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Zone di tolleranza, e si riapre il dibattito sulla prostituzione

foto Flickr/Jonathan Cohen

Le zone di tolleranza sarebbero un favoreggiamento alla prostituzione, lo sostiene il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, e intanto si spacca il dibattito nazionale sui quartieri a luci rosse, il cosidetto “zoning”, già attivo in altri comuni italiani, che consiste nel prevedere una cartografia di aree in cui la prostituzione è tollerata. Da una parte il controllo delle unità di strada, dall’altro il monitoraggio degli operatori sociali chiamati a rilevare i casi eventuali di sfruttamento, e poi multe fino a 500 euro ai clienti sorpresi a negoziare con prostitute fuori dalle “zone”.

La proposta, per Roma, era arrivata lo scorso anno dal presidente del IX Municipio, Andrea Santoro, presentata come un’operazione di “mediazione sociale”, ed era stata accolta dal sindaco Ignazio Marino con l’annunciata sperimentazione in una strada dell’Eur, e con la prospettiva di estendere lo zoning nel futuro prossimo ad altre strade lontane da luoghi deputati alla socialità. L’obiettivo? “Liberare il quartiere dell’Eur dal racket e dalla prostituzione selvaggia”, attivando uno strumento di controllo del fenomeno, e quindi anche della eventualità di sfruttamento e tratta.

Una possibilità che sta facendo molto discutere, per il suo muoversi sul crinale di quello che a livello nazionale prevedono le leggi in materia di prostituzione, ma anche perché in Italia il discorso pubblico sulla mercificazione dei corpi è molto condizionato da retaggi di matrice morale e religiosa.

E invece la questione della prostituzione è argomento delicato e complesso, che include la possibilità di sfruttamento delle prestazioni e la tratta di esseri umani, ma che chiama in causa anche i modelli che riconoscono la prostituzione come lavoro.

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