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Karen Blixen - L'ingegneria culinaria e l'arte di narrare

Un'immagine del film Il pranzo di Babette

L'intenso rapporto tra buona cucina e eros, l'estrema attenzione necessaria per preparare la cena perfetta e per raccontare storie

Karen Blixen (1885-1962), la scrittrice danese che spesso si firmava con lo pseudonimo di Isak Dinesen, pubblicò Capricci del destino nel 1958. La raccolta si apre con il racconto Il pranzo di Babette, divenuto famoso dopo la trasposizione cinematografica che fece guadagnare numerosi premi al regista Gabriel Axel e alla attrice protagonista, una straordinaria Stéphane Audran.

La trama per sommi capi: due anziane sorelle – Martina e Filippa - vivono in un fiordo norvegese, in un paese che “sembra un balocco, composto da casine di legno tinte di grigio, di giallo, di rosa e di tanti colori.” Figlie del decano fondatore di un pio consesso religioso, “i cui accoliti rinunciavano ai piaceri di questo mondo, perché la terra e tutto quanto essa offriva era per loro una specie d’illusione”. Un giorno bussa alla loro porta Babette Hersant, sfuggita alla repressione della Comune di Parigi, che lavorerà da governante presso le sorelle. Molto tempo dopo, Babette vince alla lotteria una eredità di diecimila franchi d’oro e chiede a Martina e Filippa di poter dedicare un pranzo alla memoria del padre nel centenario della sua nascita.

Per tutti gli anni in cui si è limitata a cucinare lo stoccafisso e l'insipida zuppa di birra e pesce, Babette si è imposta un grande autocontrollo, ma nel momento in cui decide di cucinare un pranzo da chef, comincia a configurarsi il profilo di una grande artista della gastronomia. La vediamo impegnarsi in una vera e propria opera di ingegneria culinaria, dove gli ingredienti, le dosi, gli utensili, i tempi della cottura, gli abbinamenti tra vini e cibo, gli arredi della tavola, devono seguire delle regole precise - altrimenti non sarebbe possibile ottenere quel risultato sommo che solo un sapere altamente specializzato consente. Vediamo quindi Babette preparare con una cura straordinaria l'acquisto di bevande e di volatili, la tartaruga per fare il brodo, ecc.

Nel corso del pranzo il pio gruppo di luterani subisce una completa metamorfosi; la religiosità si stempera sotto gli effetti del buon vino, i corpi provano qualcosa che non avevano mai provato né osato desiderare: un intenso e profondo benessere e una piacevolissima gioia psico-fisica.

Per Blixen, esisteva un rapporto molto intenso tra la buona cucina e l'eros. Dopo aver assaporato le meravigliose cailles en sarcophage, il generale ricorda di aver sentito parlare di una cuoca eccezionale in gioventù da un amico: "Quella donna sta ora trasformando un pranzo al Café Anglais in una specie di avventura amorosa – una di quelle avventure amorose di categoria nobile e romantica in cui non si distingue più tra la fame, o la sazietà del corpo e quella dello spirito! M’è già capitato di battermi in duello per amore d’una dama bionda. Ma per nessuna donna a Parigi, mio giovane amico, verserei più volentieri il mio sangue!”. 

La biografa Judith Thurman, autrice di una Vita di Karen Blixen, ci racconta il significato grandissimo che la scrittrice attribuiva a una cena cucinata in modo perfetto, descritta con toni che inequivocabilmente la identificano con la Babette del racconto: "Quando Karen sapeva che sarebbe arrivato (il suo amante), faceva preparare il suo piatto preferito: lo squisito consommè di Kamonte. Forse la preparazione di questo brodo insegnò a Karen Blixen qualcosa sull'arte del narrare storie. La ricetta prevede che si serva l'essenza, scartando la materia degli ingredienti crudi: gusci d'uova e ossa, radici e carne di bestia grossa. Il tutto deve essere sottoposto all'azione "del fuoco e della pazienza", come nel caso del narratore, e solo alla fine si compie la magia della chiarezza."