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Lettere dalla Grecia
Come si vive senza contanti

foto Flickr/Juan Salmoral

La crisi Greca e l'economia senza contanti, ne parliamo con Platon Tinios, economista e docente della Piraeus University

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Come si vive in un’economia senza contanti? L’ho chiesto a Platon Tinios, economista della Piraeus University,  un curriculum fitto di incarichi prestigiosi nella banca Emporiki, nelle istituzioni Europee e nel governo - incluso il ruolo di consigliere speciale del Primo Ministro Costas Semitis dal 1996 a 2004 - e, ultimo ma non in ordine di importanza, collaboratore di InGenere.it. Il prof. Tinios ha un titolo speciale per rispondere a questa domanda. Nato ad Alessandria di Egitto negli anni cinquanta nel seno di quella comunità greca e internazionale che girava intorno alla Borsa del Cotone, ha vissuto in prima persona quell’economia di quasi assedio che investì Alessandria in seguito alla crisi di Suez.

Ad Atene, dieci giorni dalla chiusura delle banche, le file ai bancomat per ritirare i 60 euro al giorno veicolano memorie e timori di eventi traumatici. Parlando della propria esperienza personale esordisce così il nostro esperto:

“Mentre fai la coda e scopri quanto vai d’accordo con chi viene sia prima che dopo di te (la riscoperta della solidarietà è uno dei risvolti positivi di questa crisi) ascolti storie che iniziano inevitabilmente con ‘Questo mi ricorda….’ e ti sorprendi che siano così tante e così diverse.

Le raccontano persone come me, i Greci che hanno dovuto abbandonare l’Egitto prima del 1965 lasciando dietro di sé la loro ricchezza ad eccezione di quei 1500 dollari per famiglia che i controlli sul capitale allora permettevano. 

Le raccontano i Greci di Etiopia, espulsi nel 1975: era stato detto loro che per esercitare qualsiasi attività economica dovevano essere cittadini etiopi, ma a differenza che in Egitto, non era stato loro concesso il visto di uscita. Una signora in coda lo scorso lunedì, allora farmacista ad Addis Abeba, riuscì a lasciare il paese dopo essersi dipinta la faccia di nero ed aver dispensato mance agli ufficiali di frontiera. Racconti più o meno simili vengono dai Greci costretti a lasciare Istanbul dopo le sommosse del 1956. Ma non mancano storie più recenti, come quella di una mia studentessa albanese. La sua famiglia, approdata ad Atene nel 1992, un anno prima che lei nascesse, ha lavorato sodo, ha perso tutto una prima volta nella maxi truffa delle Società Finanziarie a Piramide (che ingoiò risparmi per un ammontare quasi pari al Pil albanese nella seconda metà degli anni novanta), ma ha insistito a mantenere all’università questa figlia ottenendone in cambio ottimi risultati scolastici e una borsa di studio per la Germania. Il nonno, rimasto a Tirana, ha appeno venduto la sua casa per pagare gli studi della nipote, trasferendo il ricavato ad una banca greca. Ora lei e la famiglia si chiedono se il denaro sarà ancora lì alla riapertura delle banche. 

Un filo rosso lega tutte queste storie, una qualche cesura di un paese dal resto del mondo, il segnale dell’inizio della fine per quella comunità internazionale che fino ad allora ha vissuto di intermediazione con il resto del mondo. In fondo ai pensieri di chi racconta queste storie in coda ai bancomat c’è la paura che Grexit significhi una Grecia tagliata fuori dal resto del mondo e riaffiora l’incubo di esodi più o meno lontani nel tempo.”

Per fortuna i disagi effettivi non sono ancora commisurati a questi timori. Non per chi ha più mezzi, una carta di credito e soldi sul conto, o una scorta di contanti a casa (si stima che somme equivalenti a poco meno di un quarto del Pil greco abbiano siano detenute come scorta). Qualche ora di coda ai bancomat, magari sotto il sole che scalda a 35 gradi, il cellulare che funziona a scartamento ridotto perché non puoi rinnovare il pagamento ad Itunes per espanderne la memoria, il viaggio all’estero cui deve rinunciare a meno di non poter raggiungere gli euro che hai ‘esportato’, e qualche provvista che inizia a scarseggiare nel supermercato perché molti hanno fatto scorta di pasta e lenticchie. Se sei all’estero le scomodità possono sfiorare il pathos o il tragicomico, dipende dai punti di vista. Non puoi pagare il tuo albergo? Scordati la vecchia soluzione di ultima istanza, quel piccolo prestito d’onore che chiedevi al consolato e che ripagavi appena tornato. I ‘contanti’ dei consolati sono già stati requisiti per ripagare qualche precedente rata del debito al Fondo Monetario Internazionale, e non ti resta che ricorrere agli amici. Del resto nella stessa Atene stanno sorgendo spontaneamente circuiti di mutuo soccorso contanti, radio self-help per donarli a chi ne ha disperato bisogno. Nelle località turistiche se la passano meglio. Mentre il turismo locale è crollato, quello internazionale non ha registrato cancellazioni, e viaggia carico di contanti. 

Per i più poveri, o le persone al margine del circuito monetario, è più difficile sciogliere in un sorriso gli ‘inconvenienti ‘ di un’economia senza contanti. I pensionati, per esempio, quelli senza carta di credito e conto in banca, possono contare al massimo su una erogazione di 120 euro la settimana, meno di venti al giorno. Agli immigrati, che spesso il conto ce l’hanno ma la carta no, non resta che la solidarietà, se la trovano. “Quando la polvere si sarà posata”, osserva Tinios “non si conteranno le tesi di dottorato che verranno scritte su queste settimane”. Magari per dimostrare che la penuria di contanti rafforza i legami sociali viene sconsolatamente da pensare.

Qualche risvolto positivo c’è, informa a sorpresa il nostro esperto, ma sempre per chi ha un conto in banca, anzi online. Entro i confini greci sono permessi i trasferimenti tra un conto online ed un altro così come è permesso pagare le tasse per via telematica. Il timore di un ritorno alla dracma e di un bail-in (le banche prelevano dal conto per saldare i debiti e i clienti diventano ‘soci’ delle banche a qualche titolo) stanno dando un piccolo contributo all’abbattimento dell’evasione fiscale e stanno accelerando gli acquisti di beni durevoli.

Per quanto positivi possano essere questi effetti collaterali imprevisti, non bastano certo a contrastare la chiusura di molte imprese che sono ricorse a vacanze ‘forzose’ per i propri dipendenti per le due settimane di chiusura. Secondo una delle stime che circolano – riferisce Platon Tinios - il Pil potrebbe arretrare fino al 5% per effetto di questa chiusura, sempreché il vertice di fine settimana partorisca un qualche accordo e favorisca il ritorno ad una qualche normalità.

A differenza delle borse che oggi stanno scommettendo su un accordo basato sulla proposta uscita di fresco dal governo post-Varoufakis, il prof. Tinios ieri continuava a non credere che l’esito positivo sia quello più probabile. Certo, il referendum avrebbe dovuto impartire una lezione ai leader europei che hanno concesso alla Grecia “troppo poco, troppo tardi e troppo malvolentieri”. Certo, il Fondo Monetario Internazionale non vuole un altro focolaio di crisi dopo lo scoppio della borsa asiatica. Ma la sigla di un rapporto che venga poi ratificato e rispettato è solo una di tre possibilità. La seconda è il rigetto in sede europea della proposta che è stata presentata oggi, con conseguente Grexit, e la terza il raggiungimento di un accordo in sede europea senza che l’attuale governo riesca a farlo ratificare al suo ritorno, con conseguenti dimissioni del governo e una Grexit di fatto. 

Qualunque siano le chances di un accordo effettivo, continua il ragionamento, l’economia senza contanti di questi giorni dispenserebbe i suoi effetti anche nel dopo accordo, perché si è spezzata la fiducia dei cittadini verso le banche. Non è quindi plausibile attendersi che la massa di contanti sottratti alla circolazione per accumulare scorte sia restituita rapidamente una volta siglata una qualche tregua. Ciò implica, da un lato, che i controlli di capitale continuerebbero ad operare per impedire l’esportazione dei contanti, dall’altro, che le istituzioni europee dovrebbero continuare ad iniettare liquidità a basso costo nelle banche greche. Un aiuto sostanziale potrebbe venire dall’effettiva realizzazione dell’unione bancaria europea e del Single Resolution Fund previsti per il 2016, poiché una piena integrazione delle banche greche nel sistema bancario europeo aiuterebbe i cittadini a ricucire la fiducia nel circuito bancario nazionale. 

Ora che l’esperto di teoria dei giochi è lontano dal tavolo dei negoziati – si chiede Tinios - si riuscirà ad uscire da quel famoso gioco ‘del dilemma del prigioniero’ che viene insegnato a tutti gli studenti di economia affinché lo evitino e che ciononostante ha dominato le trattative fino a questo momento? C’è una soluzione positiva a questo gioco ma se i giocatori perseguono il proprio interesse nell’isolamento di un non-dialogo l’esito sarà esiziale per tutti.