Aurelia Josz, imprenditrice culturale del Novecento e fondatrice della prima Scuola pratica agricola femminile in Italia: un esempio pionieristico di empowerment in agricoltura. Ne raccontano la vita e il lavoro due storiche del pensiero economico
Ripensare l'economia da una prospettiva femminista significa anche recuperare le storie e le vite di quella schiera di donne che, pur essendosi occupate a vario titolo di questioni economiche, sono state trascurate dalla storiografia del pensiero economico, di cui fa parte anche Aurelia Josz (1869-1944). Per la sua cultura economica è possibile considerarla un'economista, sebbene non nel significato canonico del termine. Josz è stata una delle tante imprenditrici culturali che sono emerse a cavallo fra Otto e Novecento in Europa e negli Stati Uniti e che hanno dedicato la loro vita alla diffusione di un modello educativo per l’emancipazione femminile.
Nello specifico, Josz contribuì alla formazione di imprenditrici nel settore agricolo: dal 1902 al 1931 fondò, diresse e gestì la prima Scuola pratica agricola femminile in Italia, il cui scopo era triplice: fornire alla nuova classe manageriale femminile gli strumenti tecnici ed economici per la gestione delle aziende agricole; permettere alle donne svantaggiate di raggiungere l'indipendenza economica attraverso una formazione specificamente volta all’imprenditoria agricola; contrastare l'esodo e l'impoverimento delle campagne italiane in un momento storico durante il quale il fenomeno dall'urbanizzazione si sviluppava drammaticamente, sminuendo il valore della terra.
L'attaccamento alla terra
Nata da una famiglia ebraico-ungherese che si era stabilita a Firenze, Aurelia era figlia di Ludovico Josz, incisore d'arte, e di Emilia Finzi, insegnante. Dopo la laurea in Magistero presso l’Università di Firenze, nel 1890, si trasferì a Milano come insegnante di Storia e Geografia, fino all’età della pensione, nel 1934.
Nel 1904, a Milano, fondò una scuola agraria per ragazze, la Scuola pratica agricola femminile: viaggiò in Svizzera, Inghilterra, Francia e Belgio per esaminare i programmi di insegnamento in quei paesi e trarre possibili suggerimenti, infine trasferì la scuola a Niguarda, vicino Milano, dove rimase fino al 1933.
L’attaccamento alla terra era connesso alla sua adesione al progetto sionista: entrò a par parte del ruppo sionistico di Milano, fondato da Bettino Levi, pur non condividendo totalmente le simpatie per il socialismo. La sua scuola era attiva nella filantropia, come si evince dalla mobilitazione in occasione del terremoto a Messina (1908), della pandemia di influenza spagnola (1919-1920) e dall’aiuto fornito ai soldati impegnati nella grande guerra. Nel 1932 il regime fascista chiuse la scuola, e Josz si dedicò più intensamente alla scrittura, pubblicando una storia della sua scuola (1932), un'edizione critica delle opere di Boiardo (1936) e un romanzo storico (1937). Nel 1944, mentre si nascondeva in un convento, fu arrestata e deportata ad Auschwitz, dove morì.
Una scuola pratica femminile
Come è ampiamente noto, l'istruzione superiore formale era preclusa alle ragazze, sia perché veniva loro negato l'accesso alle università, sia per la mancanza di classi per ragazze all'interno del sistema scolastico liceale. La situazione iniziò a cambiare nella seconda metà del XIX secolo, quando sorsero istituzioni private, principalmente fondate e gestite da imprenditrici culturali, dedicate a fornire alle ragazze una istruzione superiore anche in settori non tradizionalmente femminili.
Così fu per Josz, che si impegnò a realizzare in Italia un cambiamento culturale nel mondo femminile. Incoraggiata dal Ministro Baccelli, ottenne i primi finanziamenti privati nel 1902, quando attivò un singolo corso agrario in un noto orfanotrofio femminile milanese. In seguito ad altri finanziamenti, anche pubblici, nel 1904 venne aperta la scuola, il cui diploma, nel 1906, acquisì valore legale.
Nel 1913 venne introdotto un curriculum di pedagogia in agricoltura dedicato alle insegnanti. La scuola era anche parzialmente autofinanziata, attraverso la vendita dei beni prodotti dalle allieve. Nel 1922 Aurelia Josz incontrò personalmente Mussolini il quale, nel 1926, aprì una nuova scuola agraria per ragazze a Roma, in cui lei stessa fu inizialmente coinvolta, ma a danno della scuola lombarda originale, che venne chiusa nel 1932.
Formare le ragazze di campagna
Influenzata dall'idea di Tolstoj sulla superiorità morale della cultura rurale, dal rispetto francescano per la natura e gli animali, e dalla centralità dell’agricoltura nel sionismo dell’epoca, la scuola di Josz era rivolta a ragazze di classe media e alta che vivevano in campagna, per insegnare loro ad amministrare i beni di famiglia, gestire un'azienda agricola, introdurre innovazioni in agricoltura e zootecnia, o insegnare agricoltura.
Allo stesso tempo, la scuola mirava anche a istruire le ragazze di famiglie contadine, fornendogli competenze per il lavoro domestico e agricolo. Queste ultime venivano formate per diventare mogli "moderne" degli agricoltori, con una specifica preparazione nella coltura delle piante e degli animali, oltre che nella gestione della casa. Alcune di loro venivano assunte in ruoli che richiedevano specializzazioni agrarie, per esempio come sorveglianti degli allevamenti di bachi da seta, o come impiegate negli stabilimenti per la selezione dei semi.
Femminista moderata, Josz promuoveva l’indipendenza economica delle ragazze, senza rinunciare alla complementarità tradizionale con gli uomini, che si prevedeva svolgessero nelle campagne i lavori più pesanti. Convinta che l’urbanizzazione riducesse gli standard morali della società, con la sua scuola voleva contrastare la tendenza delle donne ad abbandonare le campagne per trasferirsi in città.
Il ruolo dell'economia
Gli insegnamenti economici impartiti nella scuola di Josz comprendevano la contabilità e l’economia rurale, lo studio dei fattori di produzione, dei sistemi di gestione delle aziende agricole, del credito fondiario e di quello agrario, delle assicurazioni, dei consorzi e delle società cooperative. Si insegnava anche economia domestica, la nuova scienza della gestione della casa e negli anni Venti vennero aggiunte "nozioni di economia politica sugli istituti di assistenza".
Quella di istruirsi era per Aurelia Josz una scelta economica, un investimento in capitale umano che le ragazze effettuavano per se stesse e per le proprie future famiglie. Gli effetti economici dell’istruzione delle donne si sarebbero riflessi a suo avviso sia nelle loro scelte produttive, cioè nella scelta dei prodotti agricoli da coltivare, sia nelle loro scelte di consumo, sia nella possibilità di trovare in campagna un lavoro alternativo rispetto ai consueti sbocchi occupazionali femminili.
Aurelia Josz menzionava ripetutamente la capacità di innovare fornita dalla sua scuola: attraverso l'educazione agricola le ragazze avrebbero appreso e applicato al mondo rurale nuove scoperte scientifiche e nuove tecnologie. Era infatti convinta che solo se la modernità fosse entrata nelle imprese agricole, esse sarebbero potute diventare competitive e redditizie.
Per esempio, Josz racconta che a scuola si apprendeva il metodo dell’allevamento razionale del filugello, secondo il sistema del cavallone friulano, che si veniva istruiti all’impiego degli ultimi ritrovati in fatto di concimi chimici, e che si acquisiva la competenza nell’uso dei macchinari più avanzati per l’analisi del latte. Il ritorno alla terra di Josz non era quindi nostalgico e conservatore, ma pervaso da fiducia nel mondo della scienza e della tecnologia.
Oltre al legame tra agricoltura e progresso, Josz vedeva chiaramente anche la connessione tra agricoltura e ricchezza nazionale: l'Italia, più di altri paesi europei, era secondo lei una nazione a vocazione rurale. Esplicitamente anti-industrialista, riteneva che la specializzazione nella produzione agricola avrebbe portato a un cambiamento profondo anche nel commercio internazionale. In questo scenario di valorizzazione economica dell'agricoltura italiana, un ruolo centrale doveva per lei essere svolto dalle donne, per le quali il problema della concentrazione nelle pochissime attività lavorative a loro destinate era particolarmente serio: Josz era ben consapevole della riduzione dei salari dovuta all'eccesso di offerta della forza lavoro nei settori femminili.
Impatto e lascito
L'influenza di Aurelia Josz sulla sua generazione e su quelle successive è stata notevole. La sua prima pubblicazione, apparsa in un settimanale culturale nazionale nel 1900, le permise di entrare in un circolo culturale femminile dove tenne il suo primo discorso, che fu riportato sul Corriere della Sera, e successivamente pubblicato. Questo diede origine a una serie di recensioni, discorsi in conferenze e interventi sull'istruzione femminile, oltre ad articoli che pubblicò su riviste e giornali di ampia diffusione.
Fin dai primi inizi della sua impresa scolastica la stampa le fu molto favorevole, riportando notizie del suo primo corso nel 1902 e della sua partecipazione all'esposizione internazionale di Milano nel 1906, coronata da successo. Sin dal 1900 il già menzionato Ministro dell'Istruzione Guido Baccelli divenne suo sostenitore, insieme ai ministri dell'agricoltura che incontrò ripetutamente e dai quali ottenne finanziamenti e autorizzazioni. La fama dell'impresa di Josz si diffuse anche a livello internazionale: negli anni 1911-1914 il libro dei visitatori della scuola registrava visite da Tokyo, Cile, Stati Uniti, Inghilterra e Spagna.
Malgrado le ultime pagine del libro di Josz descrivano tristemente conclusa la storia della scuola, in realtà quest'ultima riprese le sue attività già nel 1933 con una nuova direttrice, appoggiata dal regime fascista, che tuttavia continuò ad applicare i metodi di Josz. Nel 1942 la scuola venne chiusa a causa della guerra e solo molto più tardi, nel 1956, fu riaperta in una nuova città, ancora con la stessa direttrice e conservando fortemente l'impronta della sua fondatrice. Nonostante il trauma del fascismo e delle leggi razziali, le lunghe interruzioni e i cambiamenti, oggi la scuola, dedicata ad Aurelia Josz, è ancora viva e attiva, immersa nel verde del parco di Monza.
Note
Questo articolo nasce dall'intervento che le autrici hanno tenuto in occasione della trentaduesima conferenza annuale della International Association for Feminist Economics (Iaffe), che si è svolta a Roma dal 3 al 5 luglio 2024 e di cui inGenere è stata media partner.