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Donne di denari.
Una finanza al femminile

"Cosa faccio con i soldi?". In Germania esiste un servizio di consulenza e investimento finanziario fatto da donne per donne. Abbiamo intervistato la sua fondatrice, per capire a chi serve e come funziona. Perché il primo passo per rischiare di meno, in tempi di eccessi finanziari, è conoscere di più

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Di patrimonio e risparmi continuano a occuparsi solo gli uomini. Se da un lato i prodotti finanziari sono spesso standardizzati e un po' paternalisti, dall'altro le donne continuano a essere troppo impreparate in materia. Ma le strutture familiari stanno cambiando, ci sono molti motivi per cui c'è sempre più bisogno anche di donne in grado di occuparsene

È sempre vero che non si interessano di finanza perché meno propense al rischio? Cosa succede, invece, se si propone loro un portafoglio azionario più "familiare"?

Il taglio del cuneo fiscale è uno dei principali impegni presi dal Governo Renzi. Ma i dati ci mostrano come un single paghi un'aliquota media più alta rispetto a una famiglia in cui lo stesso reddito è guadagnato da più persone. Un fattore penalizzante per madri sole con figli a carico. L’esempio di altri paesi

Non esistono "prodotti per donne", ma un modo diverso di pensare e offrire piani per il risparmio e gli investimenti. Una sfida pensata al femminile, ma che acquista appeal anche per gli uomini, in tempi di sfiducia verso le banche e i promotori finanziari. Ne parliamo con Heide Härtel-Herrmann, fondatrice di Frauenfinanzdienst,"finanza delle donne".

Potrebbe descriverci il suo lavoro?

Il nostro slogan è “forniamo consulenze finanziarie alle donne e agli uomini simpatici”. E, infatti, circa il 75% dei nostri clienti sono donne. Ho iniziato a fare questo lavoro venticinque anni fa ed oggi ne nostro ufficio, che si trova nel centro della città di Köln, siamo in sei a lavorare. Io personalmente sono sia consulente che broker. Questo significa che oltre a consigliare i nostri clienti e le nostre clienti su come gestire il proprio denaro offro loro i prodotti finanziari che mi sembrano più calzanti rispetto alle singole esigenze. Come consulente-broker mi muovo in maniera completamente indipendente da qualunque banca o compagni di assicurazione, e questa è secondo me una condizione a priori per poter proporre soluzioni personalizzate.

Il cuore del nostro business è quello di sostenere le donne nella loro indipendenza e solidità economica. In primo luogo lavoriamo con i piani pensione e con i risparmi. I motivi per cui le nostre clienti si rivolgono a noi sono molteplici. Alcune sono lavoratrici autonome, o vogliono mettersi in proprio, o vogliono prendere precauzioni finanziarie come per esempio un’assicurazione contro l’inabilità al lavoro. Altre hanno ereditato o stanno per divorziare e vogliono sapere in quale modo investire al meglio i soldi che gli spettano dal marito.   In sintesi il nostro lavoro si basa sul dispiegare, a seconda dei bisogni individuali espressi o individuati nel processo di consulenza, le migliori forme di precauzione  finanziaria.  

Cosa significa essere specializzate in clienti donne?

Le donne che comprano servizi finanziari sono, in generale, molto esigenti. Hanno molte domande e riflettono bene prima di prendere una decisione. Di fondo c’è che le donne non hanno voglia di avere a che fare con la gestione finanziaria dei propri soldi: sono molto titubanti e rimandano continuamente, trovando prima una scusa poi un’altra. L’altra faccia della stessa medaglia è che non si fidano delle promesse del settore finanziario, diffidenza che io trovo pienamente fondata. Hanno bisogno e vogliono informazioni consistenti. In quest’ultimo senso le donne hanno precorso i tempi: negli anni novanta e duemila,  finchè non è esplosa l’attuale crisi finanziaria, l’atteggiamento prevalente (e maschile) non contemplava il fare domande su: affidabilità di lungo periodo, validità e sostenibilità.  Ora che stiamo vivendo tempi di crisi questo approccio ha perso credibilità, sempre più uomini chiedono un servizio come quello che offriamo noi. Molti sia uomini che donne sono delusi dai servizi finanziari offerti dalle banche. Il nostro approccio personale e su misura è molto apprezzato e non pensa che sia una coincidenza che la nostra società riesca a offrire questo tipo di servizio proprio in quanto orientata verso le donne. Comunque molte donne continuano ad aver bisogno di essere incoraggiate a farsi carico dei propri interessi finanziari. Hanno bisogno che qualcuno gli ricordi che la loro indipendenza ha bisogno di una base economica. E hanno anche bisogno di smettere di pensare che un consulente finanziario sia affidabile solo perchè è un uomo. Ma, una volta decise a fare delle scelte diverse è più probabile che sia una donna a offrire loro una consulenza personalizzata basata sull’esperienza e sulle competenze finanziarie.

Vendete gli stessi prodotti a tutti valutando poi se ci sono differenze comportamentali tra uomini e donne, oppure ci sono dei prodotti pensati appositamente per le donne?

Non crediamo nei prodotti “per le donne”, anzi: secondo noi sono una trovata commerciale. Ovviamente le donne hanno preferenze e bisogni particolari.  Di solito la questione principale è la flessibilità dei contributi per le pensioni di vecchiaia, dovuta alla discontinuità delle carriere e dei guadagni durante la vita lavorativa. Ad ogni modo negli ultimi 10 anni circa, le compagnie di assicurazione hanno imparato a farsi carico di questa necessità. In Germania, l’opzione contributi flessibili per le pensioni di anzianità è diventata uno standard. Tanto più che sempre più uomini chiedono questo tipo di opzione contrattuale.

Con che tipo di clienti lavorate? Quale grado di alfabetizzazione finanziaria hanno le sue clienti in media? Le donne conoscono di più o di meno degli uomini i prodotti e il sistema finanziario?

La maggior parte delle mie clienti  sono dipendenti e lavoratrici autonome. In caso di interruzioni della loro vita lavorativa, sono determinate a tornare al lavoro il prima possibile. Sono, come si dice Germania, “orientate all’occupazione”. Certo c’è anche un effetto generazionale. Alcune delle mie clienti con più di sessant’anni, per esempio, erano casalinghe e adesso cercano una maggiore indipendenza finanziaria perché hanno divorziato o sono rimaste vedove. Per quanto riguarda l’alfabetizzazione, la conoscenza di argomenti finanziari è variegata tra le donne così come tra gli uomini. L’unica grande differenza è la facilità con cui si accetta la sfida. Quando si tratta dei loro soldi, le donne hanno meno fiducia in loro stesse rispetto agli uomini e non amano prendere decisioni se non sono inevitabili. Può darsi che le donne abbiano un bagaglio scarno in tema di prodotti finanziari ma per il semplice fatto che finora hanno cercato di evitarli.

Nella sua esperienza, le donne e gli uomini hanno atteggiamenti diversi verso la liquidità e il rischio?

Prima della crisi la differenza era marcata. Oggi invece gli uomini cercano sicurezza tanto quanto le donne. Oggi tutti sanno che la liquidità comporta bassi tassi di interesse. E sostanzialmente adesso più persone, rispetto a prima della crisi, accettano l’idea che tassi di interesse più alti presentano un rischio maggiore. Perciò "sicurezza prima di tutto“ è diventato un approccio ampiamente condiviso. Ecco perché molte persone, sia uomini che donne, sono interessanti a investire in beni immobiliari. In molti casi però non è una scelta praticabile perchè in questo momento storico le banche tedesche sono molto caute nell’erogazione di mutui. Riguardo al genere, un aspetto che vale la pena notare è che le donne hanno una tendenza maggiore a fare investimenti cosiddetti sostenibili; vogliono sapere esattamente come vengono utilizzati i loro soldi e se la strategia di investimento dei fondi proposti soddisfa criteri etici o ecologici.

Quali sono i motivi principali per cui le donne fanno degli investimenti? Per la loro pensione, per il futuro dei loro figli o per altre ragioni? E lo scopo per cui investono influenza il loro atteggiamento nei confronti del rischio?

La prima motivazione è risparmiare per la pensione di anzianità. Cosa che diventa una necessità nel caso delle persone che hanno un'attività in proprio, visto che per loro non esiste un nessun programma di previdenza pubblica. Invece per i dipendenti si tratta di integrazioni al sistema pensionistico “pay-as-you-go” (PAYG, basato sul metodo a ripartizione, nel quale non c'è un fondo capitalizzato ma le pensioni sono finanziate dai contributi dei lavoratori attivi. Si vedano le definizioni Oecd), che a partire dagli anni Novanta è stato compromesso dalle varie riforme in materia di pensioni. La seconda ragione per investire è risparmiare per comprare proprietà immobiliari. Quale che sia lo scopo degli investimenti la disponibilità ad accettare il rischio non cambia. Oggi la maggior parte delle persone cerca di evitare il rischio, qualsiasi sia la ragione per cui si risparmia.

Le banche in Italia tendono a discriminare le imprenditrici, a cui concedono meno prestiti e chiedendo maggiori garanzie. Ha mai osservato atteggiamenti simili in Germania? Se sì, quali sono secondo lei le possibili ragioni?

La nostra attività non si occupa di queste cose, ma alcuni miei amici che lavorano come consulenti mi dicono che questo tipo di discriminazioni è ampiamente superato. Se una loro cliente si imbattesse in una discriminazione del genere cambierebbe banca. Certo una ventina di anni fa la situazione era diversa. Per esempio c’è stato un ampio dibattito sull’obbligo per le lavoratrici autonome di fornire in garanzia la firma del marito per chiedere un prestito bancario. Grazie a questo dibattito le cose per le donne sono cambiate in meglio.

Qual è la sua posizione riguardo alle critiche nei confronti della speculazione finanziaria? E cosa crede possa essere fatto per evitare gli eccessi della finanza?

Mi rispecchio nella posizione degli economisti critici che dicono che è stata la politica ad aprire le porte alla speculazione finanziaria (e alla redistribuzione del reddito necessaria a questa speculazione). Quelle porte potranno essere richiuse solo grazie a una coraggiosa azione politica. Tuttavia non credo nell’idea di alcune femministe per cui avere più donne leader sarebbe utile in questo senso. In questo caso sono d’accordo con l’affermazione lievemente riformulata da Bill Clinton secondo cui “è il capitalismo finanziario, stupido”. Sappiamo tutti che donne manager di fondi sono state coinvolte in investimenti ad alto rischio allo stesso modo dei loro omologhi maschi. Può darsi che se ci fossero molte più donne in posizioni apicali, oltre cioè la massa critica necessaria a cambiare la cultura della leadership, in aggiunta a una riflessione e a un atteggiamento critico nei confronti dell’industria finanziaria, sarebbe utile. Ma in definitiva l’atteggiamento critico verso la finanza deve essere indotto a forza dalla politica.

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