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Tazza con pelliccia - Meret Oppenheim

Quando Meret Oppenheim (1913-1985) – poliedrica artista, tedesca di nascita ma svizzera di adozione – decise a 23 anni di ricoprire una tazza da the, insieme al piatto e al cucchiaino, con pelo di gazzella, il movimento surrealista sembrò aver trovato finalmente un oggetto che condensava magnificamente alcuni degli obiettivi che i suoi animatori si proponevano nei confronti dell’arte tradizionale e della società borghese: provocare, interrogare, irridere. Il Museum of Modern Art di New York l’acquistò subito, e da allora Object (Le Dejeuner en fourrure) è diventato uno degli artefatti più noti a rappresentare il Surrealismo, anche se la sua ideatrice si allontanò presto dalla cerchia raccolta intorno a André Breton. Per la giovane Oppenheim quel piccolo recipiente  al quale doveva l’improvvisa notorietà, divenne in parte un’opprimente etichetta visiva che per molto tempo oscurò la sua vasta e diversificata attività di scultrice, disegnatrice, poetessa, fotografa. Aiutata da una proverbiale carica autoironica, alcuni decenni più tardi fu lei stessa a confezionare dei graziosi souvenir che riprendevano il profilo della famosa tazza impellicciata e ricordavano i centro-tavola dei tempi andati.

   Divenuta assai nota per gli scatti fotografici con cui Man Ray la ritrasse in Erotique-voilée (1934) con gli occhi chiusi e il corpo nudo, il braccio sinistro macchiato d’inchiostro con la mano aperta sulla fronte, l’altra posata sulla grande ruota metallica di una stampante grafica, continuò per tutta la vita a costruire oggetti presi dalla quotidianità trasformandoli in modo da rivelarne altre insospettate identità. Nascevano così: i guanti di pelo da cui spuntano le unghie laccate; le scarpe col tacco legate insieme su un vassoio alla maniera di un pollo arrosto; il tavolino sostenuto dalle esili zampe di un uccello; un paio di guanti grigio chiaro su cui sono disegnate in rilievo le vene della mano e la circolazione sanguigna; un boccale di birra con il manico a forma di coda di scoiattolo. Oppenheim cerca di attraversare e rovesciare la realtà materiale, di comunicare con il mondo inafferrabile dei sogni. Da giovane crea gioielli, disegna abiti, realizza collages e  piccole sculture; scrive poesie ininterrottamente dagli anni ’30 in avanti. Nel dopoguerra, sarà attirata soprattutto da temi legati al cosmo, alla natura, a un universo mitico ancestrale.

Con ammirevole coerenza, rimase per tutta la vita fedele a un ideale di assoluta autonomia per le donne. Nel discorso per ringraziare la città di Basilea che nel 1975 le ha conferito il Prix des Arts denuncia le difficoltà delle artiste afferma: “La libertà non è stata data a nessuno, bisogna prenderla”. In una intervista di due anni prima aveva detto: “Sì, ci sono problemi per le donne… ma noi dobbiamo lavorare e non piangere.” Poco prima di morire, firma due opere in omaggio alle scrittrici del primo Ottocento Bettina Brentano e Karoline von Günderode.