Con una consultazione pubblica, la Commissione europea apre a organizzazioni, imprese e cittadinanza l'opportunità di esprimersi sul Piano d'azione per le donne nella ricerca, nell'innovazione e nelle start up, che punta a rendere l'Europa il luogo ideale per le donne che vogliono fare ricerca e innovazione entro il 2030

Innovatrici
in Europa

Resterà aperta fino al 23 febbraio 2026 la consultazione pubblica della Commissione europea sul Piano d'azione per le donne nella ricerca, nell'innovazione e nelle start up, lanciato dall'Ue per colmare i divari di genere e favorire una maggiore partecipazione delle donne a settori strategici per il futuro del lavoro e dell'Europa.

Il piano si propone di promuovere diversità, uguaglianza e inclusione nello Spazio europeo della ricerca (Ser), con l'obiettivo di renderlo entro il 2030 "il luogo ideale in cui le donne possano lavorare nella ricerca, nell’innovazione e nelle start up" si legge sulla pagina della consultazione. Valorizzare i talenti, indipendentemente dal genere, rappresenta infatti una leva fondamentale per rafforzare la competitività dell'Europa in un'ottica di sostenibilità, specifica la Commissione. 

La consultazione si rivolge non solo a ricercatrici e ricercatori, ma anche a università ed enti di ricerca, imprese, organizzazioni della società civile e singole cittadine e cittadini. I contributi possono essere inviati in tutte le 24 lingue ufficiali dell'Unione europea, sotto forma di osservazioni o rispondendo a un questionario.

Nello specifico, la consultazione nasce per far luce sugli ostacoli che limitano la partecipazione delle donne alla ricerca e all’innovazione e sui fattori che le spingono a intraprendere carriere nelle Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), ma anche per indagare le conseguenze della loro sottorappresentazione e delle disuguaglianze di genere in questi settori, nonché l’impatto delle strategie portate avanti a livello europeo e dei singoli paesi per promuovere l’uguaglianza di genere.

Come ricorda l'Unesco in occasione della Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza 2026, a livello mondiale è donna solo una persona su tre che si occupa di ricerca – un dato, che, secondo l'organizzazione, ha subito variazioni minime negli ultimi dieci anni.

In Italia, i dati confermano come quello della partecipazione – ancora troppo scarsa – delle donne e delle ragazze ai percorsi di formazione e carriera nelle Stem sia un problema strutturale: secondo l'Istat, nel nostro paese la quota di laureate Stem fra i 25 e i 34 anni è meno della metà di quella dei laureati, e i divari di genere si riverberano anche nel lavoro, con le donne che, a parità di titolo di studio, continuano ad avere tassi di occupazione più bassi di quelli degli uomini.

"Vogliamo che le donne impegnate nella ricerca, nell'innovazione e nelle start up vedano il proprio futuro in Europa" ha dichiarato Ekaterina Zaharieva, Commissaria europea per le start up, la ricerca e l'innovazione. "Per questo stiamo facendo dell'Europa il luogo in cui le loro ambizioni trovino il miglior sostegno possibile". 

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