Tecnologia e sostenibilità possono andare di pari passo, incontrandosi nei principi dell'innovazione. Ce lo racconta Francesca Failoni, vincitrice del Premio GammaDonna 2025 come miglior imprenditrice innovativa dell'anno, e co-fondatrice di Alps Blockhain, azienda trentina che sta facendo scuola a livello internazionale con il suo modello di business che sta riqualificando il settore energetico con le infrastrutture informatiche
Rinnovare la sostenibilità
con Francesca Failoni
Esperte di genere e innovazione come Katrine Kielos ci hanno mostrato quanto innovare significhi "guardare dove non abbiamo mai guardato", avere la capacità di "vedere cose che ancora non si vedono", trasformando in opportunità quelli che a un primo sguardo sembrano limiti e ostacoli e progettando soluzioni che mettono in dialogo ambiti apparentemente distanti fra loro.
È quello che ha fatto Francesca Failoni, co-fondatrice e Chief Financial Officer di Alps Blockchain, azienda internazionale specializzata nella progettazione e gestione di data center ad alta efficienza energetica, che si è aggiudicata l'edizione 2025 del Premio GammaDonna per l'imprenditoria femminile innovativa, per aver "saputo coniugare tecnologia e sostenibilità".
Failoni ha avviato Alps Blockchain insieme a Francesco Buffa, suo compagno di classe al liceo, nel 2018, dopo essersi laureata in Economia e Management all’Università di Trento e aver maturato esperienza in ambito amministrativo e della tecnologia finanziaria – quel segmento dell'innovazione noto come FinTech.
Nata a Trento, in pochi anni Alps Blockchain è arrivata a gestire più di venti impianti in Italia e all’estero, portando il suo modello pioneristico, che unisce digital mining ed energia rinnovabile, dall’Ecuador all’Oman. Alps Blockchain affronta infatti un problema attualissimo, quello di alimentare in modo più sostenibile data center ad alta potenza computazionale, che per funzionare richiedono enormi quantità di energia.
Oggi Francesca Failoni guida la strategia finanziaria dell'azienda, occupandosi inoltre di pianificazione, rapporti con investitori e istituzioni, controllo di gestione e sviluppo industriale. Nel 2022 è stata inclusa tra le nomination di Forbes Under 30 e del Green Awards di Berlino. Le abbiamo rivolto alcune domande in seguito alla sua premiazione come miglior innovatrice dell'anno secondo GammaDonna, associazione che, ogni anno, valorizza l'imprenditoria femminile innovativa grazie al premio istituito nel 2004.
A livello personale, che cosa ti ha spinta a intraprendere il percorso che ha portato alla creazione di Alps Blockchain, e com’è nato il tuo interesse per questo particolare segmento dell’innovazione?
Il mio percorso nasce dall’incontro tra due interessi: l’energia e la tecnologia. Lavorando in Trentino osservavo da vicino il funzionamento delle centrali idroelettriche locali e mi era chiaro che, nei momenti di sovrapproduzione, una parte di quell’energia pulita veniva sostanzialmente sottoutilizzata. Quando, insieme al co-fondatore Francesco Buffa, abbiamo approfondito il tema delle infrastrutture digitali legate a Bitcoin, abbiamo capito che quelle due dimensioni potevano dialogare in modo virtuoso, trasformando un surplus energetico in valore computazionale. La scintilla è stata proprio questa: scorgere un’opportunità dove molte persone vedevano solo un limite, e costruire un modello industriale capace di portare innovazione concreta in un settore tradizionale.
L’approccio di Alps Blockchain sta facendo scuola a livello internazionale, dimostrando come anche le infrastrutture informatiche diventino un’opportunità di riqualificazione energetica e innovazione sostenibile. Che cosa lo rende particolarmente innovativo rispetto al contesto in cui si inserisce?
L’innovazione di Alps nasce dalla capacità di mettere in relazione due mondi che raramente dialogano fra loro, quello dell’energia e quello delle infrastrutture digitali ad alta intensità computazionale. Abbiamo dimostrato che data center avanzati possono non solo convivere con la produzione di energia, ma diventare uno strumento per valorizzarla, offrendo a chi la produce un modello economicamente più efficiente rispetto alla semplice vendita alla rete. È un cambio di paradigma: il data center non è più un elemento esterno al territorio, ma una tecnologia che ne diventa parte, rafforzandone la competitività. A questo si aggiunge un approccio industriale nuovo, basato su infrastrutture modulari, scalabili e progettate per operare in condizioni climatiche molto diverse, dal deserto dell’Oman alle regioni continentali del Nord America. L’innovazione di Alps non consiste solo nella tecnologia utilizzata, ma nella capacità di portare efficienza, continuità operativa e know-how ingegneristico in un settore che, fino a pochi anni fa, non era considerato parte della filiera energetica.
Sappiamo che in Italia l’ambito dell’innovazione è fortemente pervaso da stereotipi di genere, e che le donne rappresentano ancora una minoranza. Quali sono le principali sfide che hai incontrato nel tuo percorso come imprenditrice e innovatrice?
È vero che in Italia alcuni ambiti dell’innovazione sono ancora percepiti come settori “maschili”, ma nel mio percorso non ho voluto leggere questa dinamica come un limite. Quando si lavora con investitori, banche o con chi gestisce infrastrutture elettriche di interesse nazionale, la differenza la fanno soprattutto la competenza, la preparazione e la capacità di presentarsi con decisione e trasparenza. È ciò che ci si aspetta da chiunque operi in contesti ad alta responsabilità, indipendentemente dal genere. La sfida principale, semmai, è culturale: proporre modelli imprenditoriali nuovi, come la costruzione di data center in contesti energetici complessi, richiede credibilità e la capacità di spiegare con chiarezza una visione industriale che esce dagli schemi tradizionali. Ho imparato che, di fronte all’innovazione, la solidità del progetto è sempre la risposta più efficace.
Se dovessi farci tre proposte per rendere l’innovazione davvero plurale, quali sarebbero?
Penso che il primo cambiamento debba essere personale. Non possiamo aspettarci che l’innovazione diventi “plurale” per decreto o per automatismo: la spinta deve partire da ciascuna di noi, dalle scelte che facciamo, dal modo in cui decidiamo di presentarci e di costruire competenze solide. Parlare di “donne” come blocco unico, secondo me rischia di essere limitante: siamo persone diverse, con talenti, obiettivi e percorsi molto differenti, accomunate solo da valori e contesti culturali. È da questa unicità che bisogna ripartire. Detto ciò, potrebbero esserci tre leve utili: rafforzare la formazione tecnico-scientifica già nelle scuole, perché l’interesse per i settori Stem nasce molto prima dell’età lavorativa, creare reti professionali che offrano scambio reale di esperienze e non solo visibilità, e migliorare l’accesso ai capitali, rendendo i criteri di valutazione più legati alla solidità del progetto che non a pregiudizi impliciti. La pluralità, però, inizia soprattutto dal non delegare agli altri la nostra realizzazione.
Che cosa ti ha lasciato l’esperienza del Premio GammaDonna a livello umano, nel confronto con le altre imprenditrici finaliste?
Il premio è stato prima di tutto un’esperienza umana molto intensa. Confrontarmi con imprenditrici che operano in settori diversi, ma con la stessa determinazione, mi ha ricordato quanto la capacità di innovare sia trasversale e non appartenga a un ambito specifico. Ho incontrato storie di grande coraggio e di visione, percorsi costruiti spesso lontano dai riflettori, che dimostrano quanto talento esista nel paese, anche quando fatica a emergere. Il valore maggiore è stato proprio il dialogo: scoprire come ciascuna di noi abbia affrontato ostacoli differenti, trovando soluzioni creative e costruendo imprese solide partendo da intuizioni personali. Questa esperienza mi ha lasciato un senso di responsabilità, ma anche molta motivazione: continuare a crescere, a migliorare e a contribuire allo sviluppo di un ecosistema dell’innovazione più aperto, dove chi ha una buona idea possa trovare spazio senza essere frenata da schemi rigidi o aspettative prestabilite.
Quali saranno i prossimi passi di Alps Blockchain?
Riguardano innanzitutto il consolidamento e l’ampliamento della nostra presenza internazionale. Dopo la crescita in Oman, Stati Uniti, Ecuador, Paraguay e Bolivia, stiamo entrando in una fase in cui la priorità è aumentare la capacità computazionale complessiva dei nostri data center e rafforzare ulteriormente le partnership industriali che ci permettono di operare in contesti energetici complessi. Parallelamente stiamo lavorando allo sviluppo di infrastrutture già predisposte per ospitare carichi High-Performance Computing (HPC, calcolo ad alte prestazioni) e applicazioni AI, così da integrare, un domani, questi servizi laddove la domanda industriale lo renda sostenibile. Un altro fronte importante è la trasparenza: stiamo costruendo strumenti dedicati per comunicare in modo sempre più chiaro con investitori, istituzioni e stakeholder, rendendo visibili parametri operativi e risultati. L’obiettivo, in sintesi, è continuare a definire Alps come un operatore infrastrutturale globale di riferimento, capace di coniugare crescita tecnologica, solidità industriale e affidabilità nel lungo periodo.
Che consiglio daresti alle giovani donne che in Italia vogliono trasformare in un progetto concreto la loro idea di business innovativa?
Direi di non aspettare il “momento perfetto”, perché nella pratica non arriva mai. Ogni progetto innovativo nasce da un primo passo, spesso piccolo e imperfetto, ma indispensabile per capire se l’idea ha davvero basi solide. La differenza la fa iniziare, osservare i problemi reali e costruire soluzioni concrete. Serve preparazione, certo, ma serve anche il coraggio di muoversi in settori complessi senza lasciarsi frenare da pregiudizi o aspettative esterne. Secondo me poi è molto importante scegliere con attenzione le persone che si hanno accanto: collaboratrici e collaboratori, partner e mentori competenti possono accelerare la crescita più di qualsiasi teoria. Bisogna essere disposte a chiedere aiuto, a farsi mettere in discussione e a proporre idee che escono dagli schemi tradizionali. Ogni percorso imprenditoriale ha i suoi ostacoli, ma quando la visione è chiara, il lavoro è serio e si mantiene la capacità di imparare lungo la strada, i risultati arrivano e diventano la migliore conferma del proprio valore.