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Case fantasmatiche - Rachel Whiteread

Ritenuta dalla critica una delle maggiori artiste inglesi contemporanee, Rachel Whiteread ha studiato alla Slade School of Fine Arts di Londra negli anni ’80, dedicandosi principalmente alla scultura. La produzione artistica di Whiteread è caratterizzata da una forte impronta fantasmatica tipica delle sue gigantesche creazioni di case, come anche delle suppellettili (armadi, sedie, materassi, vasche da bagno), talvolta frutto della lavorazione di resine o utilizzando vecchi mobili di legno e involucri di cartone. L’artista costruisce calchi di edifici da abbattere o inesistenti, e ricicla oggetti comuni della vita quotidiana – parti di edifici, scatole, case di bambola, borse d’acqua calda, scacchiere; li rivolta con lo scopo di rivelare all’esterno e alla luce ciò che in genere è nascosto e rimane dentro: l’ombra di una porta, la sagoma di una stanza, l’impronta su un mobile o suppellettile. Un mondo pensato di solito avente dimensioni interne e private, viene così esposto pubblicamente ed è proprio questa inversione a creare effetti disorientanti, di estraniamento e di familiarità insieme.

L’opera che le ha dato notorietà si intitola House. Nella periferia est di Londra, al n.193 di Grove road (vicino a Mile End) c’era un edificio vittoriano da demolire per essere destinato a parco verde. Nel 1993, ottenuto un permesso transitorio per poterci lavorare, Whiteread lo riempì di cemento liquido e poi strappò via l’esterno. Come in un negativo di fotografia, con l’inversione della struttura dell’edificio originario comparvero sulle pareti esterne le diverse parti che prima erano nascoste: porte, scale, camini, prese elettriche. L’immensa scultura funzionava come un silenzioso e spettrale monumento in ricordo di coloro che un tempo avevano vissuto nell’edificio; gli spazi vuoti delle stanze lasciavano la loro impronta indelebilmente disegnata sul cemento. L’opinione pubblica, artisti e rappresentanti del consiglio di quartiere, si divisero nettamente su cosa fare. Si giunse così a una votazione che pochi mesi dopo confermò la necessità della demolizione. Nello stesso periodo, all’autrice – allora appena trentenne - veniva attribuito l’ambito riconoscimento del Turner Art Prize, prima donna a conseguirlo nella storia del premio.

La grande capacità di suscitare emozioni dell’opera di Whiteread si rivela con particolare forza incisiva nel monumento dedicato agli ebrei austriaci scomparsi durante il nazismo, frutto di cinque anni di lavoro: il Holocaust Memorial, collocato al centro della Judenplatz di Vienna, dove un tempo sorgeva l’antica sinagoga, inaugurato nel 2000. Si tratta di un parallelepipedo di piccole dimensioni – è alto 3.8 metri – in pietra chiara, i cui quattro lati, di 10 metri per 7 ciascuno, sono interrotti soltanto da una doppia porta chiusa al centro, che guarda il monumento a Lessing all’altro lato della piazza. Guardandolo a una certa distanza si ha l’impressione di un sobrio mausoleo senza aperture; a uno sguardo ravvicinato si vede che ciascun lato è interamente composto da 11 file di libri sistemati con il dorso rivolto all’interno: una biblioteca pietrificata, memoriale alla impossibilità violenta di leggere e di vivere.