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Pioniere. Vera Cao Pinna
e l'econometria

foto sie-ase.org

Vera Cao Pinna fu la prima a creare un legame tra la teoria e l’osservazione empirica dei fatti economici nel settore dell'econometria

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Mi piace ricordare Vera Cao Pinna, nome ormai sconosciuto agli studenti di econometria, con le parole del premio Nobel per l’economia del 1973 Wassily Leontief: “(Vera Cao Pinna)…mia grande collega che studiava nella mia stessa stanza all’Università di Madrid, (…) capì quale importanza avevano le statistiche e la matematica per conoscere nel profondo l’economia … (fu la prima) occupandosi delle misure di produzione, a creare un legame, una vera liaison tra la teoria e l’osservazione empirica dei fatti economici”.  

A Vera Cao Pinna si deve l’introduzione in Italia e l’affinamento delle tecniche di analisi delle interdipendenze settoriali, basate sulle cosiddette tavole input-output, introdotta proprio da Wassily Leontief negli Stati Uniti nel corso degli anni ’40[1]. Già nel 1952 Cao Pinna aveva pionieristicamente elaborato, con uno stretto numero di collaboratori e in collegamento con economisti statunitensi, la prima tavola delle interdipendenze strutturali relativa all’economia italiana per l’anno 1950. Successivamente collaborò alla costruzione della prima tavola input-output per l’economia italiana pubblicata dall’Istat nel 1965 con riferimento all’anno 1959, ma ad oggi nessun riferimento alla stessa è tuttavia presente nella pagina web dell’Istat destinata alle discussione e diffusione delle tavole input-output

Per il suo impegno nell’elaborazione delle tavole input-output, Cao Pinna fu ripetutamente chiamata a tenere lezioni all’estero: nel 1956 tenne un corso sui fondamenti teorici e i criteri di applicazione del metodo di analisi delle interdipendenze strutturali presso la Facoltà di scienze statistiche ed economiche dell’Università di Madrid, poi un corso sulla pianificazione al Cairo nel 1960, presso l’Istituto della pianificazione della repubblica Araba Unita ed ancora nel 1964 si recò a Parigi presso il Centre Europeen de Formation des Statisticiens Economistes des Pays en voye de developpement per un corso sui metodi di programmazione per uno sviluppo economico regionale equilibrato. Nel 1964 fu a Belgrado presso l’Istituto del commercio con l’estero per delle lezioni sulle possibili applicazioni delle matrici dell’economia iugoslava per lo studio di alternative politiche di commercio con l’estero. Fece parte del comitato scientifico del Dipartimento di economia applicata dell’Université Libre de Bruxelles (1959), seguendone attivamente l’impostazione dei progetti di ricerca e soprattutto fu socia fondatrice e Vice presidente dell’Association Scientifique Européenne pour la Prevision Economique à Long Terme (A.S.E.P.E.L.T.), associazione che annoverava i più qualificati econometrici europei.

Animata da una forte tensione ideale che la portava a collegare gli strumenti di analisi con i problemi da risolvere - che all’epoca, come ora, erano disoccupazione, struttura produttiva distorta, squilibrio tra nord e sud Italia - cercò di contribuire, con i modelli econometrici e le 'sue' tavole, a identificarne possibili soluzioni ed evidenziarne la compatibilità in termini di azioni di politica economica. Non stupisce quindi che Cao Pinna partecipasse attivamente al processo di programmazione economica che si imponeva all’attenzione pubblica negli anni sessanta in Italia[2]

Fu anche invitata in qualità di esperta a prender parte a diversi gruppi di lavoro sulla programmazione a livello europeo: tra il 1958 e il 1965 fece parte del gruppo di esperti indipendenti incaricati dalla C.E.C.A. di studiare le possibili applicazioni e la standardizzazione nei paesi membri dei metodi di previsione dello sviluppo economico a lungo termine, del gruppo incaricato dalla Commissione Economica per l’Europa dell’ONU di studiare la possibilità di standardizzare i metodi di previsione della domanda e dell’offerta di beni di consumo e infine del gruppo di esperti incaricati dalla C.E.E. di proporre metodi per la misurazione degli effetti del Mercato Comune sullo sviluppo economico e la propensione al consumo nei paesi membri. In quest’occasione Cao Pinna fu chiamata a elaborare un apposito modello economico, che verrà poi testato in ciascun paese membro della C.E.E.  

Nonostante l’impegno e i riconoscimenti nell’ambiente scientifico e accademico internazionale Cao Pinna fu messa ai margini del mondo accademico italiano: fu abilitata alla libera docenza in Statistica Economica presso la Facoltà di economia e commercio a La Sapienza di Roma solo nel 1955, all’età di 46 anni, e mai, nonostante le partecipazioni ai concorsi e i vari ricorsi portati avanti, ne ottenne la cattedra. 

La stessa Cao Pinna, nel proprio curriculum, trovò la risposta al mancato riconoscimento del titolo di ordinario nella 'innovativa' tematica di ricerca da lei portata avanti negli anni: “(…) a causa della (…) specializzazione in una materia inter-disciplinare (l’Econometria) che non fa ancora parte dei programmi di insegnamento delle Università italiane, è stata finora, chiamata a svolgere tali attività soltanto nel quadro dei Corsi di Libera docenza (…)”.

È interessante ricordare che all’epoca, nel 1955, presso la facoltà di economia e commercio de La Sapienza il personale docente, composto di 16 ordinari, uno straordinario, tre fuori ruolo e 11 incaricati, era esclusivamente maschile e nessuna donna tra il 1956 ed il 1972 - parliamo di appena 43 anni fa - ottenne una cattedra di ruolo. 

Il ruolo ristretto all’interno dell’università italiana non ha tuttavia impedito a Cao Pinna di diffondere le conoscenze e di stimolare l’interesse di nuove generazioni di studiosi sull’econometria e i propri ambiti di ricerca e, come ricorda il prof. Renato Guarini, “…i suoi insegnamenti sono stati sempre molto validi e credo che noi tutti delle generazioni successive molto abbiamo appreso dai suoi scritti (…) credo si possa dire che il miglior riconoscimento della sua personalità scientifica e della validità dei suoi insegnamenti sia stato rappresentato dal successo dei suoi corsi universitari in Italia e all’estero e dalle folte schiere di giovani che attratti dai suoi insegnamenti si sono impegnati e affermati nella ricerca economica” a cui ha trasmesso i “tratti salienti della sua personalità scientifica: intuizioni metodologiche, rigore critico, attenzione alle verifiche empiriche”.

NOTE

[1] Si tratta di una tecnica che consiste nel ripartire un sistema economico in settori e nel metterne in evidenza le reciproche interazioni.

[2] Vera Cao Pinna partecipò ai lavori preparatori del “piano Vanoni”.

 

RIFERIMENTI

Opere di Vera Cao

Fertilità e professioni, in "Note di Biometria", Cagliari, 1933.

Inchieste statistiche sul regime alimentare di 10 famiglie agiate e di 11 famiglie di artigiani nella città di Cagliari, in "Quaderni della Nutrizione", 1935.

Contadini sardi, Istituto Nazionale di economia Agraria, Roma, 1939.

Caratteristiche delle abitazioni sarde e inchiesta statistica su 100 abitazioni terranee della città di Cagliari, in "Quaderni Meridionali", 1942.

I risultati di un’inchiesta sui consumi e sulle spese alimentari nella città di Roma, in "Quaderni della Nutrizione", 1947.

La costruzione del bilancio analitico dell’economia italiana, in "L’Industria", 1952.

"Input-output analysis" come strumento di organizzazione industriale, in "Tecnica e Organizzazione", 1952.

Difficoltà e possibilità di applicazione della "input-output analysis" all’economia italiana, in "Rivista di Economia, Demografia e Statistica", 1952.

Sviluppo dell’analisi delle interdipendenze strutturali dell’economia italiana, in Produttività, 1954.

Analisi delle relazioni interindustriali di singoli settori produttivi, L’Industria, Milano, 1954.

Compilazione in matrice per l’economia italiana per l’anno 1953, in "Relazione generale del Paese", Roma, 1954.

Le discussioni di Varenna sulla teoria della "Input-output analysis" , in "Economia Internazionale", 1954.

Interdipendenze strutturali, in "Dizionario di economia politica", Comunità, Milano, 1956.

National experiences: Italy, in "Atti del seminario internazionale di Varenna", Wiley, New York, 1956.

Determinazione dei trasferimenti di reddito tra i singoli settori produttivi, per effetto delle variazioni nel sistema dei prezzi relativi, in "Rivista di Economia", 1956.

Principali caratteristiche strutturali di due economie mediterranee: Italia e Spagna, in "Economia Internazionale", 1958.

Possibili applicazioni dei modelli di contabilità "input-output" al livello aziendale, in "Tecnica ed Organizzazione", 1958.

Analisi delle interdipendenze settoriali di un sistema economico, Edizioni Scientifiche Einaudi, Torino, 1958.

Analisi delle interdipendenze strutturali, in "Enciclopedia Italiana Treccani. Appendice II", Roma, 1960.

Schema metodologico per una programmazione "indicativa" dello sviluppo economico sul piano regionale, Centro Nazionale di Prevenzione e di Difesa Sociale, Roma, 1961.

Le interdipendenze strutturali dell’economia siciliana nell’anno 1958, in "Osservatorio Economico del Banco di Sicilia", 1960.

Modèle de croissance de l’èconomie italienne, structure et limitations, Boringhieri, Torino, 1965.

Analisi delle interdipendenze strutturali di un sistema economico, Scuola di Sviluppo Economico, Roma, 1966.

L’allineamento dei conti aziendali sugli schemi della contabilità nazionale e settoriale, Ciriec, Milano, 1969.

Tentativo di compilazione di un sistema multi-regionale di contabilità intersettoriale, Centro di Studi e Piani Economici, Roma, 1969.

Esigenze conoscitive e metodologiche per la impostazione di un’equa politica dei redditi, Etas Kompass, Milano, 1969.

I bilanci aziendali e contabilità nazionale, Angeli, Milano, 1973.

Regional economic policy in Italy, in N.M. Hansen, ed., Public policy and regional economic development: the experience of nine Western countries , Ballinger, Cambridge (Mass.), 1975.

Principali fattori esogeni ed endogeni al processo inflazionistico in Italia (1970-74), Angeli, Milano, 1977.

Southern Italy: an experience of economic development, Iasm, Roma, 1980.

Il sistema energetico italiano, nel quadro dell’economia nazionale, anni 1975, 1978, 1981, Aci, Roma, 1981-1985.