Donne rom, un manuale antiviolenza

La violenza all'interno delle comunità rom resta spesso un tabù. Dal progetto Empowair, una guida per conoscere e intervenire. Utile per gli operatori, e istruttiva per chiunque voglia saperne di più. Il senso di un progetto molto coinvolgente, raccontato dall'interno

Le donne rom, facendo parte di una minoranza etnica socialmente esclusa, sono particolarmente vulnerabili alla violenza maschile essendo esposte sia a quella della propria comunità che a quella esterna. Da questa constatazione parte Empowair (“Empowering Women Against Intimate partnership violence in Roma communities”),  un progetto durato due anni, promosso dalla Commissione europea nell’ambito di Daphne III, il programma per combattere la violenza contro i bambini, i giovani e le donne.  L’allargamento dell’Unione europea a est e la conseguente crescita della comunità rom europea ha portato al suo riconoscimento politico come gruppo di minoranza etnica discriminato. Eppure la violenza contro le donne rom non è stata affrontata nei contesti istituzionali. Questo scarso interesse si riflette in una carenza di strumenti per i professionisti che lavorano con la popolazione rom, per il rilevamento e la prevenzione della violenza sulle donne. E poiché le ricerche in questo settore sono scarse,  il problema rimane in gran parte non documentato.

La violenza all'interno delle comunità resta un tabù che, se sollevato, rischia di mettere in crisi l’identità della comunità stessa. Durante il progetto sono state intervistate donne rom che hanno subito violenza, e sono stati organizzati gruppi di discussione sia con donne rom che con professionisti: tutto questo processo ha portato alla stesura di un manuale. L’obiettivo di questo manuale è duplice. Da un lato, si propone di sensibilizzare gli operatori sul tema della violenza nei confronti delle donne e di fornire informazioni chiave sull’organizzazione sociale e culturale delle comunità rom. Dall’altro, vuole offrire risorse e linee guida sulla prevenzione della violenza nei confron­ti delle donne, alle modalità per rilevarla e identificarla e a come intervenire nei casi di violenza. Il manuale è stato realizzato per operatori che si confrontino con la violenza verso le don­ne e/o che lavorino con le comunità rom, in particolar modo operatori dei servizi sociali, autorità locali, poliziotti ed organismi della società civile, quali ad esempio organizzazioni di donne ed organizzazioni rom, attive sia a livello locale che a livello nazionale.

Questo progetto è stato diverso dagli altri, soprattutto per noi, le due donne che l’hanno seguito e coordinato. Empowair ha infatti messo a nudo alcune nostre false convinzioni ed ha restituito forza alle donne a cui abbiamo dato voce. Noi non immaginavamo che la violenza che una donna subisce riguarda tutte noi: noi che ci crediamo lontane dalla minaccia o dalla realizzazione di atti di violenza maschile,  noi che vestiamo come ci piace, noi donne autonome ed indipendenti. Eppure la violenza è così diffusa e molto spesso la legittimiamo noi stesse, senza rendercene conto. Tanto abbiamo interiorizzato i valori patriarcali, siamo addirittura capaci di sentirci responsabili della violenza subita. È come se Empowair avesse suonato la sveglia ed ogni storia ascoltata è diventata la nostra.

Alla riflessione sulla violenza si è intrecciata la riflessione sull’identità rom e sull’essere donna rom, donna molto spesso schiava del proprio partner, ma anche della comunità. Quei volti di donna invecchiati prima del tempo perché solcati dalla sofferenza, quelle donne spesso strappate all’infanzia e all’adolescenza, divenute subito mogli e mamme. Ragazze che hanno un prezzo, tanto più alto se vergini e ancor di più se brave a restituirlo una volta vendute dalla propria famiglia alla famiglia del partner,  schiave fino alla restituzione del proprio prezzo. La prima mestruazione segna un prima ed un dopo nelle loro vite, da quel momento non si va a scuola, non si va più in bicicletta, e si avvicina il tempo del matrimonio. E non si può scegliere se e quando sposarsi, né chi sposare, addirittura quanti figli avere, o se continuare a studiare.

Donne come noi, alcune remissive, altre grintose, soffrono per tutto questo, sognano un futuro migliore per le loro figlie, nutrono la speranza che prima o poi qualcuno le aiuti a cambiare le cose, nel frattempo qualcuna si ribella e se fortunata ed appoggiata da servizi riesce a sottrarsi ad un destino segnato, fino ad allora rimangono donne appartenenti ad una comunità chiusa, marginalizzata ed esclusa.

E noi gagè (così i rom chiamano i non rom) siamo del tutto impreparati ad ascoltare, aiutare, comprendere, come l’insegnante che nasconde la borsa ogni volta che entra la bimba rom, o come il datore di lavoro che nega il lavoro alla ragazza appena scoperta l’identità rom. Quella bimba e quella ragazza, saranno costrette a negare la propria identità prima o poi, oppure decideranno di non studiare e non cercare lavoro. Perché non si danno gli strumenti a chi incide su queste vite? Non tutti avranno l’opportunità di accorciare le distanze lavorando ad un progetto come Empowair.

Un progetto di rottura degli stereotipi, con un carico umano, per noi che abbiamo avuto la fortuna di lavorarci, fortissimo. Speriamo di riuscire a trasmettere altrettanto di quanto ricevuto.