Articololavoro

Un desiderio
chiamato lavoro

La lontananza tra il lavoro desiderato e quello effettivo delle donne italiane: una mappa numerica dei sogni, tracciata prima della crisi ma ancor più valida oggi. Dalla quale emerge un dato: tra le non-occupate è molto forte la richiesta di un posto part-time

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In Italia le cifre sul lavoro femminile sono, si sa, allarmanti. La percentuale di donne occupate si attesta intorno al 46% , contro il target (non raggiunto) di Lisbona al 60%1. Diverse motivazioni possono essere alla base di tale evidenza. In particolare, la bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro può essere il frutto di decisioni personali e familiari, oppure può essere determinata dal contesto economico e, nello specifico, da elementi di rigidità del mercato del lavoro2. Un'indicazione riguardo la distanza tra preferenze ed offerta di lavoro effettiva emerge da un nostro recente studio (Rossi e Trucchi, 2011) che utilizza i dati di Banca d’Italia (SHIW) per il 2004 e confronta la partecipazione al mercato del lavoro e la sua intensità con l'offerta di lavoro "desiderata". Per l’anno 2004, infatti, la banca dati presenta non solo informazione riguardo al numero di ore lavorate ma anche quelle desiderate. Nel nostro campione, il 60% delle donne tra 25 e 45 anni lavora.

 La tabella 1 mostra la media di ore desiderate e osservate tra le donne che lavorano e non, selezionando le donne più giovani del campione, sotto i 35 anni. Tra le lavoratrici (prima sezione della tabella), le ore osservate differiscono in media da quelle desiderate di poco più che un’ora. Non si osservano pertanto grossi elementi di diversità tra la intensità di partecipazione osservata rispetto a quella voluta. Se invece ci concentriamo sulle donne che sono fuori dal mercato del lavoro (secondo panel della tabella), osserviamo che il oltre il 50% di loro vorrebbe cambiare il proprio status lavorativo e lavorare. La percentuale è oltre il 60% se guardiamo le donne senza figli e scende sotto a poco più di 40% selezionando solo le madri con due figli o più. Guardando alla variabilità geografica, si nota una significativa differenza tra Nord e Sud: Mentre nelle regioni settentrionali il 43% delle donne che non lavorano vorrebbe farlo, nelle altre regioni tale percentuale supera ampiamente il 50%3. Si segnala perciò una distanza tra il benessere desiderato e quello osservato dovuto a frizioni nel mercato del lavoro che lascia quasi la metà delle donne fuori da esso.

L'offerta di lavoro di chi già partecipa al mercato del lavoro è però molto diversa da chi è fuori dal mercato. Le ore desiderate da coloro che non partecipano (ma vorrebbero) sono circa 28 contro le 33 ore di coloro che lavorano. Ciò sembra evidenziare attitudini al lavoro molto diverse. Più dettagliatamente, la figura 1 (posta in fondo a quest'articolo) rappresenta graficamente la distribuzione delle ore desiderate e osservate per le donne under 35. Insieme ad una pronunciata differenza nella percentuale di coloro che non lavorano e di coloro vogliono restare fuori dal mercato del lavoro (24% vs 41%), la figura mostra come l'elevata percentuale di donne che desiderano un lavoro part-time (20 o 30 ore settimanali) non si rifletta nella diffusione di tali forme contrattuali4: contro il 33% delle donne che dichiarano di voler lavorare un numero di ore settimanali compreso tra 20 e 30, solo il 15% delle donne ha occupazioni con simili orari. E’ utile osservare, a questo proposito, che non solo esiste una esigenza non soddisfatta di lavoro part-time ma anche un desiderio di lavoro full-time che il mercato non offre. Il 33% delle donne che non lavora ma vorrebbe ha come target dalle 35 alle 40 ore settimanali.

Analizzando poi l'effetto della composizione del nucleo famigliare, la tabella 1 mostra come la presenza di figli abbassi la richiesta di ore desiderate e effettive di lavoro, oltre che la partecipazione. La maternità viene confermata come una principale causa di allontanamento dal mercato del lavoro (Rapporto ISFOL, 2009). Con due figli la partecipazione desiderata scende dal 60% circa al 45% mentre avere un solo figlio non sembra essere incisivo sulla volontà desiderata di partecipazione al mercato del lavoro. Riguardo alle ore desiderate di coloro che non partecipano al mercato del lavoro, la differenza dell’intensità di lavoro differisce di circa dieci ore a settimana per chi ha più di due figli rispetto a chi è senza.

In un recente lavoro sui vincoli di liquidità e la partecipazione femminile, guardiamo all’effetto che le restrizioni sul mercato del credito hanno sull’offerta di lavoro. Una via per allentare i vincoli di liquidità, ossia il mancato o parziale accesso al credito, è quella di fornire più lavoro così da incrementare i propri redditi. Questo canale sembra essere precluso alle donne, che una volta fuori dal mercato del lavoro, difficilmente riescono a lavorare la quantità di ore di lavoro volute. L’esiguo tasso di occupazione femminile riduce il benessere delle donne in quanto allontanate dal mercato del lavoro, pur non rispecchiando, almeno per un buon numero di esse, una loro volontà. Inoltre, la possibilità di accedere al mercato del lavoro con difficoltà rafforza le negative conseguenze di uno spesso negato o difficoltoso accesso al mercato del credito, corroborando così la vulnerabilità delle donne di fronte a shocks.

Figura 1. Ore di lavoro desiderate e osservate - donne under 35


 

 

Riferimenti bibliografici

Campa, P., Casarico, A. e Profeta, P (2011) "Gender Culture and Gender Gap in Employment," CESifo Economic Studies, Oxford University Press, 57(1).

Mercato del lavoro e politiche di genere, 2009-2010. Isfol

Rossi M e S. Trucchi, 2011, “Liquidity constraints and labor supply”, CeRP mimeo

 

 

 

1 Secondo il Rapporto Isfol solo nella fascia di età tra i 35 e i 44 anni il tasso di occupazione femminile supera la soglia del 60%.

2 In questa direzione, il recente lavoro di Campa et al. (2011) sottolinea come il lato della domanda di lavoro svolga un ruolo cruciale nel determinare il contesto culturale e, di riflesso, il gap tra offerta di lavoro maschile e femminile.

3Tale risultato va interpretato alla luce delle differenze nel tasso di occupazione femminile che è, nel nostro campione, 78% al Nord e 30% al Sud. Il tasso di partecipazione desiderato resta comunque notevolmente inferiore nelle regioni meridionali (64%) rispetto a quelle settentrionali (84%).

4 E' importante sottolineare che la nostra analisi si basa su dati riferiti al 2004. Cio' implica che l'estensione effettiva del part-time potrebbe essere sottovalutata. Secondo Employment in Europe, infatti, la quota del part-time fra le donne italiane è cresciuta di 3 punti dal 25 al 27.9, valore molto vicino alla media europea (in Europa l'incremento tra il 2004 e il 2008 è stato molto minore, ossia 1.1 punti percentuali ).