il lavoro di cura che svolgono all'interno dei nuclei familiari, riescono a mantenere più a lungo una rete sociale che sia loro di supporto. Questo comporta, però, che quando alle donne non resta altra possibilità che vivere per strada, ci arrivano psicologicamente più provate, spesso con problemi di salute mentale, o di dipendenza, e con una bassa autostima.

Le persone senzatetto sono un gruppo facilmente attaccabile, esposte agli occhi di tutti. Spesso si assiste a una loro criminalizzazione, perché considerate colpevoli della situazione in cui si trovano. Nel caso delle donne il rischio è duplice: perché senzatetto e perché donne, si diventa un bersaglio più facile per discriminazioni e aggressioni. 

Note

[1] ENIPSH, 2015-2020

Riferimenti

Estrategia Nacional Integral para Personas sin Hogar 2015-2020, approvata dal Consiglio dei ministri il 6 novembre 2015

Ine, Nota stampa 26 settembre 2019