Senza politiche inclusive e una maggiore partecipazione delle donne ai percorsi di formazione in scienze, tecnologie, ingegneria e matematica, la trasformazione digitale e l’automazione del lavoro rischiano di amplificare le disuguaglianze di genere, soprattutto nelle aree del Sud Globale. Lo mostrano chiaramente studi e ricerche di economiste femministe da tutto il mondo

Innovazione 
disuguale

Nell'attuale scenario post-pandemico, l'innovazione è stata identificata come uno dei fattori chiave per accelerare la ripresa economica e riportare i paesi su un percorso di crescita sostenibile. Per questo, si rende necessario migliorare i processi aziendali per garantire migliori performance, creare nuovi posti di lavoro e, di conseguenza, ridurre la povertà. 

Parallelamente, l'ascesa dell'intelligenza artificiale, recentemente associata al chatbot ChatGPT, sta facendo emergere prepotentemente la questione di come l'automazione influenzerà la natura delle diverse professioni, le competenze richieste, le occupazioni e i mercati del lavoro, generando al contempo entusiasmi e nuove ansie. 

L'innovazione è storicamente legata alla scienza e alla tecnologia, che dovrebbero operare secondo principi universalistici e basati sulla meritocrazia. Tuttavia, se, da un lato, l'uso diffuso degli strumenti digitali nelle attività produttive presenta grandi opportunità, dall’altro pone sfide estremamente complesse. Infatti, senza azioni per garantire parità di accesso e fornire a tutte le persone le competenze necessarie per utilizzarle, le tecnologie digitali rischiano di ampliare le disuguaglianze economiche e sociali esistenti.

Questo tema è stato al centro dell'edizione 2024 della conferenza annuale dell'Associazione internazionale per l'economia femminista (Iaffe), di cui inGenere è stata media partner. 

In particolare, all’interno del panel in lingua spagnola Mercato del lavoro in America Latina: disuguaglianze di genere e sfide nell'era digitale, la ricercatrice Diana Ochoa Díaz e la professoressa Laura Pérez Ortiz dell’Università Autonoma di Madrid hanno presentato una ricerca che esamina gli effetti della trasformazione digitale e dell’automazione del lavoro sulle disuguaglianze di genere, a partire dai microdati dell'indagine europea del 2022 sulle competenze e sull'occupazione del Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop).

Innanzitutto, la ricerca conferma i risultati della letteratura sul tema, secondo cui ciascun lavoro è caratterizzato da una varietà di compiti che rendono improbabile la completa automazione di una determinata posizione. Inoltre, sebbene la crescente pervasività delle tecnologie digitali all’interno dei processi di produzione possa comportare la scomparsa di alcune figure professionali, del tutto o parzialmente, è plausibile che emergano nuovi posti di lavoro e nuovi compiti legati all’uso di queste stesse tecnologie, che riconfigureranno le posizioni lavorative già esistenti. 

Nel loro intervento, Díaz e Ortiz hanno messo in evidenza la scarsa attenzione alla componente di genere nell’analisi della distribuzione dei posti di lavoro di Cefeop. Data la diversa suddivisione di genere nei ruoli professionali, la distinzione per genere evidenzia che sono perlopiù le donne a svolgere compiti altamente automatizzabili, caratterizzati da alta ripetitività e task fissi – che, dunque, questi compiti più di altri saranno investiti dal processo di automazione in atto.

Ad accrescere le preoccupazioni legate a questo dato c’è la netta minoranza di donne attualmente occupate nei settori dell’intelligenza artificiale e data science (32% dell’occupazione totale in questi settori a livello globale, secondo i dati del 2021 del World Economic Forum). È facile ipotizzare che questo divario possa restare stabile o, addirittura, peggiorare, se si tiene in considerazione il fatto che la percentuale di uomini laureati nelle materie Stem è quasi il doppio rispetto a quella delle donne (28,7%, a fronte del 14,8% a livello europeo, secondo i dati Eurostat 2022). Il rischio, quindi, è che nel prossimo futuro si assista a un aumento della segregazione di genere nel mercato del lavoro, con le donne sempre più confinate in ruoli precari e facilmente automatizzabili.

A conclusioni simili sono arrivate anche le economiste Sheba Tejani e Eugenia Leone. Nel suo intervento durante la conferenza, Tejani ha evidenziato come il processo di automazione e aggiornamento tecnologico nel settore dell'abbigliamento e delle calzature in Indonesia abbia avuto effetti sulla segregazione di genere. In particolare, l'economista ha mostrato come la dequalificazione derivata dall’introduzione della cucitura semiautomatica nel paese abbia portato a un incremento nel numero di uomini impiegati nel settore, con una conseguente “defemminilizzazione” delle attività automatizzate. 

Tuttavia, le macchine per il taglio laser e il taglio automatico sono gestite perlopiù da uomini laureati in ingegneria, e tutti i meccanici che verranno inseriti nelle aziende dovranno essere esperti in informatica e programmazione. Questo potrebbe portare all’esclusione delle donne dalle nuove assunzioni, a causa della segregazione di genere nell’istruzione e nella formazione professionale che caratterizza l'Indonesia.

La situazione non è molto diversa altrove, come è emerso dall'intervento di Eugenia Leone su segregazione occupazionale delle donne e progressi tecnologici in Brasile. Sulla base dei dati occupazionali rilevati dall’Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística nel 2022, Leone ha evidenziato come le donne siano impegnate prevalentemente in mansioni di supporto amministrativo e occupazioni elementari, settori che più di altri sono investiti dal processo di automazione.

Per evitare che l’attuale trasformazione digitale renda le disuguaglianze di genere ancora più marcate, è necessario quindi implementare politiche pubbliche che promuovano l'accesso delle donne alle competenze digitali, e adottare misure che incentivino una maggiore parità di genere nelle facoltà Stem. 

Solo attraverso un approccio orientato all'azione e inclusivo sarà possibile sfruttare pienamente le opportunità offerte dall'innovazione tecnologica, garantendo che benefici e progressi siano equamente distribuiti fra tutte le persone.

Riferimenti

I. Carrasco, Gender Gap in Innovation: An Institutionalist Explanation, in Management Decision, 52, 2, 2014.

Cedefop, Setting Europe on Course for a Human Digital Transition. New Evidence from Cedefop’s Second European Skills and Jobs Survey, Luxembourg, Publications Office of the European Union, 2022, p. 123.

H. Etzkowitz, C. Kemelgor, Gender Inequality in Science: A Universal Condition?, in Minerva, 39, 2, 2001, pp. 239-257.

Eurostat, Education and Training, 2022.

IBGE, Pesquisa Nacional por Amostra de Domicílios Contínua, 2022.

OECD, OECD Science, Technology and Innovation Outlook 2023: Enabling Transitions in Times of Disruption, Paris, OECD Publishing, 2023.

World Economic Forum, The Global Gender Gap Report 2021, 2021.

E. Young, J. Wajcman, L. Sprejer, Mind the Gender Gap: Inequalities in the Emergent Professions of Artificial Intelligence (AI) and Data Science, in New Technology, Work and Employment, 38, 3, 2023, pp. 391-414.

Leggi il dossier Economia femminista


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