Politiche

Nella nuova legge di bilancio, l’accesso ad agevolazioni che potrebbero favorire l’indipendenza delle donne inserite in percorsi di fuoriuscita dalla violenza è legato alla presentazione di un indicatore economico, l'Isee, che però non tiene conto degli sbilanciamenti economici e di potere che molto spesso strutturano le relazioni familiari. Un paradosso che di fatto rischia di escludere dagli aiuti proprio chi ne avrebbe più bisogno

Burocrazia
del paradosso

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Burocrazia del paradosso
Credits Unsplash/Nicole Cagnina

La legge di bilancio 2026 apre le porte ad agevolazioni e bonus legati all’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) per le donne inserite in percorsi di protezione dalla violenza di genere. Con le regole canoniche, le chiavi di accesso alle misure di sostegno spesso si trovano proprio nelle mani dell’uomo maltrattante.

L’eguaglianza morale e giuridica” tra i coniugi dovrebbe essere il pilastro di ogni famiglia. Così vorrebbe la Costituzione, di questa illusione si nutre il sistema normativo che ne deriva. Ma così non è.

Proprio nella società naturale fondata sul matrimonio lo sbilanciamento dei rapporti tra uomini e donne trova il suo percorso più agevole fino a trasformarsi in subordinazione, sopraffazione, violenza.

Nonostante il monopolio del reddito sia una delle più diffuse declinazioni del potere maschile, il sistema di accesso alle agevolazioni e ai sostegni economici non considera, o considera ancora troppo poco, la complessità delle relazioni familiari.

Ed è proprio in questa visione colpevolmente utopica che si inserisce l’ultima manovra, confermando il cortocircuito di certi meccanismi. 

Per il 2026 e il 2027, sono stati messi in campo 6 milioni di euro per garantire alle donne seguite da un centro antiviolenza o da una casa-rifugio di avere accesso per un anno a tutti quei servizi, strumenti e agevolazioni la cui fruizione è subordinata alla presentazione del proprio Indicatore della situazione economica equivalente (Isee).

A prescindere dal valore dell’attestazione Isee, parametro che viene utilizzato in Italia per valutare e confrontare la ricchezza dei nuclei familiari, sarà possibile beneficiare dell’assegno di inclusione o del bonus nuovi nati.

Il solo fatto di prevedere uno stanziamento di fondi, seppur contenuto, è un’ammissione di colpa: ci sono delle distorsioni e vanno corrette.

L’Isee si calcola tenendo conto dei dati reddituali, patrimoniali e anagrafici di tutti i componenti del nucleo familiare. Per una famiglia che risponde ai canoni costituzionali, ottenerlo è un’operazione semplice, ma per le donne che si trovano in un contesto familiare violento e vorrebbero accedere a sostegni e agevolazioni può sorgere più di una complicazione.

La prima consiste nella difficoltà di poter costituire un nucleo indipendente con la conseguente necessità di considerare nel calcolo dell’indicatore anche il reddito del marito maltrattante.

Apparentemente banale, ma sostanziale è poi l'impossibilità di ottenere tutte le informazioni utili per presentare la Dichiarazione sostitutiva unica e ottenere la certificazione Isee, primo passo per richiedere le agevolazioni. 

Sul piano pratico, i problemi sono due in caso di partner maltrattanti: il primo è legato al fatto che si prendono in considerazione redditi e patrimoni del coniuge che restano inaccessibili o legati allo stato di subordinazione. Il secondo riguarda il calcolo dell’Isee, per cui servono documenti e dati di tutti i componenti del nucleo familiare: passaggio che richiede un'armonia e una comunicazione tra i membri della famiglia che non può esistere in un contesto violento. Non a caso, tra i comportamenti presi in esame dall’Istat per definire la violenza economica, c’è anche l’impedimento di conoscere il reddito familiare.

La novità della manovra 2026 (L. n. 199 del 2025, art. 1, commi 231-232) ne risolve provvisoriamente uno, il primo: anche con un Isee molto alto sarà possibile accedere ad aiuti economici solitamente riservati alle donne meno abbienti. Mentre sul secondo, anche per questa nuova misura sulle agevolazioni, si preannuncia un paradosso.

I punti fermi a riguardo sono ancora pochi: i dettagli operativi devono essere definiti da un decreto attuativo che doveva essere firmato entro fine gennaio, ma che al momento non risulta ancora pronto. Sul sito del Dipartimento per il programma di Governo, punto di riferimento per monitorare l’attuazione delle norme, si legge: la fruizione del Fondo, però, è condizionata alla presentazione dell’Isee.

Con quella congiunzione avversativa, si rischia di limitare fortemente il valore dell’agevolazione. E la novità stessa, seppur lodevole, accende i riflettori sull'inadeguatezza di questo parametro, confermata anche dalle altre eccezioni che fanno già parte del sistema di calcolo. 

Per l’accesso all’assegno di inclusione, infatti, le donne che sono state inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere costituiscono sempre un nucleo familiare a sé: vale a dire che, a prescindere dalla residenza e dalla ricchezza del partner maltrattante, la donna può richiedere l’assegno mensile che ha sostituito il reddito di cittadinanza se rispetta il limite di 10.140 euro e gli altri requisiti previsti. 

Il regolamento Isee (DPCM n. 159 del 2013), inoltre, prevede la possibilità di considerare in nuclei familiari distinti i coniugi che hanno una residenza diversa nei seguenti casi: quando è stata pronunciata separazione giudiziale o è intervenuta l'omologazione della separazione consensuale o è stata ordinata la separazione ai sensi dell'articolo 126 del codice civile; quando la diversa residenza è consentita a seguito dei provvedimenti temporanei e urgenti emessi dal giudice nell’ambito di un procedimento; quando uno dei coniugi è stato escluso dalla potestà sui figli o è stato adottato il provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare; quando è stata presentata domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio; quando sussiste abbandono del coniuge, accertato in sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia di servizi sociali.

Dalla teoria alla pratica, però, la questione è complessa: arrivare a soddisfare entrambi i requisiti può richiedere molto tempo.

Poter calcolare l’Isee in maniera indipendente vuol dire avere avuto la possibilità, non scontata, di trasferirsi altrove o di seguire strade alternative come l’indicazione della residenza in un centro antiviolenza o di un indirizzo fittizio, via Modesta Valenti a Roma. Soluzioni non sempre praticabili.

E accanto alla condizione anagrafica da soddisfare, c’è quella giuridica: alcuni degli status che danno il via libera al calcolo autonomo dell’Isee si ottengono dopo mesi e mesi.

Non è una questione di forma, ma di sostanza: l’Isee apre le porte della maggior parte dei sostegni legati alla cosiddetta prova dei mezzi, ovvero alle condizioni economiche delle famiglie. Non poterlo ottenere o calcolarlo considerando la ricchezza che rappresenta lo sbilanciamento di potere a favore dell’uomo vuol dire escludere dagli aiuti proprio chi ne ha più bisogno. Hic et nunc, qui e ora, in un tempo che non può essere scandito dalle attese.

Legare l’accesso a una serie di agevolazioni che potrebbero favorire l’indipendenza economica e, di conseguenza, il percorso di fuoriuscita dalla violenza maschile a un indicatore familiare è un paradosso. E i correttivi spot non bastano.

Da anni le modalità di calcolo dell’Isee sono al centro di un processo di riforma, ma la discussione è tutta concentrata sulla necessità di favorire le famiglie più numerose.  E l’inadeguatezza dell’Isee nei contesti violenti non è all'ordine del giorno: nonostante gli ultimi dati Istat ne indichino l’urgenza. 

Sono 1,2 milioni infatti le donne che hanno dichiarato di aver subito violenza economica da un partner o da un ex partner. Oltre la metà (53,6%), sottolinea l’Istituto, “non dispone di un reddito personale e vive grazie al mantenimento da parte di familiari conviventi, una condizione che accentua la dipendenza e riduce ulteriormente le possibilità di autonomia e uscita dalla violenza”. Possibilità che rischiano di azzerarsi senza quegli aiuti, legati di fatto al momento a un meccanismo paradossale.