Rubricain poche parole

Colette. Une parisienne pendant la Grande Guerre

Foto: Flickr/Philippe Gillotte

Colette ha rappresentato un modello di donna libera da ideologie e pregiudizi, talvolta scandalosa, artisticamente versatile, grande scrittrice, politicamente ambigua. Oltre alla attività di romanziera, attrice, organizzatrice di eventi teatrali, critica cinematografica e altro ancora, fu una giornalista originale e prolifica (nel corso della sua vita pubblicò circa 1260 articoli su quotidiani e settimanali francesi). Cronista attenta ai cambiamenti della vita quotidiana cercò sempre di mantenersi fedele nel riportare soltanto “ciò che aveva visto con i propri occhi”, senza abbellimenti né voli fantasiosi; il suo motto era: “voir et non inventer”, e a questo si attenne nei suoi reportages dal fronte. Tra le poche giornaliste donne mandate sui luoghi del conflitto a fuoco - come in un suo celebre articolo su Verdun. Quando scoppia la guerra ha già 42 anni; è una scrittrice e giornalista assai apprezzata per la capacità di concentrarsi su episodi e protagonisti in apparenza poco appariscenti. Dotata di una scrittura scorrevole, ricca di arguzie, in quegli anni collaborò regolarmente con diversi quotidiani parigini. Le donne rimangono un immancabile soggetto della sua scrittura. Di lei negli ultimi anni sono uscite diverse raccolte di articoli inediti e nuove edizioni critiche delle opere. Nei suoi contributi sulla scrittura di Colette, Julia Kristeva l’ha definita “genio femminile”, capace di esprimere come poche altre il desiderio erotico, “un transfert del piacere dalla sessualità alle sensazioni (la bocca, l’orecchio, la pelle, il sole, il vino) e dunque, simultaneamente, a tutte le parole”.

Colette, Colette. Une Parisienne pendant la Grande Guerre, 1914-1918, L’Herne, 2014