Ragazze, che c'è in tv?

Gli stereotipi della tv popolar-tradizionale; le finte aperture dei reality; la voce degli esperti, sempre maschi. I risultati di un osservatorio di genere sulla nostra tv

I media possono essere considerati uno specchio del mutamento sociale? Le trasmissioni del palinsesto quotidiano del 2010 sono innovative o permeate da tradizionalismi? L’offerta televisiva si è adattata alla diversificazione della domanda? Ha recepito il mutamento  delle modalità di convivenza e dei rapporti tra generazioni, le trasformazioni delle identità di genere, le contaminazioni etniche e religiose?

Il nostro contributo cercherà di rispondere a queste domande sulla base delle riflessioni contenute nel volume “TV a nudo. Stereotipi, valori ed intrattenimento televisivo” recentemente pubblicato (Ruspini, 2010). Il libro raccoglie le analisi di trasmissioni televisive che sono state presentate e discusse durante il corso “Generi, generazioni e istituzioni della vita quotidiana” (ottobre-dicembre 2009), laurea magistrale in Sociologia, università di Milano-Bicocca. Si tratta dunque di un testo scritto da un gruppo (il nostro) di studentesse e studenti, nato dal desiderio di comprendere e interpretare i messaggi e le immagini veicolate dal medium televisivo, con l’obiettivo di decostruirne i principali stereotipi. Questo libro ha  rappresentato per noi studenti la possibilità di mettere in pratica le conoscenze apprese a lezione e al contempo l’opportunità di partecipare in prima persona a un lavoro di équipe che ci ha permesso di comprendere e capire “come si lavora”.

Le trasmissioni da noi analizzate si suddividono in tre aree: a) “TV popolar-tradizionale” che comprende Mattino in famiglia, Mezzogiorno in famiglia e La prova del cuoco; b) “TV della realtà” nella quale sono state analizzate Uomini e donne, Grande fratello e L’isola dei famosi; c) “TV degli esperti e di nicchia” che riflette su TV talk, Tutto benessere e Tatami. La metodologia da noi utilizzata è la tecnica dell’analisi documentaria applicata a documenti mediatici. Per fare ciò abbiamo costruito griglie interpretative per la rilevazione di alcune caratteristiche delle trasmissioni esaminate (rete e fascia oraria di trasmissione, anno di produzione, genere, target…) e del profilo dei personaggi (genere, ruolo, aspetto fisico etc.) e, infine, una voce aperta per annotare osservazioni utili a cogliere elementi specifici nella rappresentazione dei ruoli di genere e delle relazioni tra etnie e generazioni.

Partiamo dalla “TV popolar tradizionale”: essa risulta fortemente permeata da modelli tradizionali di genere e generazione; da un’immagine dell’Italia frammentata e composta principalmente da realtà periurbane; dalla rappresentazione della famiglia eterosessuale come l’unica “possibile” e dalla costante presenza di valori religiosi di matrice cattolica. In particolare, la donna è rappresentata come una figura pregna di stereotipi: è emotiva, sensibile, moglie, madre, casalinga e il lavoro di cura ricade totalmente e “naturalmente” sulle sue spalle. La sua immagine è altresì incatenata all’ideale estetico della giovinezza e della magrezza. Fanno eccezione le rappresentazioni dei due sommelier ne La prova del cuoco che paiono costituire un elemento di parità tra i generi. Alcune trasmissioni, come Mezzogiorno in Famiglia, tentando di mistificare la subordinazione femminile propongono una parità forzata tra ruoli e generi femminili e maschili. I giovani presenti nelle trasmissioni rinforzano la visione tradizionalista del possesso di conoscenza: gli adulti sono sempre (e doverosamente) impegnati a “insegnare” ai più giovani. I contesti locali celebrati in Mattino in Famiglia e Mezzogiorno in Famiglia danno vita a un’immagine frammentata e provincial-idilliaca del nostro Paese a scapito di una visione più al passo con i tempi, unitaria e che non dimentica le aree urbane e metropolitane e il loro crescente ed innegabile peso nel processo di rinnovamento culturale. In ultimo, i valori cattolici in sottofondo premono verso un’immagine esclusiva della famiglia: quella eterosessuale. Non sono infatti mai rappresentate famiglie omosessuali, miste, monogenitore. La forte presenza di elementi religiosi è in linea con il fatto che l’Italia è uno paese a netta predominanza cattolica (Sciolla, 2004). Tuttavia ciò ostacola il mutamento verso politiche laiche, che considerano il cittadino in quanto tale e non subordinato a dogmi religiosi.

Nella “TV della realtà” si assiste a piccoli (e talvolta goffi) tentativi di innovazione e sperimentazione soprattutto in relazione al concetto di genere. Parliamo per esempio della presenza di omosessuali e transessuali nelle trasmissioni Grande fratello e L’isola dei famosi. La sola introduzione di queste nuove identità di genere e di questi nuovi orientamenti sessuali rappresenta senza dubbio un passo importante in grado di rendere conoscibile un universo di comportamenti e di senso tradizionalmente celato e nascosto. Ma la rappresentazione di queste identità resta fortemente ancorata ad antichi stereotipi. Ad esempio Maicol del Grande Fratello è effeminato, fa shopping con le amiche, accudisce i bambini, è emotivo e si occupa dei lavori domestici. Oppure la figura di Gabriele: transessuale problematico e sfortunato che assume i tratti stereotipati del genere al quale ambisce appartenere. Così, se da un lato si può parlare di innovazione, in quanto possiamo, per esempio, ricondurre l'identità di Maicol a quella del new man l’uomo espressivo, sensibile, “addomesticato” (Boni, 2004); dall’altro è doveroso sottolineare che le rappresentazioni fornite perdono il loro carattere originale poiché rimandano alle immagini stereotipate e cristallizzate di ciò che si pensa l’omosessuale (o il transessuale) debba essere (tralasciando ciò che veramente è). Anche in questo caso vengono consolidati gli stereotipi di genere che vedono la donna più esposta ad un giudizio negativo, come nel caso di Uomini e donne, e viene riproposta la famiglia tradizionale eterosessuale. Nella tv dei reality show una parziale eccezione pare rappresentata da L’isola dei famosi che, al fianco dei tradizionali modelli di genere, la donna oggetto, ne introduce di nuovi: ad esempio l’uomo “oggetto”.

Infine per quanto riguarda la “TV degli esperti” è indispensabile sottolineare la presenza di cliché tradizionali di genere e generazione. L’uomo conduce programmi “seri” e slegati dall’emotività (TV talk), mentre la donna si occupa principalmente di temi delicati, intimi, legati alle emozioni e ai sentimenti (Tatami). Il ruolo di esperto resta una prerogativa maschile e le donne competenti sono sottorappresentate tanto che «lo scarto esistente tra la realtà e il mondo dipinto dai media viene visto come una macchinazione ideologica capace di frenare il processo di emancipazione femminile» (Capecchi, 2007, p. 5). Il ruolo di esperto non è definito solo dall’essere maschio o femmina ma anche dall’essere giovane o adulto: i professori uomini, anagraficamente maturi, sono ancora una volta contrapposti alle nuove generazioni apprendiste e inesperte. Le trasmissioni poggiano quindi su dualismi tradizionali: uomo/donna e adulto-esperto/giovane-apprendista. Va però sottolineato che la trasmissione Tutto benessere rappresenta una seconda eccezione, in quanto non paiono veicolati particolari stereotipi, almeno per quanto riguarda il genere.

Come si evince da queste poche righe i risultati delle nostre analisi ci portano a concludere che il panorama televisivo italiano propone valori e modelli comportamentali per lo più legati al passato e sempre meno presenti nella realtà contemporanea. I cambiamenti nei ruoli di genere, la crescente occupazione e indipendenza femminile, la consapevolezza del ruolo educativo e affettivo dei padri e l’intraprendenza giovanile non trovano il giusto spazio all’interno delle rappresentazioni televisive. In questo modo il medium generalista per eccellenza propone un significato univoco, quindi non ambiguo, al fine di fare ordine, offrendo una falsa semplicità della realtà (Magaraggia, 2007).

Con la volontà di proseguire il progetto di ricerca nato con la pubblicazione di “TV a nudo” stiamo lavorando alla creazione del laboratorio di riflessione sui media “In Chiaro” che avrà sede nel Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca. L’obiettivo del laboratorio, che si propone di diventare uno spazio aperto e interdisciplinare, è il monitoraggio e l’analisi del palinsesto televisivo italiano per comprendere il rapporto tra media e mutamento sociale. La gestione di tale spazio sarà affidata a studentesse e studenti del corso magistrale in Sociologia della nostra università.

 

 

Riferimenti bibliografici

Boni F. (2004), Men's help. Sociologia dei periodici maschili, Roma, Meltemi.

Capecchi S. (2007), “Che donna sei? Modelli femminili proposti dai media (e dibattiti in corso)”, in G. Grossi e E. Ruspini (2007, a cura di), Ofelia e Parsifal. Modelli e differenze di genere nel mondo dei media, Milano, Cortina.

Magaraggia S. (2007), “L’albero di Antonia. Donne e uomini alla luce della feminist film theory” in G. Grossi e E. Ruspini (2007, a cura di), Ofelia e Parsifal. Modelli e differenze di genere nel mondo dei media, Milano, Cortina.

Ruspini E. (2010, a cura di), TV a nudo. Stereotipi, valori ed intrattenimento televisivo, Roma, Carocci.

Sciolla L. (2004), La sfida dei valori. Rispetto delle regole e rispetto dei diritti in Italia, Bologna, Il Mulino.