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Occupate a metà

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Guadagnano meno degli uomini, sono più soggette al part-time involontario e a orari ridotti, conciliano più dei colleghi, dedicano alle attività domestiche circa 3 ore in più dei compagni. È il ritratto delle occupate italiane che emerge dall'analisi appena diffusa dall'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp) e curata da Tiziana CanalValentina Gualtieri.

Partendo dal record storico del tasso d'occupazione femminile al 49,1% registrato nel terzo trimestre del 2017 (un record storico per l'Italia ma ancora molto lontano dalla media europea, che è oltre il 65%) l'analisi passa in rassegna alcuni punti che continuano a caratterizzare il divario di genere nel lavoro retribuito e non. 

Il confronto è tra uomini e donne al lavoro nel periodo tra il 2008 e il 2016 e riguarda alcuni aspetti in particolare: il tasso d'occupazione; la soluzione del part-time, anche nella sua componente di involontarietà; le ore lavorate; le retribuzioni, il work life balance.

Lo studio ribadisce la necessità di proporre, nel nostro paese, interventi e politiche di tipo strutturale per favorire l’occupazione femminile – ad esempio politiche di investimenti sociali – e non più strumenti 'stagionali' – vedi i vari bonus bebè, finanziamenti spot per l'imprenditoria femminile, bonus per le assunzioni femminili – che rischiano di essere 'analgesici' in grado di produrre effetti solo nel breve termine, agendo ancora una volta sui sintomi e non sulle cause.

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