L'economia del futuro sarà femminista, per fronteggiare la crisi della democrazia e le crescenti disuguaglianze c'è bisogno di ripensare il mercato digitale e le ingiustizie ambientali. Lo racconteremo su inGenere nei prossimi mesi a partire dall'ultima Conferenza dell'Associazione internazionale per l'economia femminista
Economia
femminista
A due mesi dalla conferenza annuale dell'Associazione internazionale per l'economia femminista (International association for feminist economics, Iaffe), organizzata alla Sapienza Università di Roma in collaborazione con MinervaLab, e di cui inGenere è stata media partner, siamo felici di annunciare che ospiteremo tra le nostre pagine una serie di contributi relativi all'intenso dibattito svoltosi in quei giorni, e che ha visto coinvolte più di 800 persone provenienti da 85 paesi diversi.
Nata nel 1992, la rete di Iaffe è cresciuta fino a diventare una comunità vivace di attiviste e ricercatrici che abbracciano molteplici discipline, con l'obiettivo condiviso di far progredire una ricerca economica inclusiva ed equa dal punto di vista di genere, prestando particolare attenzione alla situazione delle persone più a rischio di esclusione socioeconomica.
In questa direzione, l'economia femminista offre una lente unica per analizzare le interconnessioni tra disuguaglianze economiche, genere, razza, classe e sostenibilità sociale e ambientale.
Le economiste che nel corso degli anni sono entrate a far parte di Iaffe hanno definito e plasmato questo settore di studio fin dalla sua nascita, con impatti tangibili sulla ricerca e sulle politiche pubbliche. E dopo che la rivista dell'associazione, Feminist Economics, ha aperto nuovi campi di indagine economica, promuovendo nel corso del tempo scambi critici e ampliando il dibattito, la conferenza di Roma è stata la più grande occasione d'incontro mai creata da Iaffe nei suoi 32 anni di vita.
Intitolata Caught Between the Digital Revolution and a Crisis of Democracy: Feminist Economics Responses and Imaginations for the Future, la conferenza ha ospitato:
125 sessioni parallele dedicate a ricerca innovativa ed eterodossa;
3 plenarie con studiose arrivate dal Nord e Sud globale per discutere delle sfide della digitalizzazione e ragionare sui rischi di crisi della democrazia da un punto di vista femminista;
2 eventi culturali collegati alla conferenza: una mostra di illustratrici italiane dedicata alle tematiche di genere; una raccolta curata dall'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi-Roma) incentrata su storie di donne partigiane.
Una manifestazione di incredibile ampiezza che è stata resa possibile anche grazie al lavoro di più di 35 fra volontari e volontarie, reclutate tra studenti, ricercatori e ricercatrici di Sapienza Università di Roma, che sono stati impegnati e impegnate nella gestione dell’evento e nella comunicazione dei suoi contenuti sui social media.
Le relatrici delle plenarie, le partecipanti alle tavole rotonde e alle sessioni (inclusi i poster) hanno affrontato temi come genere e lavoro, economia della cura, disuguaglianze intersezionali e cambiamento climatico, rivoluzione digitale e futuro del lavoro, crisi della democrazia e autoritarismo, questioni Lgbtqia+ e molto altro ancora.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il lavoro di gruppo che ci ha viste impegnate per quasi un anno: un gruppo composto da personale Iaffe (Srishti Pal, Caroline Dommen, Paulina Sicius e Wendy Khonziwe) e dalle colleghe di MinervaLab (Giulia Zacchia, Paola Panarese e Ines Ciolli).
Dalle tre giornate passate insieme, sono emersi dei messaggi chiave che riassumiamo di seguito anche per introdurre lo speciale che seguirà su inGenere.
L'uguaglianza di genere non è solo una questione di parità di diritti, ma è fondamentale per resistere all'erosione delle norme e delle istituzioni democratiche. Ricerche condotte in contesti diversi come il Brasile, l'India, l'Ungheria, o la Turchia dimostrano che le disuguaglianze strutturali di genere causate dal neoliberismo degli anni ‘90 siano diventate le principali cause del contraccolpo (anti)democratico degli anni 2000.
La crisi della democrazia, che trascende i contesti nazionali e culturali, ed è guidata da disuguaglianze intersezionali, crea un circolo vizioso di politiche regressive, crisi economiche, e guerre. Le politiche economiche e sociali per l'uguaglianza di genere hanno un ruolo cruciale nel rompere questo circolo vizioso.
Le politiche economiche dei regimi autoritari di estrema destra segnano un'epoca "post-neoliberale", caratterizzata dal ritorno a un solo partito al potere, come arbitro chiave nel determinare chi beneficia dell'accumulo di ricchezza. Questo comporta profonde implicazioni per tutti i gruppi emarginati, ma soprattutto per le donne a basso reddito, le donne di colore, le donne migranti.
In un contesto in cui le politiche statali non riescono a garantire un'occupazione dignitosa per tutti, i mercati del lavoro si trasformano in giungle liberali prive di regolamentazione e di organizzazioni formali dei lavoratori e delle lavoratrici. La dipendenza dai trasferimenti sociali e la gig economy come principale fonte di generazione di reddito per molte persone sono diventati ‘normali’, con implicazioni per il posizionamento politico e l'ascesa dell'estrema destra tra i gruppi marginalizzati.
Lo scopo della conferenza era soprattutto cercare delle risposte a queste derive del capitalismo odierno. A sintesi di quanto discusso, possiamo affermare che l'economia femminista è in grado di offrire spunti stimolanti sulle possibilità di nuovi paradigmi produttivi attraverso la digitalizzazione inclusiva e l'intelligenza artificiale, sottolineando l'autonomia e il diritto delle donne a occupare lo spazio digitale.
Al contempo, le politiche economiche e sociali per un'economia solidale e di genere (una purple economy che si affianca a una green economy) hanno un ruolo cruciale nel rompere il circolo vizioso delle politiche regressive, dell'erosione delle norme democratiche, dell'aumento della precarietà, delle crisi economiche ed ecologiche, e nel garantire che le opportunità offerte dalla rivoluzione digitale possano servire per un futuro migliore per tutti e tutte.