Di ritorno da Paestum

"Primum vivere", la due-giorni su politica e femminismi. Un breve resoconto di quello che si è detto e proposto all'incontro nazionale di Paestum del 6 e 7 ottobre

paestum 2012 , donne, femminismo“Primum vivere anche nella crisi: la rivoluzione necessaria. La sfida femminista nel cuore della politica”: sin nel titolo l'incontro di Paestum del 6 e 7 ottobre 2012 si rifà all’incontro nazionale avvenuto trentasei anni fa in presenza di alcune di quelle femministe che, insieme all’Associazione Artemide, hanno pensato e organizzato anche l’appuntamento dello scorso week end. Si tratta, quindi, di un ritorno in un luogo simbolico, per riprendere o meglio continuare a ragionare insieme su temi che interrogano le donne di ieri e di oggi in merito alle loro vite. Nella crisi in maniera rinnovata e urgente. I lavori hanno preso il via all’insegna della “buona politica” con interventi ad alzata di mano per assecondare il “pensiero che nasce dall’ascolto dell’altra, al di là di ogni competizione e aggressività”, per dirla con le parole di Lea Melandri.

Nel pomeriggio del sabato la discussione è continuata in nove gruppi di confronto, non più incentrati su tematiche prestabilite come pensato inizialmente, ma aperti alle sollecitazioni e alle istanze delle presenti. Diversi temi sono emersi. La rappresentanza con riferimento alla formula del 50 e 50: invocata e irrinunciabile per alcune, superflua e inefficace per altre. La relazione con le istituzioni e le donne che ne fanno parte. L’andamento carsico del femminismo. Il rapporto tra diverse generazioni di donne e femminismi. La precarietà endemica e l’incertezza del reddito e del lavoro. La mancanza di riconoscimento reciproco e di contaminazione fra i diversi movimenti delle donne. “Assumere la necessità del conflitto” è per molte un percorso necessario per giungere a un confronto profondo e un’elaborazione condivisa.

paestum 2012 , donne, femminismo, pat carraDomenica mattina ha avuto luogo una nuova riunione dell'assemblea plenaria, per tentare di condividere, attraverso interventi brevi, le riflessioni emerse dagli incontri avvenuti nella giornata di sabato. Nella discussione ha trovato spazio preponderante la questione della rappresentanza riducendo il tempo di approfondimento degli altri temi, ma rispondendo a un’esigenza diffusa. Emerge sulle altre la necessità di aprire un dialogo con le donne delle istituzioni, di ridisegnare i margini della contrattazione politica. La presenza delle donne nelle istituzioni – viene sottolineato da alcune fra cui Alessandra Bocchetti – va ridefinita in termini di responsabilità collettiva, più che di desiderio individuale. La formula del 50 e 50 è stata interpretata da molte non come fine, ma come mera tattica. Marina Terragni a questo proposito ha parlato di rappresentanza come “riduzione del danno” e come “trucco” da non abbandonare. Diversi interventi hanno convenuto sul fatto è importante trovare un nuovo modo per portare i temi delle donne anche nei luoghi decisionali.

La relazione fra le generazioni sembra funzionare meglio nella pratica del “fare cose” insieme, piuttosto che nell’elaborazione del pensiero. La difficoltà nell’affrontare la complessità del rapporto intergenerazionale ha portato alcune a ridurre, e quindi ad appiattire, differenze sostanziali attraverso una visione onnicomprensiva e poco concentrata sull'emergenza che pesa sulle più giovani dei temi della contemporaneità: primo fra tutti il precariato. È stata proposta, infatti, una visione universalistica che descrive tutte le femministe come “storiche” in quanto partecipi dello stesso tempo, indipendentemente dal fattore anagrafico. Diversi sono i temi riportati all’attenzione dell’assemblea come mancanti o non approfonditi a sufficienza: la sessualità, la violenza sulle donne, il rapporto con altri movimenti femminili, la legge 194, il diritto all’autodeterminazione, l’attacco ai luoghi delle donne. Verso la fine dell’assemblea si è tentato di restituire risposte concrete, tra cui la proposta di dare vita a spazi di confronto – fra cui il blog “paestum2012” – e a un’agenda politica largamente condivisa, per immaginare nuovi sentieri da percorrere insieme, anche attraversando il conflitto, ma senza negare le molteplici differenze che intercorrono tra le donne, che non possono esaurirsi nella “norma” che in questi incontri è, per dirla con le parole usate da Mercedes Frias – donna nera e migrante – la “bianca sessantenne”. Parole che aprono la sfida per l'agenda futura in nome dell’apertura alle differenze e a tutte quelle donne rimaste altrove.

 

Il logo dell'iniziativa è di Pat Carra. La foto è ripresa dal blog di Marina Terragni