A spostarsi dal Sud Italia per trasferirsi nelle regioni del Centro-Nord sono soprattutto le donne più istruite, non solo perché il lavoro manca, ma per cercarne uno più coerente con i propri percorsi di studio e sfuggire a un contesto culturale opprimente. Un'indagine su chi ha lasciato la Basilicata intorno agli anni 2000

Lasciare 
il Sud

di Davide Bubbico, Adriana Salvia

È noto, soprattutto tra chi si occupa dei problemi del Mezzogiorno, come i crescenti ritardi socio-economici di questa parte del paese stiano aumentando i rischi di un eccessivo e non reversibile impoverimento demografico. A partire dal 2011 è stato registrato il primo calo di popolazione nella storia recente del Mezzogiorno, compensato – solo in parte – da un incremento di popolazione nel Centro-Nord. Questa perdita di popolazione non solo si concentra tra le persone più giovani, in contrapposizione al crescente peso della popolazione anziana, ma soprattutto tra le persone giovani con alto livello d’istruzione. Una recente indagine qualitativa condotta in Basilicata sulle ragioni profonde che hanno spinto molte persone giovani e istruite a lasciare per sempre la loro regione d’origine aiuta a mettere a fuoco le principali motivazioni alla base di questa scelta, e le differenze fra donne e uomini.

Nel 2023, l’Associazione Libera Università delle donne di Basilicata (LUD) e il Laboratorio SNALab del Dipartimento di Studi Politici e Sociali dell’Università di Salerno hanno promosso un’indagine sulle motivazioni di chi si è trasferito dalla Basilicata in altre regioni italiane o all’estero, a partire preferibilmente dal 2000. L’obiettivo di fondo della ricerca è quello di indagare le motivazioni più profonde di questa scelta, al di là di quelle legate alla ricerca di un’occupazione. Ovvero, che ruolo giocano la ricerca di una migliore qualità della vita, le maggiori opportunità di riconoscimento sul piano professionale, eventuali valutazioni di carattere sociale e culturale nel luogo di arrivo rispetto al contesto di partenza. L’impostazione dell’indagine si è proposta di superare una lettura convenzionale, e a volte retorica, del fenomeno migratorio, che ancora oggi riconduce in buona parte la scelta migratoria alla sola assenza di lavoro.

La ricerca segue una precedente indagine che l’Associazione LUD aveva promosso nel 2015 sui giovani e le giovani universitarie dell’ateneo lucano e sulla condizione di lavoro più generale delle donne in Basilicata. Già nell’indagine del 2015 erano emerse preoccupazioni e aspirazioni che l’indagine del 2023 ha poi confermato, perlomeno con riferimento a quante e quanti i hanno nel frattempo lasciato definitivamente la regione.

La ricerca Via dalla Basilicata: necessità o scelta? è stata condotta con una metodologia mista: tra marzo e luglio sono state realizzate oltre 500 interviste CAWI (Computer Assisted Web Interviewing), che utilizzano questionari online a cui le persone partecipanti accedono tramite un link via email. Successivamente, sono state condotte 20 interviste qualitative su un sottocampione di individui che aveva compilato il questionario e dato la disponibilità per un’intervista più approfondita. Va precisato che le persone intervistate non costituiscono un campione statisticamente rappresentativo, in quanto costruito a partire dai contatti personali, dalle reti sociali e da alcune associazioni regionali dei lucani presenti in Italia. Ciò ha fatto sì che la compilazione avvenisse anche da parte di alcune persone emigrate prima del 2000 (il 14%). Ai fini dell’indagine, non essendo questa basata su un campione statisticamente rappresentativo, si è ritenuto utile includere ugualmente le loro risposte. 

Quasi il 60% delle persone che hanno risposto al sondaggio è costituito da donne, e l’età media delle persone intervistate è prossima ai 44 anni. Solo il 29% di chi ha partecipato all'indagine ha figli o figlie, e circa il 30% non pensa/desidera averne, come si può osservare dalla Figura 2. Il livello d’istruzione risulta elevato (si veda la Figura 1), dato che la metà del campione ha una laurea magistrale, il 14% una laurea triennale, l’8% un dottorato di ricerca.

Figura 1. Livello d'istruzione delle persone che hanno partecipato all'indagine

Livello d'istruzione

Nonostante l’elevato livello d’istruzione che le caratterizza, solo il 10% delle persone coinvolte nell'indagine ha conseguito almeno la laurea triennale in Basilicata. Questo dato va letto tenendo presente che, per metà delle persone che hanno partecipato alla ricerca, l’inizio del percorso migratorio è coinciso con l’iscrizione a un'università fuori regione. Ciò non toglie che solo il 36% abbia indicato gli studi universitari come la motivazione principale alla base della partenza, a fronte del 40% che l’ha ricondotta a esigenze di lavoro e del 24% che l’ha spiegata adducendo specifiche aspettative sociali e culturali o altre ragioni personali, come riportato nella Figura 3. Tra quante e quanti hanno visto coincidere la partenza dalla Basilicata con l’iscrizione all’università, la motivazione principale è da ricondurre ad aspettative di carattere occupazionale (32%) o di natura sociale e culturale (18%); non sorprende, pertanto, che il 44% abbia affermato che non avrebbe fatto rientro in Basilicata.

Al momento dell’intervista, più di quattro ogni cinque persone rispondenti (l’85%) ha dichiarato di risiedere in una regione del Centro-Nord, con oltre la metà distribuita tra la sola Lombardia e il Lazio, e meno di una persona ogni cinque dichiara di risiedere all’estero, principalmente in un paese europeo. Il gruppo più numeroso (il 44%) ha vissuto in altre regioni italiane prima di quella corrispondente all’attuale residenza, mentre è meno comune l’aver vissuto in precedenza solo all’estero (22%), o sia all’estero che in altre regioni italiane (23%). La residenza al momento dell’intervista è dunque, in molti casi, l’esito finale di un’elevata mobilità sul territorio nazionale, e/o verso l’estero, che si inserisce in contesti familiari già socializzati a tale fenomeno: il 70% delle persone intervistate ha infatti indicato la presenza di esperienze migratorie tra i parenti di primo grado.

Figura 2. Presenza di figli tra le persone che hanno partecipato all'indagine

Presenza di figli

Se la migrazione per motivi di lavoro è  facile da leggere, la scelta di partire per motivi di studio appare più complessa. Chi ha deciso di intraprendere gli studi fuori regione lo ha fatto solo in parte per l’assenza del corso prescelto presso l’Università della Basilicata. Più di frequente, la decisione è motivata dal poter accedere a un corso universitario meglio classificato nel ranking nazionale degli atenei, dalle future opportunità di lavoro, e/o da  un desiderio di mobilità indipendente dal proseguimento degli studi. Inoltre, il sottogruppo di chi  non ha indicato il lavoro o gli studi universitari come la motivazione più rilevante a migrare – circa un quarto dell’intero campione – si suddivide fra chi motiva la scelta con il desiderio di vivere in un territorio più stimolante sotto il profilo socioculturale (33%), chi segnala il desiderio di mettersi alla prova e di rendersi indipendente dalla famiglia (19%), e chi adduce la ricerca di una migliore qualità della vita (15%).

Sicuramente l’assenza di opportunità occupazionali ha spinto molte persone a intraprendere il percorso migratorio, ma a questo esito hanno contribuito anche le concrete esperienze di lavoro maturate in Basilicata prima della partenza. La metà di tutte persone che hanno risposto all'indagine ha avuto esperienze di lavoro giudicate negativamente, o perché irregolari e/o instabili sul piano del rapporto di lavoro (il 50% di chi ha giudicato negativamente l’esperienza lavorativa), o per ragioni che spaziano dal mancato riconoscimento personale sul piano lavorativo al licenziamento. Valutazioni di questo tipo suggeriscono che molte persone giovani e istruite emigrano per  la cattiva qualità del lavoro o dell’ambiente lavorativo che la regione offre, e non solo perché questo è assente, come riportato nella Figura 4.

Figura 3. Motivazioni alla base del trasferimento fuori dalla Basilicata delle persone che hanno partecipato all'indagine

Motivazioni trasferimento

Se, dunque, sia per le donne che per gli uomini, la dimensione della necessità (legata alla mancanza di lavoro o all’assenza di una determinata offerta formativa presso l’Università della Basilicata) riguarda poco più della metà delle persone intervistate, per la restante metà i fattori in gioco sono diversi e sono da ricondurre alla ricerca di un lavoro dignitoso, ovvero adeguato alle competenze acquisite. 

Dalle 20 interviste qualitative emerge inoltre come la necessità abbia coinciso spesso con una scelta, quella di allargare i propri orizzonti sia professionali che culturali e sociali. Col tempo, e vivendo fuori dalla regione di origine, questa scelta si è rafforzata anziché indebolirsi, al punto che solo il 13% del campione farebbe ritorno in Basilicata, un altro 14% non nell’immediato e solo il 5% lo ha già messo in programma, a fronte del 68% che lo ha escluso. Non sorprende, inoltre, che fra coloro che hanno indicato di considerare la possibilità di fare ritorno in Basilicata, la metà abbia spesso addotto ragioni legate alla famiglia di origine, non ultima la presenza di genitori anziani privi di altre reti di sostegno.  

In quasi tutte le interviste qualitative si fa esplicito riferimento a un contesto di "chiusura" della società regionale rispetto a molteplici aspetti del vivere quotidiano. Per esempio, in campo professionale e lavorativo, la necessità iniziale di andarsene per cercare lavoro è diventata la scelta di restare fuori e non tornare: per molte persone non è solo la scarsità del lavoro a creare problemi, ma anche le vecchie dinamiche di clientelismo, la scarsa – se non nulla – capacità dell’imprenditoria locale, l’inerzia culturale, le esigue possibilità di formazione specializzata, la poca trasparenza nei concorsi pubblici, invalidati da sistemi di raccomandazioni e favoritismi. Una arretratezza che pesa molto sulla possibilità di fare ritorno, un giorno, in Basilicata. Anche le persone più “nostalgiche” ammettono con amarezza che questo rappresenta un fattore decisamente respingente.

Figura 4. Scelta o necessità?

Scelta o necessità

Alcune differenze di genere rispetto alla dicotomia scelta/necessità emergono, infine, dopo aver ricodificato e riaggregato le risposte rispetto alle tre principali motivazioni a emigrare (lavoro, studio, aspetti socioculturali), e averle associate valutandole sulla base della dicotomia “necessità” o “scelta”(si veda la Figura 4). 

Per le donne la ricerca del lavoro si è configurata come una necessità in misura maggiore rispetto agli uomini (96% contro 89%), e lo stesso si può dire per le motivazioni legate agli studi universitari. Ad esempio, la necessità di seguire un percorso di studi non presente in regione incide nel 52% dei casi per le donne, contro il 44% per gli uomini. Di contro, le aspettative di carattere sociale e culturale risultano fattori di scelta più che di necessità per l’84% delle donne rispetto al 65% degli uomini.

I risultati dell’indagine, pertanto, pur non essendo statisticamente rappresentativi, rivelano l’esistenza di una varietà di ragioni alla base dei percorsi migratori che non sono riconducibili solo ed esclusivamente all’assenza di lavoro. Per le donne, in particolare, queste ragioni indicano la persistenza di fattori socialmente escludenti e culturalmente avversi, che ne limitano ulteriormente le stesse opportunità in ambito professionale.

Questo articolo nasce dall'intervento tenuto all'interno del workshop Spopolamento, migrazioni e genere organizzato da Fondazione Giacomo Brodolini in collaborazione con l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno (Svimez) e con il supporto di Save the Children, che si è tenuto a Roma il 30 settembre 2025.

Leggi il dossier Lontane dal centro


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