L'economia nella lavatrice

di Roberta Carlini
04/10/2011

Nel 1965 io avevo un anno e mia madre ne aveva ventisei. In casa nostra c'era una lavatrice: assai strana e laboriosa, ma c'era. Ho scoperto da poco che eravamo una minoranza, poiché in quell'anno, in Italia, solo una famiglia ogni quattro aveva in casa la lavatrice. La metà delle famiglie aveva invece in casa il televisore. Anche noi lo avevamo, dopo qualche anno avrei cominciato a riconoscere le lettere dell'alfabeto sulla scritta “Telefunken” ben in vista nel tinello: di questo mi ricordo bene, mentre in realtà non ricordavo nemmeno se la lavatrice c'era o no all'epoca, e ho dovuto chiedere ai miei di rinfrescarmi la memoria. La curiosità mi è venuta alzando la testa dalla sfilata di numeri ben raccontata in un libro: “Le famiglie italiane”, scritto da Luigi Cannari e Giovanni D'Alessio e pubblicato nella collana del Mulino “Farsi un'idea”, destinata alla divulgazione delle materie di base delle scienze sociali. Un libro che è una piccola storia economica e sociale dell'Italia. Dentro la quale, tra numeri e tabelle, mi ha colpito quel dato per cui nel ’65 meno di una famiglia su quattro aveva in casa la lavatrice.

Non stiamo parlando della preistoria, ma della generazione che adesso è in pensione: ecco, per farsi un’idea di come sono andate per loro le cose, ricordiamoci questi numeri: dal ’55 al ’65 la percentuale di famiglie - diciamo pure: di donne - in possesso di lavatrice è salita dal 2 al 23%. Tanto. Ma ancora pochissimo, se ci si pensa bene e si immagina la scena nella sua concretezza: meno di mezzo secolo fa, tre donne su quattro lavavano a mano lenzuola, vestiti e biancheria pur essendo disponibile e accessibile una fantastica nuova tecnologia che poteva evitare quella fatica. Più veloce era stata la diffusione di tv e frigoriferi, il cui possesso era balzato negli stessi anni dal 10 al 50% delle famiglie. Ci si chiede perché, mentre si immaginano appagati capifamiglia sedersi davanti alla tv in bianco e nero slacciandosi il colletto della camicia bianca lavata a mano.

Naturalmente il libro di Cannari e D'Alessio (che sono due economisti del servizio studi della Banca d'Italia) parla anche di tanto altro: di giustizia e povertà, arretratezza e modernità, giovani e vecchi, Nord e Sud... Ma insomma, mi aveva colpito questa storia della lavatrice – tecnologia, progresso, potere, genere, consumi: c'è tutto dentro quell'oblò - e l'ho detto ai due economisti nella discussione che si è svolta all'università Roma 3, qualche giorno fa. Accidenti se è importante la lavatrice, hanno convenuto gli autori del libro: che mi hanno girato questo video in cui si spiega in modo esemplare lo stato del mondo dal punto di vista della “magic washing machine”. Gustatevelo, è in inglese ma comprensibilissimo:

Commenti

lavatrice e frigorifero

Quando io ero bambina ricordo che in casa avevamo la ghiacciaia, un mobiletto di legno, foderato di metallo all'interno. E ogni settimana arrivava l'uomo del ghiaccio, portava su un lastrone enorme...
certo io sono piu' grande di Roberta, ma in fondo non cosi' decrepita ancora

non si può immaginare la fatica delle donne

Quando ero piccola, sono nata nel '45, in casa si facevano bollire sul camino le lenzuola con i pannolini di noi bambini usando la cenere e la lisciva. Mia mamma non ha avuto la lavatrice fino al 1970 e mi metto a piangere se penso a tutti i bucati a mano che si è fatta. Puro lavoro femminile che ho ritrovato ovunque nel mondo al suo stato primario e manuale e sempre svolto solo dalle bambine e dalle donne. Gli unici paesi dove si è capito cosa significasse dare a tutte la lavatrice sono quelli a suo tempo socialisti, dove attraverso gli elettrodomestici si intendeva liberare il tempo lavoro delle donne per impiegarle in lavori produttivi. Mi chiedo se tutte abbiamo chiaro che liberandoci di certi lavori schiavi abbiamo la possibilità di impiegare questo tempo non solo per un impiego fuori casa ma anche per fare politica attiva, per rappresentarci degnamente con i nostri diritti e i nostri bisogni. Il discorso è lungo comunque "grazie lavatrice!"

la rivoluzione candida

La prima lavatrice non si scorda mai. Tutte le donne sopra i sessanta ricordano l'anno esatto dell'arrivo in casa della lavatrice. Lisa Foa (nell'intervista-biografia "E' andata così", Sellerio) attribuisce alla data d'ingresso della lavatrice un rilievo pari alle svolte della sua intensa vita politica. Credo che la lavatrice abbia contribuito alla libertà delle donne più di tante leggi. Segnalo il bel libro di Enrica Asquer, "La rivoluzione candida. Storia sociale della lavatrice in Italia (1945-1970". L'ultima parte riserva una sorpresa (per le più giovani): sulla stampa femminile (compresa Noi Donne) alla fine degli anni Cinquanta andò avanti un intenso dibattito pro o contro la lavatrice. E nei contro c'era il rischio incombente del consumismo individualistico ma anche il timore che le "macchine" togliessero calore, umanità, il tocco personale alla vita domestica. Fa impressione trovare Natalia Aspesi tra le timorose di allora.