In Italia i casi di violenza verso le persone Lgbtqia+ sono aumentati con la pandemia. A chiedere aiuto sono soprattutto le generazioni più giovani. Negli ultimi mesi, un progetto europeo ha studiato un modello d'intervento affinché le persone possano sentirsi libere

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di Marta Capesciotti, Roberta Paoletti

In Italia, migliorare i requisiti legali e le procedure per la tutela dei diritti delle persone Lgbtqia+, specialmente nella protezione contro la violenza di genere, è una questione particolarmente urgente. Ce lo dicono i dati delle associazioni che si occupano di fornire supporto alle persone Lgbtqia+ che subiscono violenza.

Secondo Omofobia.org, in Italia tra maggio 2021 e aprile 2022 hanno segnalato di aver subito violenza omofobica 148 persone, con picchi durante i mesi in cui il disegno di legge contro l'omotransfobia (conosciuto come Ddl Zan, dal nome del relatore Alessandro Zan, deputato del Partito democratico, ndr) era sotto i riflettori.

Anche se la maggior parte dei casi coinvolgeva uomini, c'è stato un aumento delle segnalazioni di violenza da parte delle donne a causa del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere. L'età media delle vittime si sta abbassando, con un numero più alto di aggressioni fisiche nel gruppo di persone di età compresa fra i 21 e i 30 anni.

Inoltre, sempre secondo la stessa fonte, tutte le persone trans in Italia hanno sperimentato la transfobia almeno una volta nella loro vita. L'Osservatorio nazionale sulla lesbofobia ha documentato un crimine d'odio lesbofobico al mese tra il 2011 e il 2021, mentre il monitoraggio dell'Osservatorio femminicidi lesbicidi transcidi (Flt) dell'associazione Non Una Di Meno ha identificato 117 omicidi lesbofobici e transfobici in tutto il paese nel 2022.

I dati del 2021 della Gay Help Line (organizzazione nazionale Lgbtqia+) indicano un aumento dei casi di violenza domestica rispetto all'anno precedente, con una particolare incidenza tra le persone giovani di età compresa fra i 13 e i 29 anni. Il 20% di chi ha chiesto aiuto ha avuto bisogno di ricevere ospitalità in rifugi dedicati alle persone Lgbtqia+. 

Nel 2022, il numero verde gestito dall'associazione ha ricevuto 21.000 chiamate di emergenza. Tra i casi gestiti, il 41,6% ha subito violenza omotransfobica in famiglia dopo aver dichiarato il proprio orientamento o la propria identità sessuale, e il 31,6% delle vittime sono giovani tra gli 11 e i 26 anni (secondo la stessa ricerca, l'età in cui ci si dichiara si sta abbassando a livello nazionale). Il 15% dei casi riguarda minori Lgbtqia+ che hanno subito abusi familiari continuativi nel tempo e caratterizzati da un'escalation di violenza.

Un caso particolare è quello delle persone Lgbtqia+ con background migratorio e rifugiate che arrivano in Italia, che, secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) sono esposte a pericoli aggiuntivi sia durante il viaggio che all'arrivo nel paese di asilo. Spesso, per evitare abusi queste persone nascondono il proprio orientamento o la propria identità sessuale, il che può rendere difficile ottenere asilo e servizi umanitari.

A differenza di quanto avviene in altri paesi, in Italia le commissioni per il riconoscimento della protezione internazionale non rilasciano dati sulle motivazioni delle richieste di asilo. Tuttavia, tra le dieci nazionalità più numerose per le richieste di asilo in Italia nel 2016, otto hanno leggi molto severe contro le persone omosessuali e transgender. 

Le difficoltà nel riconoscere lo status di persona rifugiata a chi si dichiara appartenente alla comunità Lgbtqia+ sono accentuate dalle regole introdotte dal Decreto Sicurezza italiano del 5 ottobre 2018, che elimina i permessi di soggiorno per motivi umanitari, escludendo di fatto una grande parte dei e delle richiedenti asilo dalla possibilità di avere un soggiorno regolare riconosciuto in Italia.[1] 

Inoltre, il sistema di accoglienza italiano per persone richiedenti asilo e rifugiate non prevede ambienti protetti e percorsi per migranti Lgbtqia+, non riconoscendo le loro specifiche esigenze e vulnerabilità.

Leggi, dati, identità

Secondo il rapporto del 2022 dell'International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (Ilga-Europe), ci sono gravi lacune nella protezione contro la discriminazione e la violenza nei confronti delle persone Lgbtqia+ in quasi la metà dei paesi dell'Unione europea. Su 49 paesi, 20 non hanno leggi contro i crimini d'odio basati sull'orientamento sessuale, mentre 28 non dispongono di protezione contro la violenza basata sull'identità di genere. 

In Italia, nonostante i progressi in termini di promozione e protezione dei diritti della comunità Lgbtqia+ nella società civile e nella libertà di espressione, rimangono molte sfide nella promozione della parità, nella lotta contro la discriminazione e nella protezione legale contro diffamazione, violenza e crimini d'odio. 

Nel 2018, il disegno di legge discusso dal Parlamento italiano per vietare qualsiasi forma di discriminazione o violenza basata sulla transfobia o l'omofobia non è stato approvato, lasciando il nostro paese senza una legislazione specifica per affrontare le discriminazioni contro le persone Lgbtqia+. 

Inoltre, i dati sulla violenza di genere contro le persone Lgbtqia+ a livello europeo e nazionale non vengono raccolti e analizzati in modo sistematico, limitando così la progettazione di politiche di protezione. 

L'Istituto italiano di statistica (Istat) ha segnalato come la mancanza di una conoscenza approfondita della popolazione Lgbtqia+ renda difficile garantire la rappresentatività statistica dei vari gruppi inclusi nell'acronimo. Per colmare questa lacuna, l'istituto sta lavorando in collaborazione con il Sottogruppo dell'Ue per l'uguaglianza Lgbtqia+.

Richieste di aiuto

Tra le numerose iniziative promosse da organizzazioni a supporto delle persone Lgbtqia+ in linea con la situazione descritta, a gennaio 2024 si è concluso il progetto Free All - Servizi inclusivi per tutte le persone Lgbtqia+; per due anni, organizzazioni tra Italia, Spagna e Grecia sono state impegnate nella promozione dei diritti delle persone Lgbtqia+ attraverso la costruzione di un percorso di accoglienza per chi ha subito violenza.

Finanziato dall'Unione europea nell'ambito del programma Cittadini, uguaglianza, diritti e valori (Cerv), il progetto ha coinvolto organizzazioni Lgbtqia+ della società civile attive a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale.

Dall'analisi dei bisogni condotta per Free All è emerso che, durante la pandemia da Covid-19, i periodi di lockdown e le quarantene hanno aumentato l'invisibilità ed esacerbato i casi di violenza domestica. 

Per le persone Lbtqia+, soprattutto per quelle giovani, questo fenomeno è stato accompagnato da un aumento della violenza all'interno delle famiglie: un numero consistente di ragazzi e ragazze ha dovuto lasciare le proprie case ed è stato costretto a cercare rifugio in Organizzazioni della società civile (Osc), specialmente all'interno della comunità Lgbtqia+ in Italia, Spagna e Grecia.

In linea con quanto riportato dalle associazioni attive in Italia, anche i professionisti e le professioniste delle Osc che hanno partecipato alle attività di ricerca di Free All hanno segnalato che, rispetto agli anni precedenti, le persone che chiedono aiuto sono più giovani. 

In Italia ci sono solo tre rifugi disponibili per le persone Lgbtqia+ che hanno subito violenza, con una prevalenza nel nord del paese; un numero insufficiente per soddisfare tutte le richieste di supporto e aiuto ricevute quotidianamente. 

L'aumento della violenza di genere sulle persone Lgbtqia+ durante il periodo della pandemia e nell'anno successivo evidenzia la necessità di risorse aggiuntive per soddisfare le esigenze, sia in termini di disponibilità di spazi sicuri che di competenze del sistema di protezione, per identificare e prendersi cura delle necessità delle persone.

Liberare le persone

Il modello sviluppato da Free All ha l'obiettivo di potenziare i servizi di protezione esistenti e potenziare gli sforzi diretti alla prevenzione, e si avvale innanzitutto di una collaborazione pratica e del rafforzamento del network delle organizzazioni Lgbtqia+ presenti sul territorio.

Il rafforzamento del network indirizza anche la fase di analisi della situazione esistente, secondo tre principali lenti: culturale, legale, e dei servizi, utili a definire la tipologia di strumenti di cui dotarsi e il fabbisogno di formazione per migliorare la condizione dei servizi e, dunque, la risposta ai bisogni delle persone.

La fase finale, quella di test, richiede un monitoraggio dell'efficacia del modello di intervento.

La ricerca transnazionale di Free All si basa su un'analisi documentale e qualitativa che coinvolge più di 30 organizzazioni della società civile, associazioni Lgbtqia+, centri antiviolenza e di accoglienza e istituzioni in Spagna, Grecia e Italia.

Con la consapevolezza che il modello vada adattato a ciascun contesto a seconda delle necessità che emergono dalla popolazione, sono state delineate alcune raccomandazioni: nello specifico, per realizzare politiche sociali più efficaci per rispondere le esigenze delle persone Lgbtqia+ è necessario innanzitutto migliorare la raccolta dati attraverso la registrazione sistematica del fenomeno della violenza di genere.

Attingere a finanziamenti pubblici – a tutti i livelli di governance – destinati a una programmazione a medio e lungo termine di contrasto alla violenza di genere nei confronti delle persone Lgbtqia+ può contribuire in maniera significativa a quest'ultimo obiettivo.

È poi fondamentale garantire una formazione specializzata a professionisti e professioniste del settore legale, agenti di polizia, personale della pubblica amministrazione, insegnanti, operatori e operatrici sanitarie, concentrandosi sulla varietà delle identità e delle espressioni sessuali e di genere esistenti.

Per supportare le persone Lgbtqia+ che hanno subito violenza di genere e sostenerle nell'accesso ai loro diritti legali e alle garanzie procedurali, compreso il diritto all'assistenza legale gratuita, serve creare organi pubblici specializzati – ad esempio uffici antidiscriminazione o associazioni di avvocati e avvocate e autorità giudiziarie.

Un ruolo cruciale è rappresentato anche dal pieno coinvolgimento delle scuole su specifici percorsi di formazione, mirati a identificare e rispondere alle esigenze di studenti e studentesse Lgbtqia+ e alla crescente domanda di politiche, programmi e servizi scolastici inclusivi (ad esempio i percorsi di carriera per studenti transgender e non binari, il supporto psicologico a scuola, ecc.).

Infine, è necessario garantire la presenza, nelle strutture e nei servizi esistenti, di personale adeguato e specializzato, formato sulla violenza di genere, nonché di sufficienti risorse finanziarie per la loro operatività ininterrotta e a lungo termine, specialmente per quel che riguarda il supporto psicologico e l'emergenza abitativa.

Il modello di intervento sviluppato da Free All offre uno schema chiaro per la progettare e mettere in atto azioni concrete, che potrebbe creare i presupposti per unire le maglie tra le similitudini e differenze delle situazioni nei diversi stati membri dell'Unione europea e ampliare così lo scambio di azioni tra i diversi attori della società civile impegnati nel contrasto alla violenza di genere.

Note

[1] In proposito si veda il documento UNHCR Submission for the Universal Periodic Review – Italy – UPR 34th Session | Refworld.


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