Ricerchescienza, ricerca, Europa, buone pratiche

Meta-analysis di genere e ricerca scientifica

Data pubblicazione: 10/2010
Meta-analysis of gender and science research
Autori: Maria Caprile (coordinatrice)
Committente: Commissione Europea, Direzione Generale della Ricerca
Area geografica: Membri UE27, Islanda, Norvegia, Svizzera, Israele, Turchia, Croazia
Abstract: 

Nel settore della ricerca scientifica e industriale è osservabile la segregazione orizzontale e verticale delle donne. Allo stesso tempo, il passaggio verso l’uguaglianza di genere si rivela particolarmente articolato.(...)

Nel settore della ricerca scientifica e industriale è osservabile la segregazione orizzontale e verticale delle donne. Allo stesso tempo, il passaggio verso l’uguaglianza di genere si rivela particolarmente articolato.

 

Quali sono le cause? La risposta è che non dipende da un unico fattore. L’evidenza, inoltre, chiarisce che non incide la presenza/assenza di figli. Per spiegare le differenze di genere nelle carriere scientifiche è necessario indagare meccanismi più complessi e prendere comunque atto che grazie alla presenza, seppur debole, delle donne nella ricerca, gli aspetti di genere hanno avuto un impatto considerevole nelle scienze umane e sociali nel corso degli ultimi trenta anni.

Oggi si rende, però, necessario adottare un approccio più globale nelle politiche per l’uguaglianza di genere, individuando nel genere una risorsa per migliorare l’eccellenza scientifica nella ricerca di base e applicata. L’auspicio di un nuovo approccio è a sua volta collegato al debole impatto mostrato sino ad ora sulle istituzioni dalle politiche di uguaglianza di genere realizzate nel settore della ricerca. Che si è poi decodificato in un lento avanzamento delle donne nelle carriere scientifiche. Per questo occorre costruire legami più solidi tra l’analisi e l’elaborazione delle politiche. In realtà il numero delle candidate è crescente, però non corrisponde all’incremento dei finanziamenti per la ricerca e l’innovazione. Ciò rende ancor più evidente quanto i datori di lavoro continuino ad essere riluttanti nei confronti delle carriere femminili.

 

La sfida principale non è cambiare le donne, ma, al contrario, aggiornare l’approccio culturale alla scienza e alla ricerca. Allo scopo di arricchirla di un punto di vista aggiuntivo: quello femminile. Ciò avrebbe riflessi economici, in quanto consentirebbe di migliorare l’efficienza attraverso l’ottimizzazione delle risorse umane. In altri termini, l’equità di genere contribuirebbe alla competitività dell’economia. Allo stato attuale, la sfida principale non è dunque quella di definire nuove politiche, ma rafforzare gli effetti di quelle attuate attraverso la valutazione delle misure introdotte e la trasferibilità delle “buone pratiche”. Tutto questo implica lo sviluppo di valide strutture teoriche, adeguati strumenti metodologici e criteri di valutazione condivisi.