Rubricain poche parole

Sylvia Molloy, Vivir entre lenguas

Foto: Flickr/Ashley Van Haeften

Tra le più affermate scrittrici e critiche letterarie argentine, Molloy è nata nel 1938 e da molti anni vive tra New York e Buenos Aires. Ha insegnato a Yale, Princeton, NYU; è stata presidente della Modern language Association. Studiosa di Borges e autrice di romanzi, racconti, saggi sulla scrittura queer, l’omosessualità e l’autobiografia in America Latina, ha dedicato diversi contributi – En breve càrcel, El comùn olvido, Desarticulaciones – alla condizione di chi cresce tra lingue e paesi diversi. Di recente, ha pubblicato Vivir entre lenguas (2016), delizioso esercizio di memorie di una trilingue e delle preferenze, ambiguità, contaminazioni, equivoci, di chi si muove tra spagnolo, francese e inglese fin dalla nascita: spesso non riesce a scegliere, non può, si trova in bocca una o l’altra lingua senza averla cercata, le dimentica irrimediabilmente, pronuncia all’improvviso parole scomparse che tornano in maniera inaspettata, esamina insicura il significato di qualcosa e confonde la prima con la seconda o la terza lingua, cerca invano la traduzione di qualcosa di non traducibile. Si rassegna a vivere in una perenne oscillazione “tra”.

Sylvia Molloy, Vivir entre lenguas, Eterna Cadencia, 2016