La Fondazione Milano Cortina, che organizza i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, ha curato la prima edizione italiana delle Linee guida sulla rappresentazione nello sport del Comitato Olimpico Internazionale, un toolkit per sensibilizzare su pregiudizi e stereotipi chi si occupa di sport sui media, con strumenti pratici per costruire narrazioni più giuste

La lingua giusta per
raccontare lo sport

È necessario cambiare il modo di raccontare lo sport, ancora tarato su uno sguardo e una prospettiva maschilista, e dove le donne sono sottorappresentate, non riconosciute e spesso ridotte a un genere: a partire dalle parole, passando per le immagini, senza trascurare quantità e qualità della copertura sui media. L'indicazione viene dal Comitato Olimpico Internazionale con la terza edizione delle Linee guida sulla rappresentazione nello sport, per la prima volta disponibili anche in italiano grazie alla Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 che le ha curate.

"Le due settimane di copertura olimpica sono un raro momento in cui gli sport femminili e le atlete – a prescindere dalla nazione, dall'origine, dalla religione, dall'orientamento sessuale o dallo status socioeconomico – sono destinati a fare notizia" si legge nell'introduzione alle linee guida. "Ma al di fuori di questo periodo, sia la quantità che la qualità della copertura degli sport femminili rimangono discontinue e limitate rispetto a quelle maschili".

La guida si rivolge a chiunque lavori nel settore della comunicazione e dell'informazione sportiva, e partendo dal concetto di intersezionalità, si articola in tre sezioni, proponendosi come un toolkit di strumenti per passare dalla teoria alla pratica della rappresentazione inclusiva: il primo passo è riconoscere gli stereotipi di genere, che hanno come diretta conseguenza le differenze di trattamento tra i generi quando si parla di sport sui media. A questo punta la prima sezione della guida che, attraverso un glossario dei termini da conoscere e fornendo esempi concreti dei luoghi comuni e delle frasi da evitare, descrive il contesto generale della rappresentazione nello sport, ancora fortemente permeato da pregiudizi e stereotipi di genere. 

Si passa poi a La pratica, una sezione operativa che comprende suggerimenti e consigli su come veicolare una rappresentazione equa e rispettosa della parità di genere "in tutte le forme di comunicazione", dai contenuti editoriali alle immagini – che dovrebbero essere in grado, fra le altre cose, di dare la stessa esposizione a tutte le atlete e gli atleti, cogliere le diversità e ritrarre in maniera equa atletismo e abilità sportiva, senza indugiare inutilmente sull'aspetto fisico, come purtroppo spesso accade quando a gareggiare sono le donne.

Anche il linguaggio e la terminologia usati negli articoli, digitali o cartacei, giocano un ruolo fondamentale. A questo proposito, la guida fornisce esempi pratici di frasi ed espressioni da usare e da evitare - dire ha nuotato con determinazione è tutt'altra cosa rispetto a dire ha nuotato come un uomo; usare aggettivi come forte, potente, atletica, è decisamente diverso rispetto ad attributi come sexy, femminile, mascolina, per riportare degli esempi. La raccomandazione generale è di "evitare stereotipi di genere, espressioni o parole che paragonino le donne agli uomini e/o che implichino la superiorità di un genere sull'altro" si legge nella sezione dedicata.

Oltre che dalle interviste e dai commenti, la parità passa anche per la qualità e la quantità della copertura e degli spazi di trasmissione riservati dai media ad atleti e atlete, sottolinea la guida, che si conclude con la sezione Agire. Una vera e propria checklist della rappresentazione nello sport, che chiunque si occupi di questo tema sui media dovrebbe tenere a mente per garantire un trattamento che sia davvero equo e inclusivo. Un ruolo cruciale è giocato anche dall'azione di monitoraggio, che dovrebbe partire dalle singole persone per estendersi a tutte le realtà e organizzazioni.

In aggiunta, le linee guida contengono una sezione di approfondimento dedicata alla rappresentazione degli sportivi e delle sportive transgender e con variazioni delle caratteristiche del sesso. Anche in questo caso, la guida fornisce un glossario con i termini che è utile conoscere e quelli che andrebbero invece evitati. 

Infine, la guida offre un elenco di risorse aggiuntive (glossari, linee guida e siti web) realizzate da altre organizzazioni europee e internazionali, dove è possibile approfondire il tema della rappresentazione inclusiva nello sport. Una responsabilità condivisa, che coinvolge, leader, comunicatori, comunicatrici, creatori e creatrici di contenuti, ma anche spettatori e spettatrici, che, cambiando linguaggio, comportamenti e atteggiamenti, possono contribuire a rendere lo sport pienamente equo e paritario.

Leggi le linee guida


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