Ricerchesalute, pari opportunità, Europa

Accesso all’assistenza sanitaria e alle cure a lungo termine: c’è parità tra uomini e donne?

Data pubblicazione: 10/2009
Access to healthcare and long-term care: equal for women and men?
Autori: Chiara Crepaldi, Manuela Samek Lodovici e Marcella Corsi. In collaborazione con Stefano Capri, Sandra Naaf e Sergio Pasquinelli
Committente: Commissione Europea, Direzione generale occupazione, affari sociali e pari opportunità
Area geografica: Membri UE27, Islanda, Liechtenstein, Norvegia
Abstract: 

I sistemi sanitari sono migliorati nel corso degli ultimi anni in termini di efficacia, anche in virtù di una spesa tendenzialmente crescente.(...)

I sistemi sanitari sono migliorati nel corso degli ultimi anni in termini di efficacia, anche in virtù di una spesa tendenzialmente crescente.

Nel senso che hanno contribuito a migliorare la salute dei cittadini europei, in maggioranza coperti da assicurazione sanitaria pubblica. Tuttavia, l’accesso all’assistenza sanitaria si conferma eterogeneo a livello nazionale e tra gruppi sociali in relazione a fattori economici, sociali, geografici e di genere.

Anche se l’evidenza dimostra che nella maggior parte dei Paesi le strategie sanitarie non prevedono un approccio di genere, in una minoranza di Paesi dell’UE (Austria, Bulgaria, Germania, Irlanda, Islanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Slovenia, Spagna) c’è una crescente consapevolezza circa la necessità di riconoscere le differenze di genere nell’accesso alle cure sanitarie. Una maggiore sensibilità si rende ancor più auspicabile alla luce del ruolo crescente delle assicurazioni private che penalizza le donne, in quanto dispongono in media di un reddito inferiore rispetto agli uomini ed evidenziano alcuni svantaggi di genere nel mercato del lavoro. Sono spesso impiegate part-time, con salario orario ridotto e a tempo determinato. Che l’introduzione di un approccio di genere sia ormai necessario si deduce da un ulteriore fatto: nella maggior parte dei Paesi gli studi scientifici sono realizzati prendendo in considerazione gli uomini, anche per le cure farmacologiche destinate alle donne. Laddove sono, invece, praticate le differenziazioni di genere sono perlopiù alimentate da pregiudizi e atteggiamenti stereotipati da parte degli operatori sanitari.

Occorre, dunque, adottare una prospettiva di genere nella ricerca scientifica e nella politica sanitaria, capace di considerare i fattori biologici, economici, sociali e culturali, che influenzano lo stato di salute delle donne e degli uomini e il loro accesso all’assistenza. In alcuni Paesi questi messaggi sono stati in parte recepiti: nei Paesi Bassi sono attuate misure di sostegno dei redditi bassi; in Germania, Norvegia e Romania sono realizzate azioni dirette a migliorare la qualità delle cure; in Svezia e Finlandia sono previsti interventi a sostegno degli operatori informali. Questi “buoni esempi” evidenziano l’opportunità di adottare un approccio di gender mainstreaming alle politiche sanitarie al fine di migliorarne l’efficacia e, al contempo, di introdurre azioni di monitoraggio e valutazione dei sistemi sanitari. Ciò è oggi particolarmente importante in virtù della crisi finanziaria ed economica, che potrebbe indurre, specialmente nei Paesi dell’Europa orientale, la riduzione delle risorse disponibili per migliorare la qualità e la copertura delle prestazioni offerte dai sistemi sanitari.

Ciò è tanto più vero nel caso delle cure a lungo termine, che inquadrano le donne come le principali fruitrici, ma anche come le principali fornitrici in termini di assitenza ai familiari. Per superare tale apparente paradosso, tutti i Paesi membri hanno messo in atto provvedimenti volti a superare gli ostacoli che le donne, in particolare quelle anziane, sono costrette ad affrontare per accedere alle cure a lungo termine. L’evidenza chiarisce che l’impatto a livello di genere è significativamente a favore delle donne. 

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