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Decifrare i meccanismi alla base della sclerosi multipla e sviluppare terapie più efficaci per contrastarla è la missione di Martina Absinta, neurologa all’Humanitas University di Milano, dove dirige un laboratorio sperimentale e un progetto di ricerca con cui punta a migliorare la qualità della vita delle persone – soprattutto donne – affette da questa patologia neurodegenerativa 

Nei meandri del cervello
con Martina Absinta

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Credits Unsplash/Marek Piwnicki
Nei meandri del cervello con Martina Absinta

Ogni anno in Italia ci sono circa 3.600 nuove diagnosi di sclerosi multipla. A essere colpite in maggiore misura sono donne, spesso sotto i quarant’anni. Un progetto di ricerca si pone l’obiettivo di decifrare questa malattia infiammatoria degenerativa, scoprirne i meccanismi alla base per consentire una qualità della vita sempre più alta. A guidarlo è Martina Absinta, professoressa associata di Neurologia all’Humanitas University di Milano e responsabile del Laboratorio di neuropatologia sperimentale dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) Istituto clinico Humanitas. “Vogliamo trovare nuove strategie terapeutiche per ridurre l’infiammazione cronica e così aumentare il benessere strutturale e funzionale del sistema nervoso centrale” spiega la scienziata, che alla sclerosi multipla ha dedicato tutto il suo percorso di ricerca.

Absinta
Martina Absinta, professoressa associata di Neurologia e responsabile del Laboratorio di neuropatologia sperimentale all’Humanitas University di Milano 

“Sono una neurologa, e questo mi ha sempre messa nelle condizioni di vedere praticamente il risvolto sociale e l’impatto della mia attività scientifica sulla malattia sulla società” racconta Absinta. “La sclerosi multipla colpisce in maggioranza il sesso femminile. Spesso si tratta di donne giovani, che vedono la loro vita un po’ stravolgersi in un momento delicato in cui devono prendere delle scelte riguardanti la maternità o il lavoro”. L’obiettivo è, allora, “accompagnare le persone con una malattia cronica, provando a far sì che le loro scelte di vita non siano influenzate dall’impatto della sclerosi multipla. Questo è il risultato migliore che si possa ottenere dal punto di vista medico”.

Oltre alla ricerca, Absinta svolge anche attività clinica in ambito ambulatoriale, sempre concentrata sulla sclerosi multipla. “Anche se sono solo poche ore a settimana, mi consente di tenere quel minimo contatto con i pazienti che è fondamentale per la patologia che seguo: la ricerca deve essere allineata agli obiettivi di cura e salute” dice la scienziata. “Questo mi ha sempre aiutata ad avere molto chiare quali fossero le domande e i bisogni dei pazienti a cui volevo rispondere”.

Il progetto che porta avanti, Microglia Stress response in Multiple Sclerosis (MiST-MS), mira da un lato a comprendere i meccanismi responsabili dell’invecchiamento precoce legato all’infiammazione, e dall’altro a studiare come le lesioni croniche attive influenzino la progressione della malattia, in modo da sviluppare nuove terapie più efficaci e personalizzate. La ricerca ha vinto nel 2025 un ERC Starting Grant, un finanziamento dell’European Research Council tra i più prestigiosi a livello internazionale per giovani scienziate e scienziati.

La scelta della sclerosi multipla come campo di studio è maturata durante il percorso universitario, iniziato alla facoltà di medicina del San Raffaele di Milano. “Quando mi sono iscritta a Medicina ero sicura di non voler fare chirurgia, ma per il resto non avevo le idee chiarissime” racconta Absinta, che nello stesso ateneo si è specializzata in neurologia. “Studiando, mi sono accorta che i due ambiti che mi interessavano di più erano l’immunologia e le neuroscienze. La sclerosi multipla è una patologia immunologica, esattamente a cavallo tra le due cose”. Il resto, aggiunge, lo hanno fatto una serie di incontri, anche fortuiti.

L’ultimo anno di specializzazione in neurologia, nel 2012, Absinta l’ha trascorso negli Stati Uniti, al National Institute of Health (NIH), a Washington DC. Sarebbe dovuta rimanere solo un anno, ma poi ha proseguito in quell’istituto anche per il percorso di dottorato e successivamente come accademica. E così gli anni sono diventati nove.

“In quel momento storico l’NIH era il posto più bello dove si potesse lavorare dal punto di vista della ricerca” ricorda Absinta, che negli Stati Uniti ha avuto la possibilità di utilizzare macchinari di risonanza magnetica ad alto campo come i 7 Tesla (7T), che al tempo non erano presenti in Italia ed erano poco diffusi anche in Europa.

“L’idea del mio percorso negli Stati Uniti era nata proprio perché cercavo un salto tecnologico che non avrei potuto fare in Italia, nonostante la ricerca nell’hub in cui mi trovavo, il San Raffaele, fosse eccellente” spiega la scienziata. Le macchine presenti al National Institute of Health le hanno permesso “di esplorare il cervello con un livello di dettaglio che avevo sempre sognato”. Grazie all'utilizzo della risonanza magnetica ad alto campo, Absinta ha potuto condurre studi avanzati di correlazione neuropatologica: “Seguivamo persone affette da sclerosi multipla durante il decorso della malattia e, dopo la loro scomparsa, analizzavamo il tessuto cerebrale donato attraverso scansioni a 7 Tesla e MRI, integrando l'imaging in vivo con l'analisi patologica post mortem”.

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© Francesca Protopapa / Ghirigori Agency

Terminato il dottorato, Absinta ha vinto dei finanziamenti per proseguire il lavoro negli Stati Uniti e iniziare a creare una linea di ricerca personale e indipendente rispetto ai laboratori in cui veniva ospitata. Contestualmente, ha ottenuto una posizione da Assistant Professor alla Johns Hopkins University, che si trova a Baltimora.

Qualche anno dopo è diventata madre e insieme al marito – anche lui ricercatore italiano – ha iniziato a riflettere sulla possibilità di rientrare in Italia. “Nel 2021 abbiamo deciso di provarci, e per fortuna entrambi siamo riusciti a riportare le nostre storie di ricerca qui” racconta la scienziata, che inizialmente ha preso servizio al San Raffaele di Milano, per poi vincere una posizione da professoressa associata in neurologia all’Humanitas, dove tuttora lavora.

Ed è in quel contesto che Absinta ha vinto, a settembre 2025, l’ERC Starting Grant per il progetto di ricerca sulla sclerosi multipla. “È uno di quei finanziamenti che da ricercatrice sogni di ottenere” afferma. “Oltre che per la ricerca in sé, è importante anche perché con questo grant riesco a stabilizzare persone che lavoreranno con me per cinque anni”. Un aspetto che per la professoressa conta molto, in un campo che in Italia soffre di un precariato cronico: “Io stessa, se ho potuto investire nel mio sogno, è perché non ho avuto una pressione economica soffocante. Ma capisco chi, davanti a un mutuo o alla necessità di mantenere una famiglia, prende strade diverse”.

Al di là della condizione di precarietà generalizzata, Absinta riconosce come nel mondo della scienza esistano ancora problemi di genere: basta guardare quanti ruoli apicali siano occupati da uomini e quanti da figure femminili. Tuttavia, nei centri d’eccellenza in cui ha lavorato, non si è mai sentita esclusa o discriminata poiché donna. Avere raggiunto una carriera di eccellenza ed essere diventata professoressa è per la scienziata una “piccola bandierina” piantata, “un modo per dire alle ragazze che ce la possiamo fare”. 

Oggi le facoltà di medicina e i dottorati scientifici vedono una massiccia presenza femminile. “L’interesse delle ragazze c’è, ed è crescente” afferma Absinta. “Ma vedo molti drop-out, colleghe che abbandonano lungo la strada, cercando di mettere insieme famiglia e lavoro”.

La vera questione, infatti, non è tanto l'ingresso nel mondo scientifico, quanto il percorso che segue. “Ho avuto due figli tra i 35 e i 38 anni per scelta personale, ma riconosco che se fossero arrivati prima, conciliare gli spostamenti internazionali e la crescita professionale sarebbe stato molto più complesso” ammette.

Nessun dubbio, tuttavia, sul fatto che spostarsi e allargare i propri orizzonti sia fondamentale per il lavoro di ricerca. “Lo consiglio sempre a studenti e persone che lavorano con me” dice Absinta. “A volte è il non restare fermi in un posto, il conoscere, creare network, fare esperienze che fa la differenza”.

 

Prossima Europa è un progetto editoriale di inGenere nato per ispirare le ragazze nella scienza. Raccontiamo storie di scienziate e innovatrici che fanno ricerca in Italia in una prospettiva europea e internazionale, e diffondiamo informazioni su opportunità di ricerca tra Italia ed Europa. Illustrazioni © Francesca Protopapa / Ghirigori Agency 
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