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La riapertura serena
delle scuole danesi

Foto: Unsplash/ moren hsu

In Danimarca le scuole hanno riaperto dopo quaranta giorni di lockdown, alle comunità è stata richiesta collaborazione e flessibilità, i bambini sono stati destinatari di messaggi istituzionali tranquillizzanti veicolati attraverso video e cartoni animati

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A fronte di un calo del numero di contagi rispetto al mese di marzo, il governo danese ha riaperto le scuole dopo Pasqua, a condizione che gli studenti si mantengano a una distanza di almeno due metri, facciano lezione in piccoli gruppi e si lavino le mani di frequente. Le scuole verranno chiuse di nuovo se i contagi torneranno ad aumentare.

Il 15 aprile la Danimarca ha riaperto asili nido, scuole materne, elementari e medie dopo un lockdown pressoché totale di 40 giorni. Restano chiuse almeno fino a metà maggio le classi terze delle medie e i licei. Al momento della riapertura nel paese si erano registrati circa 7mila contagi, 660 ricoveri in terapia intensiva e 336 morti legate al virus.

La decisione è stata comunicata il 30 marzo e agli istituti è stato dato tempo fino al 20 aprile per adeguarsi alle nuove norme, che sono state in parte decise a livello centrale, in parte delegate ai sindaci e ai singoli presidi.

La struttura delle scuole danesi

Nella maggior parte dei casi la scuola dell’infanzia danese presenta un sistema integrato “zerosei”, con la compenetrazione di nidi e materne. 

La struttura della scuola danese si differenzia molto più chiaramente da quella italiana a partire dalle elementari: ogni istituto ha classi che vanno da 0 a 9 anni, cui seguono 3 anni di scuola superiore. L’orario scolastico va dalle 8 alle 2 per le elementari, e dalle 8 alle 3 a partire dalle medie. Per la fascia 6-14 anni i pedagogisti accolgono i bambini a partire dalle 6.30, e poi stanno con loro fino alle 17. I compiti vengono svolti durante l’orario scolastico, al doposcuola si fanno solo attività ricreative mirate alla socializzazione.

La mensa è facoltativa, si sceglie di giorno in giorno se optare per uno dei menù previsti o dare ai bambini un pranzo da casa.

Decisioni prese a livello centrale

In questa cosiddetta “fase 2” la riapertura è stata fissata solo per i bambini fino a 12 anni, perché a partire da questa età in Danimarca si può stare a casa da soli.

Sono state fissate delle regole generali valide per tutti: si deve mantenere una distanza di almeno due metri e lavarsi le mani prima e dopo ogni intervallo. Le classi sono state ridotte in sottogruppi, fino a un massimo di 5 bambini per nidi e materne e di 10 per le elementari e medie. In genere i gruppi di 10 sono formati da 5 maschi e 5 femmine, riducendo così ulteriormente le opportunità di contatto. Ogni gruppo fa riferimento solo a un insegnante o a un pedagogista, in modo tale da ridurre al minimo gli eventuali contagi.

Ogni bambino dovrà portare da casa il proprio materiale scolastico (astuccio, calcolatrice, righello, ecc.) e non può scambiarlo con i compagni. La mensa è sospesa, ognuno mangia solo ed esclusivamente quello che si porta da casa.

Le entrate e le uscite sono scaglionate, con i bambini che entrano uno alla volta. Davanti alle scuole sono state disegnate delle righe per far capire ai bambini a quale distanza devono mettersi, in fila indiana, e i genitori all’uscita li aspettano sulle strisce stesse. Per i più piccoli sono state istituite delle zone specifiche per salutare i genitori di fronte al portone della scuola, sullo stile delle zone kiss&fly negli aeroporti. 

Tutte le scuole hanno a disposizione dei supplenti annuali che vanno a sostituire gli insegnanti assenti. Il concetto è lo stesso dei supplenti annuali italiani, solo che non sono assegnati a una classe, ma vengono spostati di volta in volta dove c’è bisogno. Per supplire alla carenza di personale in questa “fase 2” sono stati richiamati tutti gli insegnanti in cassa integrazione o che ricevono il sussidio di disoccupazione. Inoltre ogni scuola di ogni grado ha chiamato a sostegno tutti i ragazzi che hanno svolto tirocini nel corso dell’anno. Ai docenti dei licei è stato chiesto di dare supporto alle medie e alle elementari. Non è stato imposto nessun obbligo, è solo stato chiesto di mettersi a disposizione, se lo si voleva. 

I nidi e le materne danesi hanno molti laboratori, quindi la divisione di ogni classe in tre o quattro gruppi non ha creato problemi. Dovendo però limitare l’uso dei giochi, i bambini in questa fascia di età vengono tenuti spesso all’aperto. Si utilizzano gli spazi esterni delle strutture scolastiche ma anche i parchi cittadini.

L’obbligo di frequenza è limitato agli alunni delle elementari e delle medie, fatta eccezione per chi ha in famiglia immunodepressi o casi accertati di coronavirus. I bambini dei nidi e delle materne possono stare a casa se i genitori non hanno l’urgenza di andare al lavoro.

Decisioni locali, l’esperienza di Copenaghen 

Il comune di Copenaghen ha stabilito che i nidi avrebbero riaperto il martedì dopo Pasqua, gli asili dal mercoledì e le scuole (se non proprio piccolissime, e quindi con un numero di alunni gestibili) a scalare dal giovedì al martedì successivo.

Per fare lezione si usano le aule a disposizione, i laboratori e le aule delle classi degli alunni con più di 12 anni, che restano a casa, prendendo in prestito anche quelle dei licei. Le scuole che non hanno spazi a sufficienza fanno lezione fuori, o in zone speciali dei parchi cittadini, messi a disposizione dal comune, in caso di pioggia vengono utilizzate delle tende sullo stile di quelle impiegate per i ricevimenti. 

Il comune ha messo a disposizione anche palestre, palazzetti dello sport e altri spazi in genere usati per attività ricreative, in questo periodo inutilizzati. 

Alcune scuole più grandi in questa fase 2 hanno ridotto l’orario scolastico in senso stretto da 6 a 5 ore al giorno e “allungato” il doposcuola, proprio per evitare di assumere altri insegnanti e poter sfruttare di più i pedagogisti a disposizione. 

Uno sforzo comune per il bene comune

A tutti è stata richiesta una certa flessibilità. Ai genitori è stato chiesto di andare a prendere i bambini all’una, quando possibile, agli insegnanti di andare a dare una mano dove c’è bisogno e ai datori di lavoro di avere comprensione se ogni tanto qualche genitore deve stare a casa perché se piove forte non si può fare lezione fuori. Hanno fatto capire a tutti che la comunità deve ripartire e soprattutto che i bambini hanno bisogno di stare con i coetanei, in sicurezza, e che se tutti ci sacrifichiamo un po' se ne uscirà in fretta. 

Le autorità hanno scritto fin da subito messaggi tranquillizzanti per i bambini, hanno realizzato video e cartoni animati, puntando molto alla responsabilizzazione, usando un linguaggio accessibile e chiaro. Anche i messaggi ai genitori sono stati scritti in maniera semplice e chiara. Si è trattato di messaggi comprensibili da tutti, anche da chi non aveva una formazione universitaria o da chi non parlava bene danese.

L’indice del contagio non aumenta

A tre settimane dalla riapertura, secondo quanto segnalano le autorità sanitarie nazionali, niente indica che la diffusione del coronavirus stia accelerando. Il cosiddetto indice di contagio R0, che misura il numero medio di infezioni causate da una persona con il virus, è aumentato di poco da metà aprile, ma rimane comunque ben al di sotto dell’1.