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Otto racconti per le donne nelle STEM

Foto: Unsplash/CDC

Una raccolta di racconti dedicata alla ricercatrice e docente di microbiologia dell’Università di Aberdeen Stefania Spanò, scomparsa prematuramente nel settembre del 2019. Si tratta di Non siamo sole. Otto storie di solidarietà femminile (Galaad, 2022) a cura di Massimiliano Baldassarre, un libro che andrà a finanziare, con parte dei proventi delle vendite, la borsa di studio Stefania Spanò, bandita dal 2019 dalla Fondazione Abruzzese per le Scienze della Vita Onlus.

Della durata di sei mesi, la borsa ha cadenza annuale ed è riservata a ricercatrici di origini abruzzesi e molisane – le stesse di Spanò – impegnate nel campo della biologia cellulare o della microbiologia molecolare, con l’intento di contribuire alla carriera delle donne nel settore delle STEM (dall’inglese Science, Technology, Engineering, Mathematics). 

“In controtendenza con la rivoluzione tecnologica che il mondo sta attraversando, persiste un ben noto gap di genere relativo al numero di iscritti ai percorsi di studio di questo tipo” commenta Marina De Angelis, economista ricercatrice post-doc presso l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp) e tra le curatrici del Laboratorio “Minerva” su disuguaglianze e diversità di genere della Sapienza Università di Roma, che il 29 settembre presenterà il libro a Roma proprio all'interno del laboratorio Minerva. 

“In Italia, su 100 donne laureate, solo 16 hanno un titolo in discipline STEM contro 35 uomini” continua De Angelis citando i dati Istat 2021 riportati dal rapporto We Stem for Our Future di WeWorld: “la popolazione femminile si trova, dunque, in parte esclusa da questo cambiamento epocale. Le motivazioni che sono dietro a tale gap sono strettamente collegate a motivi culturali e alle discriminazioni perpetuate nel mercato del lavoro. Oltre a penalizzare le donne stesse, la loro assenza è pregiudizievole sia in termini economici, sia perché manca il loro contributo rispetto alle sfide globali - come quella climatica e sanitaria - che stiamo vivendo”.

Guardando all’ambito universitario e della ricerca, dice ancora De Angelis, “tale fenomeno risulta ingigantito dalle enormi difficoltà che notoriamente riguardano la realizzazione dei percorsi di carriera, a discapito delle dirette coinvolte e dei risultati raggiungibili nelle discipline STEM”. Serve quindi prima di tutto un cambiamento culturale, e in questa direzione vanno le iniziative come la borsa di studio Stefania Spanò che, incentiva e incoraggia le aspirazioni di giovani donne a perseguire percorsi di ricerca in contesti internazionali ed altamente specializzanti, ricordando quello di una scienziata determinata e di talento.

La carriera di Stefania Spanó, iniziata presso il Consorzio Mario Negri Sud, è continuata negli Stati Uniti presso la Yale University. Nel 2013, grazie alle scoperte relative all’agente della febbre tifoidea, pubblicate su riviste di prestigio internazionale come Science e PNAS, Spanò diventa senior lecturer all’Università di Aberdeen, in Scozia, dove dimostra doti eccezionali come leader, e in pochi anni riesce ad attivare e consolidare un programma di ricerca che conquista finanziamenti per milioni di sterline, incluso il prestigioso finanziamento europeo ERC. Dopo pochi anni, diventa professoressa ordinaria e co-direttrice dell’università. 

Non siamo sole raccoglie le voci di otto scrittrici di origine abruzzese: Patrizia Angelozzi, Maura Chiulli, Loretta D'Orsogna, Valentina Di Cesare, Maristella Lippolis, Eva Martelli, Eleonora Molisani e Roberta Zimei. In prefazione alla raccolta si trova un ricordo di Stefania Spanò scritto dalla Professoressa Antonella Viola, docente di Immunologia all'Università di Padova.