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La rivoluzione
incompiuta

Foto: Flickr/Nessie Spencer

Una parità ambigua di Marilisa D'Amico e Il coraggio delle donne di Dacia Maraini e Chiara Valentini. Due libri apparentemente distanti per impostazione e tematiche, ma connessi da un intento comune: raccontare la storia dei diritti delle donne, una rivoluzione ancora incompiuta

Se la “rivoluzione femminile è l’unica rivoluzione non fallita del Novecento”, come ebbe a scrivere Eric John Hobsbawn, sta diventando sempre più evidente, nel XXI secolo, che si tratta di una rivoluzione incompiuta e sotto attacco, insidiata, come tante altre conquiste novecentesche, “da voglie di rivincita unite a pericolose tendenze che credevamo superate per sempre: l’ostilità verso tutte le differenze, i razzismi, le nuove misoginie”.

Nell’emergenza da Covid19, la sfasatura tra ruolo effettivamente svolto dalle donne nel fronteggiare la pandemia ed emarginazione dai luoghi delle decisioni ha determinato, finalmente, un risveglio di consapevolezza e attivismo e l’apertura di un dibattito pubblico dove si affaccia prepotentemente una domanda: che fare? Come superare questo divario che appare incolmabile, radicato in millenni di subalternità e subordinazione, intorno al quale ormai da decenni si arrovellano i movimenti delle donne e contro il quale in molti paesi si susseguono gli interventi normativi?

Tra i molti volumi dedicati a questo tema negli ultimi mesi, ci possano aiutare, come una bussola, due libri, apparentemente molto diversi tra loro.

Marilisa D’Amico, Una parità ambigua. Costituzione e diritti delle donne, Raffaello Cortina, 2020, è un libro “giuridico”, scritto da una giurista assai nota, appartenente a una generazione ancora in culla nell’epoca d’oro dei movimenti femministi, e che ha lungamente creduto che bastasse essere brave, superare i maschi nel rendimento scolastico e professionale, per rompere il soffitto di cristallo.

D'Amico è una giurista che è giunta a occuparsi di parità di genere sulla base di una spinta esperienziale, come racconta in modo molto vivo nell’introduzione, che l’ha portata a impegnarsi, come studiosa e come avvocata nella lotta per i diritti delle donne.

Il volume illustra efficacemente anche ai non esperti di diritto il cammino compiuto in Italia verso la parità di genere, un cammino che, come emerge fin dal titolo, resta ancora incompiuto: in primo luogo per la difficoltà di tradurre in realtà le tante norme giuridiche che sono state adottate negli anni, grazie alle lotte dei movimenti delle donne. Norme, a partire da quelle costituzionali, destinate a scontrarsi con una società imbevuta di stereotipi dei quali le stesse donne a volte restano prigioniere.

Non c’è campo, dalla politica al lavoro, dalla comunicazione alla violenza di genere, dal multiculturalismo alla libertà procreativa e riproduttiva, fino ad arrivare all’intelligenza artificiale che non sia accuratamente esaminato dallo sguardo attento dell’autrice, sempre in prima linea nell’evidenziare, accanto alle conquiste raggiunte, anche il cammino da fare, e soprattutto nello smascherare le molteplici forme di elusione delle norme vigenti da parte di un potere che resta in gran parte patriarcale.

Dacia Maraini e Chiara Valentini, Il coraggio delle donne, Il Mulino, 2020, è costruito come una corrispondenza tra la grande scrittrice e la giornalista, accomunate da una lunga militanza femminista che affonda le radici negli anni settanta.

Il volume è diviso in due parti. La prima, dal significativo titolo di “una lunga rivoluzione” è volta a ripercorrere, anche attraverso i ricordi e le esperienze personali, la rivoluzione femminista della seconda metà del XX secolo: si affrontano questioni fondamentali, come quella della differenza tra i generi e della specificità femminile. Un tema chiave, che resta spesso sottotraccia nelle rivendicazioni femminili, ad esempio riguardo agli spazi da riservare alle donne nella sfera politica. Spazi sì, ma perché, a che scopo?

Esiste un contributo peculiare che le donne possono dare? Quale? Abbiamo davvero elaborato “un modo più umano e gentile di confrontarci con l’altro?”. E, se tale specifico femminile esiste, dove si radica? Nella natura o nella cultura? Riprendendo la celebre espressione di Simone De Beauvoir, “donne si nasce o si diventa?”. Illuminante pare la risposta che Dacia Maraini offre a questi interrogativi, rifiutando l’approccio biologico, e affermando al contempo che le donne sono effettivamente più pacifiche, più riflessive, più generose, in quanto costrette per millenni a sublimare i propri istinti aggressivi.

La seconda parte del libro è dedicata ad alcune “donne coraggiose” (così il titolo), narrando la vita e l’eredità di figure assai diverse, come la filosofa alessandrina Ipazia, l’illuminista Olympe de Gouges, la martire cristiana Vibia Perpetua, l’eroina risorgimentale Cristina di Belgioioso, la scrittrice partigiana Renata Viganò. Tutte accomunate dal coraggio che le ha spinte a lottare in un mondo ostile, per l’affermazione dei diritti, non solo delle donne, ma di tutti gli oppressi.

Due libri apparentemente assai distanti tra loro, per impostazione e tematiche, ma strettamente complementari e rivolti verso una medesima direzione. Da un lato, il volume di Maraini-Valentini costituisce il fondamento e lo scenario per leggere e comprendere quello di D’Amico: narrando la storia dei movimenti delle donne, i loro interrogativi, le loro conquiste, in un passato remoto ma anche in quello prossimo, caratterizzato dall’esperienza femminista, esso si pone come un “passaggio di testimone” rispetto alle generazioni successive. È soltanto facendo nostre quelle battaglie e quelle tematiche che possiamo contribuire a costruire i passi successivi di una storia in gran parte ancora da scrivere.

Dall’altro, entrambi aiutano a rispondere alla domanda iniziale: che fare? Essi, infatti, ci mostrano che occorre una risposta articolata perlomeno in due momenti. Innanzitutto, il risveglio di una consapevolezza, nelle donne in primis, ma poi nella società tutta, sulla diseguaglianza di genere. Una diseguaglianza che si è storicamente sedimentata nella forma di una vera e propria gerarchia. In secondo luogo, un attivismo che deve essere realizzato dalle donne stesse, attraverso molteplici canali, traendo ispirazione dalle grandi figure della storia.

Ecco qui le donne coraggiose di Maraini e Valentini, ecco qui le madri costituenti a più riprese evocate da D’Amico. Ed ecco qui, soprattutto, un compito a cui tutti e due i volumi ci chiamano: conoscere la nostra storia, “una storia subita in comune”, per poi agire in modo solidale. Una storia, come scrivono Maraini e Valentin, che tutte dobbiamo conoscere e capire per poi organizzare una resistenza argomentata e razionale”.