Nel corso dell'ultimo anno l’indice generale dei prezzi al consumo è aumentato dell’11,8 per cento, ma l’andamento dell’inflazione è molto diverso a seconda della categoria di beni considerata. Quali politiche per proteggere le famiglie

Sopravvivere
all'inflazione

di Annamaria Simonazzi

Dopo la brusca accelerazione di ottobre, a novembre 2022 l’inflazione su base annua si mantiene stabile su livelli che non si vedevano da marzo 1984 (quando fu del +11,9%). Mentre i prezzi di alcune componenti rallentano, altri continuano ad accelerare, facendo lievitare, se pur di poco, i prezzi del "carrello della spesa".

Se l’indice generale dei prezzi al consumo è aumentato dell’11,8% su base annua, l’andamento è molto differente a seconda della categoria di beni considerata. I contributi maggiori all’aumento dell’indice dei prezzi riguardano abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+6,211 punti percentuali), prodotti alimentari e bevande analcoliche (+2,495), e trasporti (+0,984). L’unico contributo negativo e di modesta entità è quello dei prezzi delle comunicazioni (-0,057). La figura 1 riporta le variazioni dei prezzi per le principali componenti di spesa su base annua concenute nella nota Istat di novembre 2022.

L’andamento settoriale differenziato ha due implicazioni importanti: una riguarda gli effetti redistributivi dell’inflazione, l’altra gli strumenti di lotta all’inflazione.

Effetti redistributivi. Poiché sono aumentati maggiormente i prezzi dei beni di prima necessità, l'impatto è più forte sulle famiglie più povere, che consumano questi beni con maggiore intensità. Il più forte impatto sulle classi a basso reddito è stato in parte attutito dalle misure di sostegno alle famiglie meno abbienti varate dal precedente governo. Secondo una simulazione dell’Ufficio Pubblico di Bilancio (UPB), nella figura 2, “tra giugno 2021 e dicembre 2022 l’inflazione ha fatto salire la spesa media delle famiglie del 5,4 per cento. Senza le politiche di sostegno, tuttavia, l’impatto sarebbe arrivato al 9 per cento”. Ma per le famiglie meno abbienti l’impatto, che sarebbe arrivato al 15%, è stato contenuto al 4,8%, al di sotto del valore medio. Il rapporto tuttavia osserva che “rispetto al periodo giugno 2021-settembre 2022 l’effetto dell’inflazione è cresciuto di circa 2,1 punti percentuali e quello delle politiche di sostegno di circa 0,4 punti, per un incremento netto dei costi sulle famiglie di circa 1,7 punti”.

I provvedimenti adottati nel biennio 2021-22 possono essere distinti in due tipologie: misure per contenere i prezzi dell’energia (riduzione delle accise sui carburanti, taglio al 5% dell’Iva sul gas per usi civili e industriali e compensazione degli oneri generali di sistema per elettricità e gas) e misure per sostenere le famiglie con trasferimenti monetari. Tra queste ultime rientrano interventi destinati a specifiche categorie di soggetti (come il potenziamento dei bonus energetici per chi è in condizioni di disagio economico) e misure rivolte a platee più ampie (come le indennità una tantum di 200 e di 150 euro, la decontribuzione di 0,8 punti da gennaio a giugno 2022 e di 2 punti da luglio a settembre 2022 e la rivalutazione delle pensioni per l’ultimo trimestre 2022). 

Figura1. Indici dei prezzi al consumo Nic per divisione di spesa. Novembre 2022, variazioni percentuali tendenziali (base 2015=100)

 

Fonte: Istat, 2022

Il Disegno di legge di bilancio proroga e in alcuni casi potenzia le misure per mitigare gli effetti dell’inflazione, soprattutto energetica. Nel complesso, i provvedimenti finora adottati a questo scopo nel periodo 2021-25 valgono 116,1 miliardi, di cui 28,2 inseriti nel Ddl di bilancio e relativi al 2023. Di questi ultimi, 7,4 miliardi sono direttamente destinati alle famiglie.

Le misure includono il potenziamento dei bonus sociali energetici, la decontribuzione, l’aumento delle pensioni minime e un contributo per l’acquisto di beni di prima necessità per soggetti con Isee inferiore a 15.000 euro.

L’UPB ha evidenziato tuttavia il rischio che si debba disporre interventi aggiuntivi, poiché quelli inseriti nella manovra riguardano solo i primi mesi del 2023, ma avverte che, “visto il loro impatto sui conti pubblici e in coerenza con le indicazioni dell'Unione europea, eventuali nuovi interventi dovrebbero essere caratterizzati da una maggiore selettività, con una più decisa concentrazione degli aiuti sulle famiglie più bisognose e le imprese che più vedono erosa la propria competitività”.

Anche la scelta del mix di politiche non è irrilevante ai fini del contrasto degli effetti redistributivi. Per esempio, dato il maggior potere di contrasto della povertà dei bonus energia, uno spostamento dei sussidi dalla riduzione dell’accisa sui carburanti a un potenziamento dei bonus sociali energetici, a parità di spesa, consentirebbe la totale compensazione dell’aumento dei prezzi sulla spesa delle famiglie del primo decile” (UPB, ottobre 2022).

Figura2. Variazione della spesa per effetto della dinamica dei prezzi tra giugno 2021 e dicembre 2023 per decili di spesa equivalente al lordo e al netto degli interventi di sostegno. 

Fonte: UPB, dicembre 2022

Quali politiche di lotta all’inflazione? Ancora recentemente, le banche centrali dei paesi avanzati hanno mandato un segnale chiaro di voler continuare una politica monetaria restrittiva per evitare il radicarsi dell’inflazione, sebbene si sia obiettato da più parti che la politica monetaria è uno strumento assai inefficace, e oltremodo costoso in termini di crescita e occupazione, se l’inflazione è causata principalmente dall’aumento dei costi (energia, materie prime e derrate alimentari).

Inoltre, poiché l’aumento dei prezzi è così diverso fra settori, l’indice aggregato, che è quello monitorato dalla Banca centrale, è assai poco significativo. Più opportuno sarebbe adottare politiche mirate ai settori che alimentano l’inflazione. Controllo dei prezzi (meglio se concordati a livello europeo, come il tetto sul prezzo del gas), riduzione di imposte indirette e accise, misure volte a favorire la concorrenza per ridurre il potere di mercato delle imprese operanti in mercati oligopolistici (a scarsa elasticità della domanda), possono contribuire a contenere l’aumento dal lato dei costi.

Questa politica alternativa dovrebbe inoltre rispondere a tre problemi.

Sostenibilità fiscale: selettività ed equità. Misure di sostegno ai redditi si ripercuotono inevitabilmente sul bilancio pubblico. Se il processo inflazionistico continua, il sostegno pubblico rischia di scontrarsi contro il vincolo fiscale. Il disavanzo può essere limitato da politiche fiscali redistributive, per esempio la tassazione degli extra-profitti delle imprese energetiche e un ripensamento più egualitario dell’intero sistema fiscale. Un'altra misura perequativa, a livello europeo, potrebbe consistere in un approccio coordinato, che preveda uno stanziamento di fondi comuni per far fronte all’emergenza energetica.

Sostenibilità ecologica. Misure di intervento volte a salvaguardare il potere d’acquisto delle famiglie attraverso politiche di contenimento dei prezzi possono andare contro l’obiettivo di limitare i consumi energetici, e dunque contro gli obiettivi di salvaguardia del clima. È necessario pensare a politiche di breve e di lungo periodo capaci di limitare questo trade-off. Nel breve, si possono adottare misure volte a incoraggiare direttamente il risparmio energetico, per esempio la politica della Germania di rendere praticamente gratuiti i trasporti pubblici, o quella svedese di offrire aiuti per l’acquisto di automobili elettriche, o della Romania per l’acquisto di apparecchiature a più alta efficienza energetica, o anche semplicemente la regolamentazione italiana di condizionamento e riscaldamento, o infine la nostra proposta di incentivare l’utilizzo collettivo di ambienti pubblici, ad esempio il tempo pieno nelle scuole o nelle biblioteche. Nel medio-lungo periodo è necessario accelerare le politiche strutturali di risparmio energetico (coibentazione degli edifici, investimenti in energie rinnovabili).

Difesa del salario reale. Finora, i salari non hanno risposto all’aumento dei prezzi, evitando l’innesco di una temuta spirale prezzi-salari. La stabilità dei salari tuttavia si traduce inevitabilmente in una inaccettabile riduzione del salario reale. L’impatto dell’inflazione sui salari reali potrebbe essere ridotto agendo sulla fornitura diretta di beni salario, per esempio incrementando quantità e qualità dei servizi: da tempo sosteniamo che le infrastrutture sociali – scuola, casa, sanità, trasporti – oltre ad avere un impatto sull’occupazione, in particolare quella femminile, rappresentano quote rilevanti di salario reale. Va notato tuttavia che non sembra essere questo l’orientamento del governo.

L’UPB osserva che, per quanto riguarda la sanità, malgrado l’incremento del finanziamento del servizio sanitario nazionale nell’orizzonte della programmazione finanziaria (2023-25), non sembra essere contemplato un potenziamento del sistema sanitario. La spesa sanitaria programmatica si riduce infatti al 6,1 per cento del PIL nel 2025, un valore inferiore anche rispetto al periodo pre-pandemia (6,4 per cento nel 2019, a fronte di una media Ue del 7,9 per cento).

Questo, “nonostante la diffusione della pandemia abbia contribuito ad aggravare i problemi del servizio sanitario nazionale e, in particolare, la carenza di personale, che assume oggi i contorni di un’emergenza nazionale (il problema riguarda soprattutto gli infermieri e alcune categorie di medici, tra cui anestesisti e specialisti di emergenza-urgenza)”.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), opportunamente indirizzato verso questi settori, potrebbe rappresentare un importante strumento di contenimento dell’inflazione e di difesa dei salari reali, fornendo occupazione di qualità e beni salario di prima necessità.

Riferimenti

Istat, Prezzi al consumo, Novembre 2022, 16-12 2022 

UPB, Gli effetti distributivi dell’aumento dei prezzi e delle misure di sostegno in favore delle famiglie, Flash n. 2 del 18 ottobre 2022 

UPB, Sintesi audizione nell’ambito dell’esame del DDL di bilancio per il 2023, 2022

UPB, Audizione nell’ambito dell’esame del DDL di bilancio per il 2023, dicembre 2022

 


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