Una candidata donna e gay, poco votata da donne e gay. Candidati maschi bruciati dal marchio di scandali passati. E l'ascesa dell'astro de Blasio, grazie alla sua famiglia non convenzionale. Ecco come sesso, sessualità e genere sono diventati aspetti integranti del discorso politico generale della città

Sesso, genere, pelle, censo
La politica nelle primarie a NY

di Yasmine Ergas

New York ha votato. A meno di rovesciamenti imprevisti, quella che è emersa dalle primarie sarà la nuova leadership della metropoli: questa volta sono i candidati democratici i super-favoriti nel voto per il sindaco della città, il 6 novembre. Non si sa ancora se i due principali candidati a sindaco – Bill de Blasio e Bill Thompson – andranno al ballottaggio, ma il divario fra i due lascia prevedere una vittoria di de Blasio. “Comptroller” (il capo contabile) sarà senz’altro Scott Stringer. De Blasio e Stringer hanno vinto almeno in parte su questioni che riguardano i rapporti di genere eppure (stando ai primi dati pubblicati dal New York Times), l’elettorato non si è diviso per sesso nella scelta tra i due candidati, o almeno non prevalentemente. Vediamo come e perché.

Il matrimonio gay di Christin Quinn 

In principio c’era la noia. Siamo a maggio del 2012. Christine Quinn, leader democratica a capo del consiglio comunale, sembra tranquilla. Alla presenza di Beyoncé e di Bruce Springsteen, ma ancora più significativamente, con la partecipazione sorridente dell’attuale sindaco, Michael Bloomberg, Quinn – vestita da sposa tradizionale in un lungo abito di sartoria – sposa la sua compagna in un locale trendy della città. Commentando il matrimonio, il New York Times scrive che la cerimonia permette alla Quinn di ricordare ai new yorkesi che sarà “il primo sindaco sia donna sia apertamente gay.” Cosi’, a parere del Times, con questa cerimonia nuziale, Quinn ammorbidisce un’immagine che risulta troppo dura, troppo da politico a tutto tondo. Insomma, Quinn sembra destinata ad assumere il mantello di Bloomberg non solo in quanto candidata dell’establishment politico ma anche delle donne e dei gay.

Quindici mesi più tardi sappiamo che le cose non sono andate così. Le donne costituiscono ben oltre la metà dell’elettorato democratico alle primarie ma – secondo dati pubblicati dal New York Times– nelle primarie del 9 settembre solo il 16% di esse ha votato per Quinn: soltanto due punti percentuali in più del 14% degli uomini che la scelgono. Conta di più  il fattore razziale: vota per Quinn il 26% delle donne bianche ma solo il 6% delle donne nere. Ma anche fra le donne bianche, Quinn ottiene ben 10% meno dei suffraggi di De Blasio (36%). Complessivamente donne e uomini votano allo stesso modo: il 39% delle donne e il 40% degli uomini vota De Blasio.

Il 9% dell’elettorato è composto da persone che si sono identificate al sondaggio come gay, lesbiche o bisessuali. Benché sia proprio fra questo gruppo che la Quinn riscuote il maggior numero di consensi (34%), arriva comunque seconda, dopo De Blasio, il quale ottiene il il 47% dei loro voti. Lungi dall’essere la candidata delle donne e dei gay, Quinn è vista come la junior partner di Bloomberg, il sindaco per il quale ha fatto saltare le regole costituzionali della città assicurandogli un terzo mandato. Quinn appare come la garante della continuità di un sindaco autocratico forte di una delle più grandi fortune personali su scala planetaria e largamente sordo ai bisogni dei ceti meno abbienti. Questioni di gender, sesso e sessualità sembrano giocare un ruolo decisamente secondario di fronte al rapido trasformarsi della campagna in un referendum pro-e-contro Bloomberg.

Il "sexting" di Weiner

Invece, proprio queste questioni diventano parte centrale del dibattito. Poco meno di due mesi prima del voto, Anthony Weiner ha rotto gli indugi e ha annunciato la sua candidatura al posto di primo cittadino, riportando il sesso – e i rapporti di genere – in prima pagina. Due anni fa, Weiner, già figlio prediletto di Brooklyn e marito di Huma Abedin, collaboratrice stretta di Hillary Clinton, aveva rinunciato al seggio in Congresso. A costringerlo alla gran rinuncia era stato lo scandalo provocato dalla diffusione su vasta scala dell’immagine delle sue “parti intime” da lui erroneamente inviata a migliaia di seguaci su Twitter. Apparentemente pentito e redento, affiancato da Huma Abedin, Weiner lancia una campagna che galvanizza l’attenzione della stampa e sembra riportare ampi consensi: i new yorkesi sono pronti a votare per una persona che conoscono anche sotto un profilo a dir poco inusuale. Ma dopo pochi giorni un Wiener tremolante confessa di non avere cessato del tutto di “sextare” (cioè mandare immagini e messaggi sessuali per sms) con un numero imprecisato di interlocutrici. Fine di Weiner (il quale pur davanti alla sconfitta certa persegue la campagna, sia pure non più affiancato da Huma).

Bill de Blasio, e soprattutto Chirlane e Dante

Balza allora in avanti de Blasio. Alto, sorridente, persuasivo, de Blasio è il “public advocate” municipale, colui al quale è demandata la funzione di tribuno del popolo, e si muove rapidamente per captare l’elettorato tendenzialmente di sinistra verso il quale si era precedentemente diretto Weiner. Oltre all’indubbia probità e alla disponibilità ad attaccare frontalmente il sindaco uscente, de Blasio ha altre caratteristiche vincenti. Quando la stampa riprende un saggio pubblicato oltre trent’anni fa in cui sua moglie, la scrittrice afro-americana Chirlane McCray, si dichiara lesbica, de Blasio e Chirlane rispondono con conferenze stampa in cui parlano apertamente del passato di Chirlane. de Blasio (come peraltro anche Quinn) elogia Chirlane per il coraggio delle dichiarazioni fatte in anni in cui l’omosessualità era largamente tabù. Chirlane racconta del suo incontro e del suo innamoramento per de Blasio, e della loro coppia “non-convenzionale”. I due comunicano rispetto e comprensione reciproca: nei vent’anni passati assieme hanno costruito una famiglia salda. Un po’ scioccati da tanto parlare di sesso, passiamo dall’incredulità di fronte a Wiener al rispetto di fronte a de Blasio e McCray.

Ma de Blasio ha in mano un altro asso. Uno degli aspetti scandalosi della gestione di Bloomberg è la pratica di “stop and frisk” (ovvero “ferma e perquisisci”) applicata dalla polizia con l’obbiettivo di affrontare il rischio terroristico e di ridurre la circolazione di armi illegali. Solo che oggetto dello stop-and-frisk sono, guarda caso, quasi esclusivamente maschi afro-americani e in misura minore ispanici. Per la polizia, donne (di ogni colore) e uomini bianchi sembrano non dare problema. In realtà non lo danno neanche i target delle perquisizioni, i quali in stragrande maggioranza risultano disarmati e del tutto innocenti. La pratica di “stop and frisk” - dichiarata incostituzionale tre settimane fa da un giudice federale - è stata un tema centrale della campagna elettorale, spartiacque fra sostenitori di Bloomberg e i critici della sua indifferenza alle esigenze della gente comune, ivi comprese neri e ispanici. E de Blasio ha una famiglia colorata. Per rappresentare al meglio la sua famiglia (e sfidare il monopolio sulla rappresentanza nera vantata da Bill Thompson, unico candidato afro-americano alla carica di sindaco) la campagna de Blasio ha mobilitato il giovane figlio dell’aspirante sindaco. Quindicenne, Dante de Blasio non solo è nero ma ha una capigliatura afro dalle dimensioni impressionanti. In uno spot di pochi minuti, Dante parla direttamente ai votanti. “Lasciate che vi racconti alcune cose su Bill De Blasio,” dice. “E’ l’unico candidato che romperà con gli anni di Bloomberg, che tasserà i ricchi per finanziare il doposcuola … che metterà fine a stop and frisk …Lo direi anche se non fosse mio papà ….” Dante, il figlio di de Blasio, è un maschio nero.Può incappare, in ogni momento, nell'arbitrio di una perquisizione ingiustificata. De Blasio appare allora come il vero rappresentante del popolo di New York: figlio di una madre italiana di cui ha preso il nome, cresciuto senza grandi privilegi di censo, abitante a Brooklyn (non Manhattan), marito di una poetessa nera, padre di figlio a rischio di stop and frisk.

Spitzer, un candidato comptroller poco controllabile

Mentre de Blasio navigava verso la vittoria, la campagna per il posto di “comptroller” (il capo-contabile della città) ha preso una piega inaspettata, quando è spuntato fuori un altro pensionato da scandali sessuali: l’ex-governatore dello stato di New York, già procuratore capo, Elliot Spitzer. Spitzer fu costretto alle dimissioni nel 2008, quando – nel corso di una indagine da lui stesso avviata contro il mercato sessuale – si scoprì la sua abitudine ad usufruire degli stessi servizi (di “sex workers”) che insisteva nel mettere al bando. Risorto e pentito, Spitzer ha mobilitato il vasto patrimonio immobiliare di famiglia per finanziare di tasca propria la campagna per “comptroller”, sfidando a sorpresa Scott Stringer, presidente-uscente del borough di Manhattan. Stringer non ha una grande presenza televisiva, in una folla non è uno che si fa notare. Spitzer, invece, non passa inosservato, sia per ritmo di lavoro e la visibilità, che per le intenzioni dichiarate di voler reinventare il mestiere del contabile municipale per farne una funzione importante, quasi da sindaco-ombra.

Dalla sua, Spitzer aveva la sua fama di “sceriffo di Wall Street.” Negli anni in cui è stato procuratore capo dello stato di New York ha preso di mira le malversazioni della comunità finanziaria, non facendosi intimorire dal potere dei suoi avversari. Forse per questo lo ha votato la stragrande maggioranza degli elettori neri (66%) ed ispanici (54%) e di coloro che hanno un reddito familiare al di sotto dei cinquantamila dollari.

Ma Spitzer ha avuto contro le grandi organizzazioni delle donne, che appena annuncia la sua candidatura si sono mobilitate a favore di Stringer. In realtà da governatore Spitzer era stato molto attivo per i diritti delle donne, per esempio in relazione all’accesso all’aborto o ai servizi di prevenzione e cura di tumori al seno e all’utero. Eppure è aleggiata sulla sua campagna l’alone di una grande protervia, di una spocchia nei confronti delle donne, come se la vera natura del candidato si fosse rivelata in quel scandalo sessuale dal quale non potrà più liberarsi. Per difendere Stringer da Spiztzer, le organizzazioni delle donne hanno stretto rapporti con le organizzazioni di Wall Street.

Alla fine il 47% delle donne (e il 48% degli uomini) hanno votato Spitzer, contro un 53% delle donne (e 52% degli uomini) a favore di Stringer. La differenza nei voti raccolti dai candidati è significativa, ma non enorme. La differenza nelle preferenze di uomini e donne – in relazione a Spitzer ma anche a De Blasio – praticamente sparisce. Sesso, sessualità e genere sono diventati aspetti integranti del discorso politico generale della città.   

 

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