Tech4Fem e Minerva Lab lanciano il primo report dell'Osservatorio FemTech in Italia, mappando aziende e start up che stanno puntando sulla salute e il benessere delle donne. Un microcosmo di imprese giovani e ancora fragili, ma con potenzialità di crescita e un obiettivo ambizioso: colmare il gender health gap e rendere la salute delle donne una priorità

Imprenditrici
della salute

Sono sempre di più le imprenditrici che in Italia scelgono di puntare sulle tecnologie per la salute e il benessere delle donne – quel segmento dell’innovazione che viene chiamato FemTech. Un universo giovane e con enormi potenzialità di crescita, ma che si trova a dover fronteggiare ostacoli simili a quelli riscontrati dalla maggioranza delle imprese femminili nel nostro paese: difficoltà di accesso ai finanziamenti e stereotipi di genere ancora molto marcati, che impediscono a molte realtà di accedere ai fondi necessari per sopravvivere.

Questa la fotografia scattata dal report dell’Osservatorio FemTech di Tech4Fem, il primo network italiano dedicato al FemTech, che con il supporto di MinervaLab, il Laboratorio multidisciplinare su diversità e disuguaglianze di genere di Sapienza Università di Roma, ha realizzato la prima mappatura di aziende e start up italiane che si occupano di salute e benessere femminile.

Nato nel 2016 con le prime app per il monitoraggio del ciclo mestruale, oggi il FemTech conta diversi segmenti dedicati alla salute e al benessere delle donne, che vanno dalla salute mestruale a quella sessuale e riproduttiva, dalla menopausa alla fertilità fino alle malattie croniche e all'oncologia.

In Italia come nel resto del mondo, le realtà FemTech nascono con una vocazione precisa, quella di colmare il divario di genere nella salute. Un divario che rimane spesso nascosto e che penalizza le donne: i dati contenuti nel report 2024 del McKinsey Health Institute e del World Economic Forum ci dicono che le donne vivono più a lungo degli uomini, trascorrendo però il 25% in più della loro vita in condizioni di cattiva salute. 

Dallo stesso report emerge un altro aspetto cruciale: mentre gli uomini vivono in cattiva salute principalmente durante l'età adulta e anziana, le donne attraversano questa condizione lungo l'intero arco della loro vita, e in particolar modo nel periodo in cui la produttività lavorativa dovrebbe essere maggiore, cioè dai 20 ai 64 anni. 

Un dato, quest'ultimo, che mette in luce le ricadute che il divario nella salute femminile ha non solo dal punto di vista dell'equità, ma anche sul mondo del lavoro e sull'economia. Sempre secondo il report di McKinsey, colmare il gap di genere nella salute genererebbe un impatto economico globale pari a 1 trilione di dollari l'anno entro il 2040. 

Per descrivere lo stato del Femtech in Italia, Tech4Fem ha scelto di partire dai dati, per trasformarli, da semplici numeri, in "storie, volti, esperienze" si legge nell'introduzione al report a cura di Valeria Leuti, fondatrice e presidente dell'associazione. 

Il report, che è stato presentato a Roma il 12 settembre 2025 durante la Roma Future Week, evento diffuso dedicato a cambiamento e futuro, descrive un ecosistema giovane e in espansione ma ancora fragile. Delle 92 imprese e startup FemTech attive in Italia, il 45% è stato fondato dal 2023 a oggi, un dato che evidenza un interesse crescente per questo settore dell'innovazione. 

Il 50% di chi ha dato vita a queste realtà ha un'età compresa fra i 25 e i 34 anni, e nel 76% dei casi è una donna. Le imprese FemTech a conduzione singola sono il 29%, a fronte di una media del 13% per le altre start up italiane. Un dato che ci parla di come il FemTech sia esposto a un rischio di fragilità ancora importante a livello di crescita, dal momento che per le imprese a conduzione singola è particolarmente complesso reperire capitali, come ha evidenziato Valeria Leuti durante la presentazione del report a Roma. 

Difatti, la maggior parte delle imprese FemTech italiane sopravvive grazie a investimenti personali (64%) o tramite il fatturato generato (44%). Solo il 28% ha ottenuto fondi da Business Angel e il 38% non ha mai avviato attività di raccolta fondi. Ancora molto scarso il supporto che il settore riceve da Venture Capital e fondi di Private Equity, che insieme raggiungono appena il 20%. Un aspetto particolarmente critico, che evidenzia il peso degli stereotipi di genere in un ambito, quello degli investimenti, ancora fortemente maschile.

Alla luce di questi dati, non sembra dunque casuale che il fatturato delle aziende FemTech italiane si collochi sotto i 50.000 euro nel 50% dei casi, ed è pari a zero per il 25% delle imprese che hanno risposto all'indagine di Tech4Fem.

Altro dato interessante è quello che descrive i profili e le competenze di chi decide di avviare un'impresa FemTech: l'assenza di competenze medico-scientifiche tra i founder riguarda più della metà delle realtà mappate (il 56%), e solo il 35% può contare su almeno una figura con competenze di data science. Quando le imprese FemTech hanno almeno una donna tra le persone che l'hanno fondata, la stessa percentuale si abbassa al 30%. "Questo significa che queste realtà vengono fondate da persone che non hanno competenze Stem" ha sottolineato Leuti, ponendo l'accento su un altro divario significativo nel nostro paese. 

Per quanto riguarda la tipologia di attività svolta dalle realtà FemTech italiane, è significativo il fatto che il 62% sia data-driven, che si occupi, cioè, di raccolta e gestione dei dati. Un aspetto, questo, che evidenzia un vuoto normativo legato al trattamento dei dati sensibili sulla salute delle donne da parte delle applicazioni, che richiede un intervento legislativo urgente.

Oltre che di divari da colmare, il report dell'Osservatorio FemTech ci parla però di opportunità concrete di crescita e di espansione. Va in questa direzione anche FemTech Across Borders, il consorzio globale di organizzazioni FemTech. "Abbiamo scelto di portare l’Italia in dialogo con gli altri paesi" spiega la fondatrice di Tech4Fem, per favorire lo scambio di buone pratiche, competenze e capitali.

L'obiettivo è chiaro: lavorare insieme affinché la salute delle donne sia riconosciuta come una priorità, oltre che come un'opportunità economica e sociale, in grado di apportare benefici alle donne e alle comunità. 

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