Ricerchelavoro, part-time, retribuzioni, conciliazione

La flexicurity in una prospettiva di genere

Data pubblicazione: 01/2010
Flexicurity under a gender perspective
Autori: Fondazione Giacomo Brodolini
Committente: Commissione Europea, Direzione generale occupazione, affari sociali e pari opportunità
Area geografica: Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca
Abstract: 

La flexicurity si compone di tre elementi: flessibilità, sicurezza economica e politiche attive del lavoro.

La flexicurity si compone di tre elementi: flessibilità, sicurezza economica e politiche attive del lavoro.

La Commissione Europea ha formalizzato nel 2007 in una Comunicazione (“Verso principi comuni di flessicurezza: più occupazione e migliore qualità attraverso flessibilità e sicurezza”) l’invito a introdurre strumenti atti a coniugare la flessibilità (esterna, interna, salariale) con la sicurezza economica dei lavoratori. Uno dei presupposti è che proteggendo i posti di lavoro “stabili” si elevano le barriere all’ingresso a sfavore di chi è in cerca di occupazione. In tal senso la flexicurity consente di ridurre la dualità del mercato del lavoro tra tutelati e privi di tutele. Simultaneamente all’erogazione del sussidio monetario, inteso come sostegno al reddito di ultima istanza per i disoccupati e previsto in tutti i Paesi dell’eurozona ad eccezione di Grecia e Italia, sono proposti programmi di reinserimento personalizzati. Si tratta di sussidi temporanei, che a seconda dei Paesi assumono differenti caratteristiche, ma con un comune denominatore: l’obbligatorietà dell’accettazione del piano di reinserimento proposto pena la perdita assoluta o parziale dell’indennità.

Un sistema così pensato non può escludere considerazioni di genere per un duplice motivo. In primo luogo, per la crescita rilevante dell’occupazione femminile nel corso degli ultimi dieci anni in Europa e, in secondo luogo, per i limiti strutturali che continuano a caratterizzare le carriere femminili, segnate spesso da contratti temporanei, part-time e impieghi a bassa retribuzione. E poi c’è l’ambito informale, che conferma le donne come i principali fornitori di cura in ambito familiare.

Rileva, invece, constatare che a mancare è proprio una prospettiva di genere, capace di promuovere eguale accesso per donne e uomini a un’occupazione di qualità e misure per conciliare lavoro, famiglia e vita privata. Questa mancanza, oltre ad accrescere la segmentazione del mercato del lavoro, rischia di compromettere l’efficacia delle politiche di flexicurity adottate nei Paesi europei. Infatti, se da un lato la flessicurezza pone le condizioni per offrire maggiore scelta nella distribuzione tra tempo di lavoro e tempo privato, dall’altro può determinare ulteriori forme di esclusione delle donne dal mercato del lavoro (si pensi al lavoro part-time e al congedo di maternità).