A 30 anni dalla Conferenza di Pechino, la 69esima Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne ha ribadito l'importanza di adottare un approccio di genere nell'uso dell'Ai e delle tecnologie digitali, promuovendo la parità a tutti i livelli. Il resoconto nelle parole della rappresentante del Comitato italiano di UN Women, che per la prima volta ha preso parte alla Csw
La parità a 30
anni da Pechino
Quest’anno il tradizionale appuntamento a marzo della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (Commission on the Status of Women, Csw), la sessantanovesima, aveva una valenza particolare.
Si celebrava Pechino +30, vale a dire i 30 anni dalla Quarta conferenza mondiale delle donne di Pechino del 1995, in cui si erano affermati i concetti di ‘empowerment’ e ‘mainstreaming’. L’obiettivo era fare il punto sull’attuazione della sua agenda in un momento particolarmente complesso come quello attuale, in cui assistiamo a spinte reazionarie da parte di diversi governi che vorrebbero fare piazza pulita delle politiche di genere, facendole passare per un disvalore.
In un contesto così difficile, ero molto curiosa di capire che aria si fosse respirata in questa prima volta alla Csw come rappresentante di UN Women Italy, insieme alla sua presidente, Darya Majidi, e alla collega del board nazionale, Katja Besseghini.
Il nostro Comitato è infatti nato ufficialmente solo nel mese di ottobre dell’anno scorso, con lo scopo di sostenere la missione di UN Women in Italia.
È stata dunque una grande opportunità, a pochi mesi dalla sua nascita, poter seguire da vicino i lavori della Csw69. La prima emozione è stata quella di poter partecipare all’apertura dei lavori nella sala dell’Assemblea generale dell’ONU e sentire le parole di reazione ferma, di fronte al tentativo di far arretrare i diritti delle donne, da parte del Segretario generale, Antonio Guterres, che ha parlato di un “pushback to pushback”, vale a dire un “respingimento del respingimento”, e della Direttrice esecutiva di UN Women, Sima Bahous.
Altrettanto risoluti gli interventi delle delegate che hanno sottolineato l’importanza dei diritti delle donne in tutti i paesi, di un approccio intersezionale alle politiche, e richiedere che siano previste più candidate per il prossimo rinnovo della carica di Segretario generale – che finora non è mai stata ricoperta da una donna, impegno che poi è stato ripreso nella risoluzione finale.
Non meno coinvolgente è stato poter visitare il quartier generale di UN Women e incontrare chi sta seguendo i progetti centralmente e anche su territori particolarmente critici, come Sabine Freizer Gunes, rappresentante di UN Women Ucraina, e Maryse Rebecca Guimond, rappresentante di UN Women presso i territori palestinesi.
Le parole di quest’ultima ci hanno angosciato più di quanto potessimo già esserlo, ma ci hanno restituito anche l’importanza del contributo che può portare un’organizzazione come UN Women, facendo leva su aspetti che nelle emergenze umanitarie di questo tipo potrebbero essere dimenticati, come l'importanza di far arrivare nei territori occupati gli assorbenti intimi, insieme ai viveri.
Non è un caso se una delle sei azioni strategiche dell’agenda Pechino +30 è proprio “aumentare la partecipazione significativa delle donne in tutti gli aspetti della pace e della sicurezza e finanziare le organizzazioni femminili in situazioni di crisi e conflitto”. Questione assolutamente all’ordine del giorno nel periodo che stiamo vivendo.
Le altre cinque priorità, per le quali si invita a passare all’azione, toccano le aree che possiamo considerare tradizionalmente di attenzione nelle politiche di genere:
investire nei sistemi di protezione sociale, nei servizi pubblici e nei servizi di assistenza per dare alle donne e alle ragazze le opportunità che meritano;
adottare, attuare e finanziare leggi e politiche nazionali che sanciscano l'impunità zero nei confronti della violenza contro le donne e sostenere le organizzazioni femminili locali;
attuare leggi e politiche, applicare misure speciali temporanee, come quote, per aumentare il numero di donne in posizioni decisionali in politica, nel mondo degli affari e nelle istituzioni;
dare priorità alle donne e alle ragazze nell'azione per il clima, aumentando gli investimenti nella loro leadership e nell'accesso a lavori verdi, come nell'agricoltura sostenibile, nelle energie rinnovabili e nell'assistenza;
sostenere il Global Digital Compact e promuovere politiche per colmare il divario digitale di genere, garantendo pari accesso e leadership a tutte le donne e le ragazze nel campo della tecnologia.
L’ultima area strategica citata è in realtà la prima che viene indicata, auspicando una rivoluzione digitale per tutte le donne e le ragazze. Obiettivo assolutamente imprescindibile, perché sappiamo che questo ambito può essere decisivo per il raggiungimento della parità di genere o al contrario può inesorabilmente aumentare i divari attualmente esistenti, non solo quello digitale.
Questo tema viene ripreso in un punto specifico del documento di dichiarazione politica elaborato dalla Csw69, dove si legge che è fondamentale “sfruttare il potenziale della tecnologia e dell'innovazione e colmare i divari digitali all'interno e tra i paesi, incluso il divario digitale di genere, nonché ampliare le opportunità di apprendimento digitale, alfabetizzazione e sviluppo delle capacità e affrontare i rischi e le sfide emergenti dall'uso delle tecnologie, nel pieno rispetto dei diritti umani di tutte le donne e le ragazze, sia online che offline, e integrare una prospettiva di genere nelle tecnologie digitali, inclusa l'intelligenza artificiale”.
Viene dunque anche considerata l’altra faccia della medaglia, vale a dire la necessità di contrastare l'utilizzo delle tecnologie digitali come potenziali strumenti per attuare molestie e violenze.
A mio avviso poteva tuttavia esser maggiormente sottolineato come le nuove tecnologie, e in particolare l’intelligenza artificiale, possano rappresentare uno dei principali elementi di novità per passare all’azione, partendo dalla constatazione che nei trent’anni dalla Conferenza di Pechino nessun paese ha raggiunto la parità di genere.
L’altra questione giustamente ripresa nel documento è quella del lavoro femminile non retribuito: “riconoscere, ridurre e ridistribuire la quota sproporzionata di lavoro domestico e di cura non retribuito delle donne e delle ragazze, promuovendo l’equa condivisione delle responsabilità tra uomini e donne all’interno della famiglia e promuovendo l’equilibrio tra lavoro e vita privata, tra l’altro, dando priorità agli investimenti pubblici per sviluppare ed espandere sistemi di cura integrati, comprese le politiche di congedo per cura, la fornitura di servizi di assistenza e supporto universali durante tutto il corso della vita e il giusto riconoscimento, rappresentanza, remunerazione e ricompensa degli operatori socio-assistenziali”.
Tanti dunque gli spunti emersi, che si integrano nell’alveo delle riflessioni finora sviluppate, riconoscendo anche la necessità di un ripensamento generale con la sottoscrizione di un Patto per il futuro, volto a esplorare opzioni per far si che la Commissione si impegni maggiormente a migliorare la condizione delle donne, attraverso un processo intergovernativo inclusivo che preveda la partecipazione di tutti gli stati membri, e riaffermando al contempo il mandato della Commissione.
Una rivisitazione critica di ciò che è stato fatto finora, con un’attenzione più marcata all’impatto delle azioni intraprese, non sminuisce in ogni caso il valore che la Csw continua a esercitare.
Vedere e incontrare donne e uomini provenienti da ogni continente mi ha fatto toccare con mano la straordinaria forza collettiva che possiamo mettere in atto per costruire un mondo diverso, equo e di pace, lontano dagli scenari che oggi sembrano imporsi in maniera irreversibile, partendo da un protagonismo inedito della società civile.
UN Women Italy si sta muovendo in questa direzione. Come ha affermato Sima Bahous nella sessione conclusiva: "il nostro compito ora è quello di portare questa energia da queste sale ai luoghi in cui le donne e le ragazze vivono le loro vite". E aggiungo, facendo uno scatto in avanti rispetto al passato, non chiudendosi in una posizione difensiva.